Cosa ci fa un faro in via dei Quartieri?

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faro via dei quartieriIn via dei Quartieri, nei pressi di piazza San Lorenzo, si erge un’alta struttura tinta di bianco, del tutto somigliante ai fari che si vedevano nei porticcioli. Niente di strano se non fosse che la zona è abbastanza distante dal mare e che il cosiddetto faro non ha la “lanterna” nella parte superiore.
Il mistero (se così si può chiamare) è presto risolto se consideriamo che questa zona, prima del “Sacco di Palermo” era ben nota come Piana dei Colli, una vasta area fertile e rigogliosa in cui sorgevano vaste piantagioni, prospere grazie all’abbondanza di piccoli corsi d’acqua che scorrevano irrigando i campi fino a giungere alla zona (allora paludosa) di Mondello, dove si riversavano in mare. Appare ovvio allora come il cosiddetto Faro sia in realtà una torretta di avvistamento, dove i campieri potevano controllare i braccianti all’opera.
Una volta urbanizzata l’area, tra gli anni 60 e 70, la torretta venne salvata, anche se completamente estromessa dal suo contesto. Da punto di osservazione situato tra i campi oggi il Faro è un punto di riferimento situato su un marciapiede, memoria antica di una Palermo che non esiste più. Su questo marciapiede, sotto il faro, gli abitanti di San Lorenzo si danno appuntamento ormai da anni, conferendo alla struttura il ruolo di simbolo dell’intera borgata.

Samuele Schirò

Foto da: Palermo & Palermitani

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Samuele Schirò
Samuele Schirò
Direttore responsabile e redattore di Palermoviva. Amo Palermo per la sua storia e cultura millenaria.

2 COMMENTI

  1. Un saluto al Direttore e a Tutt*.

    Non è da escludersi – è, anzi, più che probabile – che il “faro” oggetto dell’articolo sia servito per compiti di vigilanza: più antincendio, tuttavia, che del lavoro dei contadini. Tale manufatto, però, coevo (1799 – 1806) alla Palazzina alla Cinese cui era asservita, è nato come torre piezometrica (più comunemente, “turri d’acqua”, “castillittu”o “sifuni”). Ne sopravvive un’altra, anch’essa, originariamente, al servizio del richiamato, eclettico edificio marvugliano, nel Parco de La Favorita (all’incirca a metà strada fra la palazzina anzidetta e la Fontana d’Ercole), la quale ha la particolarità di una scala a chiocciola interna che conduce sino ad un ballatoio sommitale.

    Com’è alquanto noto, talune delle cittadine torri piezometriche di falda – di varia foggia e altezza – assolsero al loro compito di adduttori idrici sino al primo quindicennio del ‘900.

    Cordialmente, Agostino Marrella

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