Il carcere delle Benedettine (già Ritiro delle Zingare)

Una storia complessa per un'opera di grande generosità nella Palermo del '700

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Quante volte i palermitani sono passati davanti a quel massiccio edifico fatiscente di fronte a San Giovanni degli Eremiti? Lo chiamavamo Carcere delle Benedettine ma dal di fuori mai si vide alcun segno delle detenute, tanto da mettere in dubbio che ci fossero realmente delle donne chiuse lì dentro. Invece era vero: quel luogo era un carcere femminile ma sin dalla sua fondazione era servito per accogliere donne di dubbia reputazione tant’è che uno dei nomi che lo contraddistinse fu Ritiro delle Zingare.

Perché un ritiro e chi erano queste “Zingare”?

Per le donne dedite alla prostituzione non c’è stata mai vita facile. Pensate che intorno alla metà del 1700, tra le varie disposizioni emanate per ristabilire l’ordine pubblico in una Palermo turbata da molti disordini sociali, esisteva un bando che vietava alle “malefemmine” di circolare dopo il tramonto del sole. Non era permesso sedere davanti alle chiese o ripararsi sotto i tendoni dei mercati neppure per chiedere l’elemosina. Insomma si voleva salvaguardare il decoro della città che queste donne secondo l’opinione comune infangavano. La punizione prevista era severissima: otto frustate e rasatura dei capelli alla prima trasgressione; venti frustate e rasatura delle ciglia alle recidive. Insomma uno sfregio alla femminilità di queste poverette che dovevano vivere di questi espedienti.
Certamente la paura di punizioni per quanto esemplari non sempre è efficace a distogliere da certe abitudini o vizi o necessità, perché la pancia bisogna riempirla e se quello era il modo c’era ben poco da fare. Così il bando fu largamente disatteso e queste donne circolavano liberamente in cerca di clienti, con riprovazione della morale pubblica.

La nascita del Ritiro per le derelitte

Come spesso accade in questi casi, questi “commerci” si concentravano nelle zone più malfamate di Palermo tra cui quella dell’Albergheria. Ma dove c’è più necessità si trovano anche gli animi più generosi e coraggiosi, oggi come allora. A quel tempo, e siamo intorno al 1749, il sant’uomo era Monsignor Isidoro del Castillo un aristocratico che aveva preso i voti ed era parroco della chiesa san Nicolò all’Albergheria. 
Prese a cuore queste derelitte e si impegnò a trovar loro un riparo ed un luogo dove potere redimersi imparando un mestiere.
Ex carcere delle BenedettineFallito il sodalizio con notabili ed ecclesiastici del tempo, Isidoro Castillo non si arrese, si spogliò di molti dei suoi beni e raccolse elemosine al fine di costruire un Istituto che raccogliesse queste donne e la chiamò: Casa di Maria Santissima delle Abbandonate o Casa di Istruzione ed Emenda, benché  nel corso degli anni l’Istituto fu conosciuto con diversi nomi tra i quali Casa di Nostra Signora Derelitta  o Reclusorio di Cozzo, quest’ultimo dal nome di don Giuseppe Cozzo, canonico della Cattedrale che prese a cuore l’Istituto e contribuì al suo ampliamento ed alla fabbrica della nuova Chiesa, poi inglobata e destinata ad altri usi.
Tuttavia il nome con il quale fu conosciuta da molti fu Ritiro delle Zingare poiché la fabbrica fu costruita nel quartiere degli Zingari, una contrada povera di immigrati che esercitavano il mestiere di fabbro, proprio di fronte alla chiesa di San Giovanni degli Eremiti.

Gli sviluppi dell’Istituto: il dopo Isidoro del Castillo

Nel 1774 il parroco Isidoro morì, ma l’Istituto aveva cominciato a funzionare così l’opera pia venne continuata dal Governo sotto la custodia di quattro deputati.
Il complesso fu nel tempo ingrandito, a forma di trapezio irregolare, assumendo il suo 
aspetto massiccio a due elevazioni e nessun fregio o decoro architettonico. Tuttavia con i numerosi locali, il cortile interno ed un giardino nel retro, accolse le donne che scegliendo la via della redenzione venivano occupate con lavori manuali di cucito, tessitura e ricamo.
Come ricorda Gaspare Palermo nella sua “Guida Istruttiva…”: durante le feste solenni o durante la Settimana Santa, le derelitte prostitute si ritiravano in questo luogo a spese dei benefattori. Tempo di preghiera, esercizi spirituali e penitenza, dopo tre giorni erano libere di andarsene, benché molte, desiderose di ravvedersi, rimanevano nell’Istituto.
Nel 1878 la gestione venne affidata alle suore del Buon Pastore che avevano il ministero di occuparsi di giovani donne in difficoltà, come recita una lapide di marmo posta all’ingresso: “Casa di Istruzione ed Emenda diretta dalle Suore del Buon Pastore”.

Il lento declino del Ritiro fino alla riconversione dei giorni nostri

Successivamente e per alcuni anni, l’uso dei locali venne condiviso ed un’ala fu destinata a carcere minorile finché non divenne definitivamente penitenziario femminile col nome popolare di “Carcere delle Benedettine” come la maggior parte dei palermitani lo conosce, perché l’edificio insiste proprio sulla via dei Benedettini.
L’abbandono e l’incuria resero il complesso inagibile per cui nel 1982 il carcere fu chiuso e le detenute trasferite a Termini Imerese. La struttura lasciata a se stessa, venne adoperata più o meno abusivamente come Centro Sociale e per numerosi anni i palermitani che attraversavano la strada non avevano idea di cosa fosse questa struttura e a cosa fosse stata adibita prima che ospitasse le detenute.
Il 10 Ottobre 2008 l’Opera Pia Reclusori Femminili vende l’Immobile alla Fondazione privata CEUR – Centro Europeo Università e Ricerca, di Bologna.
Dopo i lavori di ristrutturazione, dal 2016, il Ritiro delle Zingare è diventato un collegio universitario Camplus con aule di studio, sale multimediali, palestra e diversi spazi di socializzazione tra cui un auditorium, cucina, mensa e 110 posti letto situati nei due piani superiori.

E nonostante tutto questo, come lamenta il La Duca, al benemerito Parroco del Castillo, che tante opere pie realizzò, la sua città non ha mai provveduto a dedicare almeno una strada!

Fonti:

  • R. LA DUCA, Cercare Palermo, Palermo 1985
  • G. PALERMO, Guida istruttiva per potersi conoscere … tutte le magnificenze …
  • U.RUSSO, La Madonna degli Abbandonati, in www.santaoliva.diocesipa.it

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Saverio Schirò
Saverio Schiròhttps://gruppo3millennio.altervista.org/
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