Nel cuore della Kalsa, il Teatro Garibaldi custodisce una storia che attraversa la Palermo dell’Ottocento, le sue trasformazioni e la memoria di intere generazioni. Nato nel 1861 per iniziativa del musicista e impresario teatrale Pietro Cutrera, questo edificio fu teatro di un episodio memorabile legato a Giuseppe Garibaldi, divenne poi il Cinema Araldo e infine ritrovò la sua vocazione culturale.
Ma le sue origini affondano in un luogo ancora più antico: la Flora di Caltanissetta, il giardino dei principi Moncada di Paternò.
Dal giardino nobiliare al teatro
La Flora di Caltanissetta era parte delle proprietà dei Moncada, principi di Paternò e conti di Caltanissetta. Nel Settecento il giardino venne ampliato e arricchito con viali, fontane e sculture, diventando uno dei luoghi più suggestivi della Palermo aristocratica. Tra le opere che lo adornavano vi era il Cavallo Marino di Ignazio Marabitti, scultore palermitano tra i più importanti del settecento.

La scultura, che faceva parte di una fontana, rappresentava uno degli elementi più suggestivi della villa. Quando il giardino venne smembrato, l’opera fu trasferita in piazza Santo Spirito dove ancora oggi è possibile ammirarla.
Per un periodo il giardino fu aperto anche al pubblico, offrendo ai palermitani la possibilità di passeggiare tra i viali alberati, le fontane e le statue. Un’apertura insolita per una dimora aristocratica che rendeva il giardino un luogo di incontro tra il mondo della nobiltà e quello della città.
Fu proprio in una parte di quest’area che, nel 1861, Pietro Cutrera promosse la costruzione del Teatro Garibaldi. L’edificio nacque nel tessuto della Kalsa, a poca distanza dalla Magione, in un quartiere dove le tracce della Palermo medievale e aristocratica si intrecciano con quelle della città popolare. Alcuni antichi pilastri dell’ingresso del giardino sono ancora riconoscibili, inglobati nella struttura del teatro, tracce silenziose di un giardino scomparso, rimaste a testimoniare la continuità tra le due storie.
Garibaldi e la storia del teatro
Il Teatro Garibaldi entrò presto nella storia della città. Nel 1862, durante una rappresentazione di Giulietta e Romeo, vi giunse Giuseppe Garibaldi in persona. Dal palco numero 10 pronunciò il celebre motto «O Roma, o morte», lasciando un’impronta indelebile nella memoria del teatro. Anche il sipario, dipinto da Giuseppe Bagnasco con una scena di Garibaldi in piazza Pretoria, richiamava quella stagione politica che aveva segnato la città.
La storia dell’edificio si intreccia anche con quella della famiglia Cutrera. Dopo la morte di Pietro, il teatro passò al figlio Michele e successivamente fu venduto alla famiglia Carini, già legata al vicino teatro Umberto I. Nel tempo, la struttura cambiò destinazione e divenne il Cinema Araldo.
Il Cinema Araldo: un ricordo della Magione
Il Garibaldi, per me, non è soltanto un edificio da raccontare attraverso le sue vicende storiche. È anche un luogo della memoria personale. Da bambino abitavo in via Schiavuzzo, a pochi passi dalla Magione, e il Cinema Araldo era lì, nel paesaggio familiare delle mie giornate. Fu proprio in quella sala che vidi per la prima volta un film al cinema: un’emozione che, a distanza di tanti anni, continua a legare il mio ricordo a questo angolo di Palermo.
La Magione, con la sua chiesa e le strade che le si stringono intorno, era parte di quel mondo quotidiano. Il teatro trasformato in cinema era un luogo di ritrovo, una presenza familiare, uno spazio in cui la storia monumentale della città incontrava la vita di chi vi abitava.
Poi, nel 1973, la chiusura e il lungo periodo di abbandono fino alla riapertura del 1996, con l’Amleto di Carlo Cecchi, che restituì l’edificio alla scena culturale cittadina. Negli anni successivi, tra alti e bassi, il Garibaldi ospitò importanti esperienze teatrali e artistiche, tornando a essere un luogo di sperimentazione e incontro.
Il Teatro Garibaldi oggi
Negli ultimi anni il teatro ha continuato a essere al centro di iniziative culturali e progetti di recupero. Nel 2012, con Garibaldi Aperto, e nel 2018, nell’ambito di Manifesta 12, i suoi spazi sono tornati a dialogare con la città e con l’arte contemporanea. Nuove prospettive di valorizzazione sono state inoltre avviate per restituire stabilità e continuità alla sua funzione culturale.
Il Teatro Garibaldi rappresenta molto più di una testimonianza architettonica. Nelle sue vicende si riflettono le trasformazioni di Palermo: dal giardino aristocratico alla sala teatrale, dal cinema di quartiere, al recupero culturale. E nella memoria di chi, come me, ha vissuto da bambino a pochi passi dalla Magione, il Garibaldi rimarrà sempre il cinema Araldo, la sala di via Castrofilippo in cui, da ragazzino, scoprii per la prima volta la magia del cinema.
Nicola Stanzione
Immagine di copertina creata con AI