La festa di San Martino nella tradizione popolare di Palermo

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In Europa, in Italia, in Sicilia ed anche a Palermo, la festa di san Martino è molto sentita: un santo popolare ricordato da tutti sin dalle scuole elementari col racconto del miracolo che lo rese famoso.
La festa religiosa, in realtà, è piuttosto trascurata, forse completamente ignorata, invece le tradizioni popolari legate a questa festività sono trasversali a tutta l’Italia con caratteristiche talvolta simili ed altre particolari, a seconda dei luoghi.
Prima di ricordare la tradizione di Palermo, è bene tracciare un breve ricordo del Santo e del suo culto.

La storia e le leggende di San Martino

Cesare BreveglieriSan Martino, 1932 by wikipedia.org

San Martino di Tours, dalla cittadina francese di cui fu vescovo dal 371 alla sua morte avvenuta l’8 novembre del 397, si festeggia l’11 di novembre e non il giorno in cui morì, perché è stato tre giorni la sua morte che il suo corpo fu seppellito nella città in cui era vescovo.

Parliamo di un uomo che visse nel IV secolo per cui è normale che la storia della sua vita si intreccia con numerose leggende legate soprattutto ai miracoli che avrebbe fatto e che lo resero popolare sin dai suoi tempi.

Nacque nell’odierna Ungheria da un tribuno militare della legione romana, verso il 316. E visse la sua infanzia a Pavia dove il padre era stato mandato. Giovanissimo fu arruolato secondo le orme paterne e inviato in Gallia dalle parti di Amiens, nella Francia del nord dove trascorse la sua vita da soldato.

Fu durante questo periodo, quando non era ancora stato battezzato e forse neppure era credente, che accadde l’episodio che lo rese famoso secondo l’iconografia.

In una notte d’inverno, passando col suo cavallo incontrò un mendicante infreddolito. Ne ebbe compassione e con la sua spada divise in due il mantello e ne diede la metà all’infelice. La notte, l’apparizione di Gesù con la metà del mantello e l’integrità dello stesso, la mattina seguente, turbarono profondamente Martino che da quel momento si convertì al cristianesimo facendosi battezzare.
Tuttavia rimase al suo posto come soldato fino a circa quarant’anni, poi si ritirò dall’esercito, visse alcuni anni da eremita e infine, insieme ad altri compagni, come monaco, fondò uno dei primi monasteri d’Occidente.
A 55 anni fu eletto vescovo di Tours e da lì proseguì la sua pastorale fatta di giustizia, elemosine e bontà che lo resero piuttosto popolare oltre la sua morte.

Il suo culto si diffuse ben presto dalla Francia, di cui è patrono, all’Europa e in Italia dal nord al sud con la costruzione di chiese e monasteri benedettini a lui dedicati e soprattutto con la nascita di numerose tradizioni popolari a lui ricondotte.

Le tradizioni popolari per la festa di san Martino

Le tradizioni popolari legate alla festa di san Martino hanno origini lontanissime tanto da averne perso le tracce. Si ipotizza la trasformazione cristiana di riti pagani, ma a noi non interessa. Con variazioni locali, le tradizioni hanno una connotazione fortemente stagionale essendo legate alle castagne ed al vino che sono prodotti tipici di questo periodo dell’anno.

Tanti i proverbi in tutti i dialetti ne fanno riferimento:  “A san Martino, castagne e vino”, “A san Martino ogni mosto è vino”, “cu si leva di vino dici viva San Martino!”

Fatto sta che per via di questa attinenza con il vino, benché il Santo fosse astemio, è diventato suo malgrado il protettore dei beoni! 

Più curioso è il riferimento a chi trasloca, tanto che in certe parti del nord Italia viene detto “facciamo San Martino” per indicare il cambio casa. Pare sia dovuto all’usanza di far scadere i contratti poco prima che venisse l’inverno, per cui era comune in prossimità dell’11 novembre imbattersi in intere famiglie con le loro masserizie che si spostavano da un podere all’altro o da una casa ad un’altra.

Per qualcuno san Martino è la festa dei “mariti traditi”. L’origine di questa convinzione viene ricercata in certe tradizioni laziali in cui si soleva appendere le corna, insieme a nastri e fiori alle porte dei presunti cornuti. Francamente credo sia più probabile che il motivo sia dettato dal gesto della mano che ricorda decisamente il numero undici e poiché san Martino cade l’11/11, quale giorno più adatto per motteggiare questi sfortunati mariti?

Festa di San Martino nella tradizione popolare di Palermo

Come nel resto dell’Italia, la tradizione di san Martino coinvolge la Sicilia e anche Palermo e le caratteristiche della festa sono piuttosto simili anche se alcune si sono perdute nel corso dei decenni

Per esempio, suona strano sapere che è tradizione per san Martino consumare il tacchino in questo giorno. Eppure secondo il Pitrè si trattava di un’usanza piuttosto consolidata fino al suo tempo.
Laddove era difficoltoso recuperare il volatile, si dirottava verso il maiale, più facile da reperire in ogni famiglia. Da qui il detto “A ogni porcu u so S. Martinu”. Dunque per san Martino si dovrebbe mangiare la carne di maiale, ma è un’usanza ormai dimenticata. 

Biscotti tipici festa di san Martino
Biscotti di san Martino

A Palermo è rimasta solamente la consuetudine di consumare i cosiddetti biscotti di san Martino di antichissima memoria. Chi vive a Palermo li conosce benissimo, sono buonissimi acquistati freschi nei panifici che li producono abbondantemente durante tutto il mese di novembre. Croccanti e friabili insieme, con l’aroma di finocchietto, trovano “la morte sua” inzuppati nel vinello dolce come il moscato di Pantelleria o in alternativa nel vino fatto dalle uve di zibibbo, mentre qualcuno non disdegna neppure l’ottimo vino Marsala secco: insomma vini dolci e siciliani.

Un aspetto curioso oramai non più percepibile è che una volta la festa di san Martino veniva celebrata come da tradizione il giorno 11 novembre dalle classi agiate che non avevano il problema di perdere una giornata di lavoro quando il giorno cadeva feriale. Mentre le classi povere e contadine la slittavano alla domenica successiva. Da qui la distinzione San martinu di poveri e san Martinu di ricchi

Oggi questo non avviene più perché la festa non è molto sentita e la tradizione si riduce semplicemente al consumo dei caratteristici biscotti “a forma di pane con la sommità alla rococò che i dolcieri di Palermo ne fabbricano e ne vendono in gran quantità… e i signori son d’uso regalarli alle persone di servizio che vengono a fare il Bon Sammartinu”, ricorda il Pitrè.

L’aspetto più straordinario, almeno dalle nostre parti in Sicilia, è il fenomeno meteorologico che coincide con una ondata di caldo quasi estivo che si verifica in prossimità di questa giornata: l’estate di san Martino. Il proverbio popolare ricorda che questo evento “dura tre giorni e un pochino” ma a volte permane qualche giorno in più ed è una vera gioia per chi abita in Sicilia ma anche per chi viene come turista proprio in questo periodo.

Saverio Schirò

Per approfondire:

  • Giuseppe Pitrè, Spettacoli e feste popolari siciliane, Pedone Lauriel Editore, Palermo 1881
  • Rosario La Duca, Palermo ieri e oggi la città, sigma edizioni palermo 1994
  • Sebastiano Rizza, S. Martino e le tradizioni popolari, Era astemio il Santo tanto caro ai beoni, Sicilia Sikeli¿a ى̣iqillīa Dialetto cultura e tradizioni popolari
  • Roccato Daniele, Origine dei proverbi, A san Martin, castagne e vin., Università degli Studi di Bologna; Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, Università degli Studi di Ferrara; Università degli Studi di Parma, Corso di Laurea in Scienze Gastronomiche
  • San Martino, voce in wikipedia.org
  • Immagine di Cesare BreveglieriSan Martino, 1932. by  Fondazione Cariplo CC BY-SA 3.0 via wikipedia.org
  • foto copertina by depositphotos

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Saverio Schirò
Saverio Schiròhttps://gruppo3millennio.altervista.org/
Appassionato di Scienza, di Arte, di Teologia e di tutto ciò che è espressione della genialità umana.

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