La Palermo dei Florio: i palazzi e le ville della famiglia che cambiò la città 

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Si può ancora parlare di una Palermo dei Florio? Ebbene sì! Ci sono famiglie che passano per una città e poi te ne dimentichi perché non riescono a lasciare quasi nulla del loro passaggio, e altre che appartengono alla categoria di quelle famiglie che una città la cambiano per sempre. Infatti, se oggi, passeggiando tra il Teatro Massimo e via Libertà a Palermo, avverti quell’aria un po’ decadente e un po’ regale da capitale mancata, sappi che una buona parte è merito dei Florio. Per circa un secolo, tra la fine del Settecento e i primi del Novecento, questa famiglia calabrese trapiantata in Sicilia ha trasformato il proprio nome in un marchio che tutti ricordiamo e la propria vita privata in un romanzo che ancora oggi appassiona lettori e turisti.

Proviamo a raccontare questa storia, seguendo il filo che lega le persone ai luoghi che hanno costruito e hanno cambiato la città.

Chi erano i Florio

Grazie all’ampia risonanza avuta dalla letteratura e dalle fiction televisive, sappiamo quasi tutto della famiglia Florio. Quindi ne faremo un brevissimo riassunto.

Tutto comincia con due fratelli, Paolo e Ignazio Florio, arrivati a Palermo da Bagnara Calabra sul finire del Settecento con tanta buona volontà e una spezieria da avviare. Vendevano chinino, spezie e prodotti di drogheria: insomma merce semplice. Ma avevano fiuto, e il fiuto, unito a una buona dose di spregiudicatezza commerciale, li portò in pochi decenni a diversificare in modo impressionante.

Vincenzo Florio – wikipedia.org

Il vero salto lo fece Vincenzo Florio, figlio di Paolo, che nella prima metà dell’Ottocento allargò gli affari di famiglia in ogni direzione immaginabile: la lavorazione del tonno con le tonnare (comprese quelle di Favignana), la produzione di marsala (entrando in concorrenza diretta con gli inglesi che fino a quel momento dominavano il mercato), i cantieri navali, le assicurazioni, una compagnia di navigazione che collegava la Sicilia al resto del Mediterraneo. In una città ancora chiusa nelle sue logiche feudali, Vincenzo Florio si mosse come un imprenditore moderno, quasi anticipando certe logiche industriali che in Sicilia non sarebbero mai arrivate del tutto.

Ignazio Florio jr con la moglie Franca e le due figlie

Suo figlio Ignazio Florio senior proseguì l’opera con altrettanta energia, mentre il nipote Ignazio Florio junior, insieme alla moglie Franca Jacona di San Giuliano, portò il nome della famiglia al suo punto più alto e insieme più fragile.

Ignazio e Franca Florio furono la coppia simbolo della Belle Époque siciliana: lui appassionato di automobili e velocità (fondò la Targa Florio, la storica corsa che si corre ancora oggi sulle Madonie), lei bellissima ed elegantissima, ammirata in tutta Europa al punto da essere soprannominata “la regina di Palermo” e persino corteggiata, si racconta, dallo zar di Russia e da Gabriele D’Annunzio. Insieme finanziavano opere, ricevevano reali e personaggi illustri, organizzavano feste che facevano notizia sui giornali di mezza Europa.

Ma dietro lo sfarzo, i conti dell’azienda si stavano incrinando. Investimenti eccessivi, una gestione economica non sempre prudente, la concorrenza crescente e qualche scelta sbagliata, nei primi decenni del Novecento, portarono al lento e doloroso smantellamento dell’impero Florio che finì via via per sgretolarsi e perdersi del tutto. 

10 luoghi legati alla famiglia Florio

Quali sono i luoghi che in Sicilia ci riconducono alle vicende della famiglia dei Florio? Ce ne sarebbero tantissimi, tutti legati alla vita della Belle Epoque che li vide protagonisti anche come ospiti d’eccellenza ricevuti nei teatri della città e nei salotti più importanti. Qui ci limiteremo a rintracciare le abitazioni dove i membri della famiglia trascorsero un certo periodo della loro vita.

1. Casa-bottega di via dei Materassai

La storia dei Florio comincia qui, nel cuore della Vucciria, dove Paolo e Ignazio Florio arrivano dopo il terremoto del 1783. Nella via dei Materassai si trovava la prima putìa, cioè la prima bottega dei Florio, avviata nel 1797, che rese celebre il loro chinino, e dove abitò la famiglia nei primi anni palermitani. Un luogo modesto che rappresentò il punto di partenza dell’intero impero.
Oggi è praticamente abbandonata e poco distinguibile dalle saracinesche della via di Palermo.

2. Villa Igiea

Palermo dei Florio - Villa Igiea
Villa Igiea – wikipedia.org

Forse il luogo più iconico di tutti. Nato come villa privata alla fine dell’Ottocento per volontà dell’ammiraglio inglese Cecil Domville, venne acquistata dai Florio, che inizialmente pensavano di trasformarlo in un sanatorio per curare la figlia Igiea, malata di tubercolosi. I piani cambiarono e l’edificio divenne invece uno degli hotel più lussuosi del Mediterraneo, affidato all’architetto principe del Liberty Ernesto Basile, con decorazioni del pittore Ettore De Maria Bergler. Qui passarono re, zarine e l’aristocrazia di mezza Europa. (Puoi leggere qui la sua storia)
Oggi è ancora un albergo di gran classe, gestito da Rocco Forte Hotels, e il celebre Salone Basile resta uno degli ambienti Liberty più belli di tutta la Sicilia.

3. Palazzo Wirz all’Olivuzza (ex Palazzo Florio)

Il Palazzo Florio‑Wirz, conosciuto come Casina Grande, è una delle storiche dimore dei Florio sito in corso Finocchiaro Aprile. L’edificio, in stile neogotico‑catalano, fu acquistato da Ignazio Florio nel 1868 e faceva parte di un più ampio complesso che comprendeva anche la residenza di Ignazio junior e Donna Franca e il giardino dove sarebbe sorto il Villino Florio. Oggi il palazzo si presenta in stato di abbandono, completamente da restaurare. Dopo essere passato alla famiglia Wirz negli anni Venti e poi a una società immobiliare negli anni Novanta, è attualmente in vendita e in cerca di nuovi proprietari disposti a investire nel suo recupero.

4. Palazzo Florio-Fitalia

Un tempo parte di un vasto complesso con parco che si affacciava su piazza Principe di Camporeale, il Palazzo Florio‑Fitalia nacque dalle acquisizioni avviate da Vincenzo Florio negli anni Quaranta dell’Ottocento. Fu residenza di Ignazio e Donna Franca nel 1893, poi smembrato dopo il declino economico della famiglia.
Passato al principe di Fitalia e poi alla Curia, oggi ospita il Circolo Unione e conserva ambienti decorati in stile eclettico e Liberty, tra cui la celebre camera da letto di Donna Franca Florio con soffitto di Gregorietti e pavimento a petali di rosa disegnato da Palizzi .

5. Villino Florio all’Olivuzza

Villino Florio

Un altro capolavoro firmato Ernesto Basile, costruito per Vincenzo Florio junior in un quartiere che all’epoca era ai margini della città e oggi ne è parte integrante. Un incendio nel 1962 ne ha danneggiato parte degli interni, ma la facciata e la struttura restano affascinanti, e dal tetto si gode ancora oggi una bella vista sulla città.
Oggi è stato restaurato ed è di proprietà della Regione Sicilia ed è visitabile.
(Puoi approfondire sulla storia e l’architettura del Villino Florio all’Olivuzza)

6. Palazzina dei Quattro Pizzi all’Arenella

Acquistata nel 1830 da Vincenzo Florio senior, venne trasformata dall’amico Carlo Giachery in una residenza neogotica dalle quattro guglie. Gli interni, riccamente decorati, affascinarono persino lo zar Nicola I, che volle riprodurre una sala identica nella residenza imperiale di San Pietroburgo. Qui furono celebrate le nozze di Vincenzo Florio junior nel 1931.
Per quanto decadente, oggi la palazzina è passata agli eredi ed è ancora abitata e visitabile. (Per approfondire: Palazzo Florio I Quattro Pizzi all’Arenella)

7. Palazzo Florio di via Catania (Palazzo Ammiraglio)

Residenza di Vincenzo Florio junior e della moglie Lucie Henry, era una delle dimore più prestigiose della Palermo della Belle Époque. Ospitava opere di Picasso e Bugatti e serate mondane con tableaux vivants. Il pianterreno fu sede della Targa Florio e dell’Automobile Club Sicilia.
Oggi il palazzo Florio, all’angolo tra via Catania e via Libertà è praticamente abbandonato a se stesso, proprietà dell’Ente di Sviluppo Agricolo che fa capo alla Regione Sicilia, e che si occupa della sua manutenzione ordinaria.

8. Villa Pignatelli Florio ai Colli

Villa Florio Pignatelli è una delle prime grandi proprietà dei Florio a Palermo, acquistata da Vincenzo Florio nel 1839. Da allora divenne la dimora estiva della famiglia fino al 1904.

La villa unisce una parte settecentesca e un ampliamento Liberty progettato da Ernesto Basile agli inizi del Novecento. Gli interventi di Damiani Almeyda e Basile trasformarono la residenza in un elegante complesso con saloni di rappresentanza, terrazze e un grande giardino storico. Dopo la morte della figlia Giovanna nel 1902, la famiglia Florio abbandonò la villa.  Nel 1907 fu acquistata dall’Opera Pia Istituto Pignatelli, che la trasformò in un educandato per fanciulle povere.
Oggi la villa è gestita dalla Missione Speranza e Carità, che ne cura gli spazi e coltiva i terreni circostanti .

9. Le Tonnare e il Palazzo Florio di Favignana. 

L’industria della pesca e della lavorazione del tonno fu una delle fonti di ricchezza più solide della famiglia. L’ex Tonnara Florio, vicino a Villa Igiea, testimonia ancora oggi quanto fosse centrale questo settore nell’economia di famiglia, mentre a Favignana lo stabilimento originario rappresenta un pezzo importante di storia industriale siciliana, oggi trasformato in museo.

10. Il cimitero dei Rotoli e il Cimitero di Santa Maria di Gesù. 

Cimitero di Santa Maria di Gesù

Meno turistici, ma significativi per chi vuole seguire fino in fondo il filo della storia: in questi cimiteri cittadini riposano alcuni membri della famiglia, in un contesto che racconta bene il contrasto tra lo splendore vissuto e la parabola discendente degli ultimi anni.

L’impatto dei Florio sulla città

Chiedersi cosa resti oggi dei Florio a Palermo, al di là dei muri e delle facciate, significa in realtà scoprire come sia nata la Palermo moderna. Perché prima di loro la città viveva ancora molto sui ritmi e sulle logiche del mondo feudale, con una nobiltà terriera legata più alla rendita che all’impresa. Certamente la spinta internazionale è stata determinante, tuttavia, i Florio contribuirono in maniera decisiva verso qualcosa di diverso: l’idea che si potesse fare fortuna con il lavoro e con l’innovazione commerciale, anche in un contesto come quello siciliano di fine Ottocento, tutt’altro che favorevole.

Il loro mecenatismo, inoltre, cambiò il volto architettonico della città. Fu grazie a commesse come quelle dei Florio che Ernesto Basile poté sviluppare quello stile Liberty che oggi è uno dei tratti distintivi di Palermo, capitale italiana dell’Art Nouveau insieme a poche altre città. Senza i loro investimenti, probabilmente oggi non avremmo lo stesso patrimonio di ville, teatri e palazzi che rende il centro storico e i quartieri limitrofi così riconoscibili.

Sul piano economico, i Florio diedero a Palermo un ruolo internazionale che difficilmente altre città del Sud Italia riuscirono a ritagliarsi in quegli anni. Le loro navi collegavano la Sicilia al resto del Mediterraneo, il marsala Florio veniva esportato in tutta Europa, la Targa Florio portava piloti e giornalisti da ogni parte del continente sulle strade delle Madonie. Per un periodo, insomma, Palermo fu davvero un crocevia internazionale, e non solo una periferia del Regno.

C’è poi un aspetto meno visibile ma altrettanto importante: il modo in cui i Florio hanno alimentato l’immaginario collettivo. La loro parabola, fatta di ascesa vertiginosa e caduta altrettanto rapida, è diventata una specie di mito raccontato in libri, serie televisive e romanzi che hanno riportato la loro storia all’attenzione del grande pubblico e insieme a loro anche  Palermo, in un certo senso, continua a raccontarsi attraverso la stessa traiettoria.

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Saverio Schirò
Saverio Schiròhttps://gruppo3millennio.altervista.org/
Appassionato di Scienza, di Arte, di Teologia e di tutto ciò che è espressione della genialità umana.

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