La storia di Maqueda, il viceré pirata

Non tutti sanno che il duca di Maqueda, viceré di Sicilia nel 1600, era bramoso di ricchezze, tanto da istituire una flotta di navi usate per depredare corsari e mercanti ottomani. Questo gli fece guadagnare l'appellativo di Viceré Pirata.

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Il viceré Bernardino de Cárdenas, duca di Maqueda, è entrato in modo indelebile nella storia di Palermo, visto che proprio a lui si deve la realizzazione di via Maqueda, che già nel 1600 cambiò per sempre la struttura urbanistica della città, dividendola nei quattro quartieri storici che ben conosciamo.

Tuttavia la sua storia non finisce qui. Quello che non tutti sanno è che il duca di Maqueda era una sorta di Re Mida, bramoso di ricchezze ed estremamente legato ai soldi. Questa sua attitudine influenzò molto anche il governo dell’isola. Ad esempio cambiò radicalmente le politiche sui debiti, causando non pochi guai ai nobili siciliani che fino ad allora erano soliti prendere soldi in prestito, senza preoccuparsi troppo della loro restituzione in tempi brevi. Il nuovo viceré invece pretese pagamenti puntuali e senza deroghe, per informazioni chiedere al povero barone di Siculiana, arrestato e rinchiuso alla vicarìa per tre anni, ovvero finché il duca di Maqueda rimase in carica.

D’altra parte invece è ricordato per una grande capacità di amministrare l’isola e di costruire un vice regno basato sul merito e sulla giustizia.

Ma torniamo alla sua passione, le ricchezze.

duca di MaquedaCon la scusa di dover difendere le coste siciliane dalle incursioni dei pirati, Maqueda fece armare di tutto punto una flotta di navi, con le quali attaccava e depredava corsari e mercanti turchi in giro per il mediterraneo. Insomma, quello che gli interessava non era propriamente la difesa dei confini, bensì i ricchi bottini che i suoi uomini riuscivano a riportare a terra, gioielli, tessuti preziosi, oro, spezie e persino prigionieri, che venivano poi restituiti alle nazioni d’origine in cambio di un riscatto.

Per via di questa sua singolare passione, il duca di Maqueda si guadagnò a buon titolo il nomignolo di viceré pirata, o viceré corsaro. Purtroppo per lui sarà proprio questa bramosia di ricchezze a condurlo alla morte.

Dopo una sontuosa razzia, le navi del viceré tornarono a Palermo con uno dei più grandi carichi mai recuperati. Le stive erano piene di casse e forzieri che erano stati sottratti ad una grossa nave turca e dentro vi erano enormi quantità di oro e pietre preziose.

Possiamo solo immaginare la gioia che Maqueda provò nell’aprire una dopo l’altra tutte queste casse, che lo avevano reso all’improvviso uno degli uomini più ricchi del regno. Tuttavia una brutta sorpresa lo attendeva all’ultimo forziere.

Per la regola del “dulcis in fundo”, il viceré aprì per ultima la cassa più grande e più bella, ricoperta da drappi di tessuto celeste e finemente decorata nei minimi dettagli, di sicuro conteneva il carico più prezioso.
Di fatto era così, al suo interno giaceva un cadavere, probabilmente un membro della famiglia reale che la nave stava riportando a casa per la sepoltura. Il suo corpo era adornato da alcuni dei gioielli più belli che il viceré avesse mai visto, con enormi perle e gemme incastonate tra gli ornamenti in oro. Di fronte a questo spettacolo Maqueda si tuffò quasi nella cassa, noncurante del fetore che questa emanava. Ci volle qualche secondo affinché realizzasse la tremenda verità.

L’uomo nella cassa era morto di peste.

Nel giro di pochi giorni il viceré si ammalò e morì. Il suo corpo, insieme a gran parte del bottino, fu bruciato per evitare che l’epidemia si diffondesse in tutta Palermo.

E questa è la storia del viceré Bernardino de Cárdenas, duca di Maqueda, che continuerà ad essere ricordato dai più per il suo contributo urbanistico, ma un po’ anche per la sua triste fine.

 

Fonti: Leda Melluso – L’avidità che uccise il duca di Maqueda – La Repubblica
Alli Traina – 101 storie su Palermo che non ti hanno mai raccontato
es.wikipedia.org – Bernardino de Cárdenas y Portugal

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Samuele Schirò
Samuele Schirò
Direttore responsabile, redattore e fotografo di Palermoviva. Amo Palermo per la sua storia e cultura millenaria.

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