31 “Lasciare libero lo Scarrozzo”: La storia – “Attummulamu”

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Normalmente i titoli delle puntate sono scritti in italiano, ma onestamente una parola che traduca bene il termine “attummulamu” è difficile da trovare: “siamo caduti” oppure “siamo messi male” non rendono, ci sono alcune parole intraducibili.

Capita spesso di sentir dire: “si ‘na niegghia” anche questa espressione per me rientra tra le intraducibili, come dire ad una persona davvero imbranata “sei una nebbia”? Quanto meno si sentirebbe trasferito improvvisamente al nord, magari in Val Padana e invece l’espressione rende bene il senso per quello che vuol dire in siculo.

Tutto questo per ricordare una serata particolare che ogni tanto capita e che sicuramente ti rimette in pace con te stesso. Mi spiego meglio: se come gruppo inizi una stagione estiva con una serie di serate che vanno bene, con il pubblico che ride alla battuta, che batte le mani al momento giusto, nei viaggi di ritorno la nostra auto si trasforma in un aereo dove viaggiano tre divi che iniziano a pensare che il palcoscenico della nostra regione è sostanzialmente stretto e che onestamente escluso Giuseppe siamo davvero bravi e quasi “sprecati”

-Io infatti non credo di aver mai partecipato a tali discorsi. Effettivamente Giuseppe, per te uno spettacolo che va bene non esiste, ecco perché non hai avuto bisogno di partecipare appunto “all’attummulamo”.

Dicevamo, dopo una serie di spettacoli positivi eccola là, la serata che non ti aspetti, nella quale si inanellano una serie di coincidenze che creano appunto il presupposto per ritornare con i piedi per terra e far proseguire il resto della stagione con l’umiltà che ha sempre contraddistinto il nostro gruppo.

Ecco il fatto:

Avevamo una serata procurata da un impresario che ci conosceva da vecchia data, con lui avevamo fatto sempre bene ed abbiamo sempre avuto un bel rapporto. Pertanto quando diciamo che quella serata l’avremmo dovuto fare in due, io e Giorgio e che Giuseppe, per sopravvenuta voglia di vacanza, era dovuto partire urgentemente in campeggio con la famiglia, la cosa non preoccupò nessuno, in quanto in circa quarant’anni è capitato più volte di esibirci in due. In due cioè sempre io e Giorgio o io e Giuseppe, in quanto la presenza della figura della spalla riesce a rendere lo spettacolo più fluido.

Arriviamo la sera in un paesino delle Madonie e l’impresario, avvisato del fatto che saremmo stati in due, ci ricordava le solite cose, ovvero: “mi raccomando dovete fare bene (come se noi avessimo voglia di fare male e non fare ridere), anzi meglio del solito per evitare che si accorgano che nel manifesto siete in tre e invece sul palco vi siete esibiti in due”. Io normalmente rispondo dicendo che non è che invitano l’Equipe 84 e si presentano in 84, la cosa finisce con una risata. Le altre raccomandazioni sono quelle di ringraziare il comitato dei festeggiamenti e per finire…mi fate lo sconto considerando che siete in 2 e non in tre? A quale punto io ribadisco che se chiamo ad esibirsi un singolo, un duo, un trio o l’Equipe 84 lo spettacolo si paga a persona?

Finite le solite chiacchiere, iniziamo a pensare alla scaletta della serata…qualcuno dirà: “ma la scaletta della serata, ovvero la sequenza dei pezzi (gag, duetti, canzoncine, ecc.) che compongono lo spettacolo, non si dovrebbe avere ben impressa?” Non funziona così per noi, normalmente la scaletta si prepara sul momento, soprattutto se siamo in due e dipende dal tipo di pubblico, dalla disposizione del palco, dalla presenza o meno delle sedie, da chi quella sera si sente più in forma, se siamo già stati in quella piazza, ed altre migliaia di variabili che fanno diventare la scaletta una sorta di schedina del totocalcio.

Fatta la scaletta ci rendiamo conto che il palco è messo in un posto terribile, che è veramente alto, non ci sono le sedie e il pubblico è composto sostanzialmente da persone molto anziane. Subito la mente corre e ricorda uno spettacolo simile in provincia di Agrigento, quando una coppia di anziani signori, genitori di un nostro caro amico, prima dello spettacolo ci avevano detto che alla fine dello stesso avrebbero avuto il piacere di offrirci un caffè a casa loro. Dopo lo spettacolo che era stato a loro parere non adatto, sparirono senza chiederci nulla.

Effettivamente la serata sembrava essere la stessa, iniziamo e la distanza dalle persone dal palco accresciuta dal fatto che non capissero le battute, le luci e l’amplificazione non adeguate, ci facevano perdere sempre più contatto con la realtà e sembravamo dei puntini lontani nel tempo, e lo spettacolo interminabile.

Ma anche le serate peggiori alla fine hanno un epilogo, ovviamente facciamo finta di nulla per non creare imbarazzo all’impresario che, per grazia di Dio, non aveva capito fino in fondo come era andata la serata, perché in questi casi resta a parlare con il comitato per organizzare altre serate e normalmente la gente alla fine di uno spettacolo del quale non ha pagato il biglietto non nega l’applauso finale.

Andiamo via con grande velocità, salutando tutti educatamente e non vediamo l’ora di essere ad almeno una ventina di chilometri da quel posto e finalmente la telefonata liberatoria fatta a Giuseppe nella quale ho esclamato a gran voce: “Biondo, attummulamu”. Mi ricordo che guidava Giorgio e letteralmente ci siamo dovuti fermare con la macchina, perché le risate sgorgavano copiose che non riuscivamo nemmeno a stare seduti in auto e men che mai permettevano di guidare. Giuseppe dall’altro capo del telefono aveva capito tutto semplicemente con una parola. Ecco cosa significa essere amici, ecco cosa significa dirsi le cose semplicemente attraverso una semplice espressione, i chilometri che ci dividevano, la non presenza di Giuseppe allo spettacolo si erano azzerati in un istante. Anche questo è cabaret ed una serata terribile diventa un memoriale da tenere gelosamente nella memoria.

Qui troverai le altre puntate…

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Enzo Buffa
Enzo Buffa
Palermitano DOC! Da 37 anni attore di teatro e cabaret con il gruppo "Lasciare libero lo scarrozzo"... ma questo è solo il lato artistico

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