Sant’Oliva e il misterioso pozzo nella chiesa di san Francesco di Paola

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Di sant’Oliva e del misterioso pozzo che a lei si riferisce abbiamo notizie piuttosto vaghe e contraddittorie. Il pozzo si trova all’interno della chiesa di san Francesco di Paola a Palermo e la parola “mistero” è davvero la più appropriata dal momento che riguarda anche la Santa e la sua vita. Cerchiamo di capire perché… 

La storia di sant’Oliva è già un mistero

La vita dei santi, si sa, è intrisa di fatti leggendari: vicende inverosimili si intrecciano con fatti storici plausibili; miracoli strabilianti e storie commoventi compongono un cliché che si ripete più o meno similmente per tantissimi eroi della fede, prima celebrati dal popolo e poi certificati dalla chiesa.
Di molti di loro non si ha neppure la certezza che siano mai esistiti! 

Sant’Oliva è una di queste figure, la cui storia è così povera di documenti che è stata la leggenda popolare a disegnarne i contorni.
Gli studiosi ancora discutono se collocarla tra i martiri africani del periodo vandalico (V-VI secolo) o se si tratta di una martire siciliana di epoca musulmana (IX-X secolo). Purtroppo, Sant’Oliva non è ricordata né nel Martirologio latino, dove vengono menzionati anche i martiri della persecuzione vandalica, né tra i santi della Chiesa Greco-Sicula, almeno con riferimenti ad un suo culto.

Anche il nome stesso “Oliva” è una derivazione di Oliba da Palermo, ma solo per assonanza è stato associato alla pianta di ulivo, che è diventato il suo attributo principale.

Le più antiche tracce della Santa sono contenute in un antico Breviario Gallo-Siculo del sec. XII e in una antichissima tavola, probabilmente dello stesso periodo, dove sant’Oliva appare dipinta in primo piano, mentre sullo sfondo appaiono S. Elia, Santa Venera e Santa Rosalia, opera proveniente dalla Martorana e oggi custodita nel Museo Diocesano di Palermo. Poi, un testo in volgare siciliano, il Breviario Cefaludese,  del XV secolo, dove è raccontata la sua vita.

La leggendaria vita della santa

Sant'Oliva
Sant’Oliva nella statua rappresentata nella balaustra della Cattedrale di Palermo – © palermoviva.it

È davvero esistita sant’Oliva? Al netto delle note leggendarie, dobbiamo dire di sì. Non sarà tutto vero quello che è stato tramandato su di lei, ma ciò non toglie che la sua vicenda è sovrapponibile a quella di molte giovani donne cristiane che hanno pagato con la vita la loro fede a Cristo, e per questo le rappresenta tutte.

I dettagli possono cambiare, ma la sostanza è la stessa, ed una ragazzina di 15 anni che resiste al malvagio per adesione ad una fede è comunque un’eroina da innalzare sugli altari. Ecco perché per circa vent’anni è stata tra le patrone della città di Palermo, insieme a Sant’Agata, Santa Ninfa e santa Cristina. 

Sant’Oliva si crede nata a Palermo nel 448 da una nobile famiglia di cristiani. È incerto il motivo per cui all’età di 13 anni la ritroviamo a Tunisi: secondo alcuni, fu mandata addirittura dalla famiglia stessa; secondo altri, sarebbe stata perseguitata al tempo dell’invasione di Genserico ed esiliata in Africa come tanti altri cristiani (eventi accaduti sia durante la persecuzione vandalica, che più tardi quella saracena). 

Come vivesse questa ragazzina non ne abbiamo idea: dove abitava, come si sosteneva? Aveva conoscenze locali o si incontrava segretamente con piccole comunità cristiane? Si narra che viveva di stenti ai margini del deserto, e che anche tra grandi difficoltà si adoperava per diffondere la fede cristiana tra la popolazione. 

Questo fu il motivo della persecuzione finale, culminata nella decapitazione dopo crudeli torture.

Non è chiaro quando il corpo della ragazza fu portato dai cristiani a Palermo: secondo Mons. Paolo Collura, fino all’inizio del XV secolo, il corpo della Santa si trovava ancora a Tunisi, in una piccola Moschea vicina alla “Gamie Azzaytun” (dell’Oliva), una grande moschea diventata temporaneamente basilica cristiana. I tunisini, che ancora oggi la temono e la venerano, credono che l’Islam tramonterà quando scomparirà il Corpo della Vergine Oliva.

Altre fonti assicurano che le spoglie della Santa siano state trafugate segretamente, avvolte in pelli di cammello trasportate a Palermo e seppellite in un luogo nascosto.

Questo luogo si trova fuori dalle mura della città, oltre Porta Carini, la cosiddetta contrada di Sant’Oliva, a quel tempo famosa per via di un pozzo da dove cominciò a sgorgare acqua ritenuta miracolosa. Qui venne costruita una cappella che, nel 1485, la maestranza dei “Sartori”, ingrandì intitolando la propria Confraternita alla Santa. Nel 1518, la chiesetta e il terreno adiacente furono ceduti ai Frati Minimi di San Francesco di Paola che vi costruirono il loro convento con la grande chiesa attuale. Ai confratelli sarti e alla loro Santa venne dedicata una cappella della chiesa e l’intestazione alla maestranza sulla porta d’ingresso.
Da quel momento, il culto a Sant’Oliva si diffuse così tanto tra i palermitani che il Senato, il 5 Giugno 1606, elesse Sant’Oliva Patrona della città insieme le sante Ninfa ed Agata.

Poco meno di vent’anni dopo, nel 1624, quando santa Rosalia venne eletta Patrona della città di Palermo, le quattro sante precedenti finirono nel dimenticatoio e tranne sant’Agata, che rimase viva nel cuore dei palermitani, di Oliva, Ninfa e Cristina, rimasero solo le statue nei Quattro Canti e in alcune chiese della città.

La sua memoria è celebrata il 10 giugno, mentre nel 1940 è stata eretta una chiesa sotto il titolo di Sant’Oliva in corso Calatafimi.

Il  misterioso pozzo di Sant’Oliva

All’interno della chiesa di san Francesco di Paola è rimasto il pozzo di sant’Oliva, come scritto sul coperchio 50×50 che ne chiude l’imboccatura. Si trova in un angolo nascosto nella terza cappella, entrando a destra, quella dedicata appunto alla Santa. 

Di questo pozzo si parla davvero pochissimo perché sono scarse le informazioni a riguardo, per lo più leggendarie. Forse per via delle dimensioni esigue, nessuno ha eseguito una ricognizione, e d’altronde a che scopo? 
Forse qualche frate coraggioso avrà provato a scendere, come riferiscono il Mongitore e il Pitrè, ma senza successo. Profondo una decina di metri, si snoda in un cunicolo buio dal quale si vocifera che si possono raggiungere le gallerie abitate un tempo dai Beati Paoli. Di acqua non c’è più alcun segno, come del resto delle ossa della Santa, ma ritrovarle sarebbe davvero un miracolo. 

Sul pozzo non ci sono altre testimonianze documentate. Che ci fosse una sorgente è possibile, sappiamo che Palermo sotterranea è piena di cunicoli naturali e artificiali come i Qanat dove scorreva l’acqua per i bisogni idrici dei cittadini.

Come sant’Oliva, anche il pozzo è stato praticamente dimenticato dai palermitani ma non da tutti, infatti non è raro trovare sul coperchio un mazzo di fiori, forse un ringraziamento per Grazia ricevuta.

Saverio Schirò

fonti:

  • Pierfrancesco Palazzotto, Iconografia delle Sante Agata, Cristina, Ninfa e Oliva nelle chiese di Palermo dal XII al XX secolo, Palermo 2005
  • Ugo Russo, Sant’Oliva da Palermo in Santi e beati.it
  • Padre Alessio Jeromonaco, I santi italo-greci dell’Italia meridionale, Epopea spirituale dell’Oriente Cristiano, Nicola Calabria Editore, Patti (ME) 2008
  • Giovanni Villino, Il pozzo di Sant’Oliva a Palermo: miracoli e misteri, video youtube

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Saverio Schirò
Saverio Schiròhttps://gruppo3millennio.altervista.org/
Appassionato di Scienza, di Arte, di Teologia e di tutto ciò che è espressione della genialità umana.

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