La truffa erotica di Madama Biancofiore

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La storia di Madama Biancofiore e Salabaetto, raccontata nel Decameron di Boccaccio, parla di un’articolata truffa ambientata nella Palermo del XIV secolo. Nonostante i suoi protagonisti siano probabilmente personaggi di fantasia, questa novella offre comunque degli spunti interessanti per conoscere dettagli e sfumature attendibili, che riguardano la vita nella nostra città durante quel periodo.

L’intera vicenda si basa sul presupposto che a quel tempo, tutti i mercanti in arrivo al porto di Palermo dovevano depositare le loro mercanzie alle dogane, un sistema di magazzini gestiti dalle autorità locali.
Qui i doganieri ispezionavano la merce, annotavano quantità e valori nei loro registri, poi chiudevano le porte a chiave, in modo da permettere al proprietario di andare liberamente in città a trovare accordi per la vendita. Accadeva anche che i sensali, degli intermediari professionisti, si rivolgessero direttamente ai doganieri per poter consultare i registri, conoscendo così il contenuto dei magazzini ed i nomi dei mercanti.

Questo sistema permetteva di smerciare i beni in modo più agevole e allo stesso tempo garantiva il pagamento delle tasse, visto che non era possibile fare affari senza coinvolgere direttamente la dogana.

Allo stesso tempo però, la possibilità di consultare facilmente i registri, dava modo ad eventuali malintenzionati di conoscere i nomi dei mercanti più “carichi” e di architettare modi per “alleggerirli” dei loro denari.

Questo era quello che facevano alcune donne di malaffare, che sfruttavano le loro grazie per ammaliare le malcapitate vittime e scorticarle in cambio di fantomatiche promesse d’amore. Ed erano brave, molto brave, alle giuste condizioni erano in grado di spennare i loro polli di tutti i loro guadagni, talvolta addirittura delle navi con cui erano arrivati.

Una di queste donne, onesta e innocente agli occhi dei forestieri, ma ben nota ai cittadini di Palermo, si chiamava Madama Biancofiore (Jancofiore in siciliano) ed è una delle protagoniste della nostra storia.

La novella di Biancofiore e Salabaetto

L’aproccio

Questa storia inizia proprio al porto di Palermo, dove un giovane mercante fiorentino di nome Niccolò da Cignano, soprannominato Salabaetto, fu inviato con un grosso carico di panni di lana del valore di 500 fiorini d’oro, una somma considerevole.

Depositato il tutto in un fondaco doganale, il giovane toscano cominciò a girare per la città, da un lato per vendere le sue merci, dall’altro per sfruttare il suo bell’aspetto in cerca di avventure amorose, come era comune tra gli uomini che avevano trascorso molto tempo sulle navi.
Non aveva idea di essere diventato l’obiettivo di una delle più temibili adescatrici della città, madama Biancofiore, la quale dopo aver ottenuto informazioni da un doganiere compiacente, si era subito mossa alla ricerca di quello che sembrava una facile preda.

Dopo averlo agganciato con un abilissimo gioco di sguardi, tanto bastava a queste professioniste, la madama gli mandò una delle sue complici. La ragazza finse di essere una schiava, mandata dalla sua padrona a cercare il giovane uomo di cui si era follemente innamorata, dandogli anche un anello come pegno d’amore in cambio di un incontro. Il giovane rispose che l’amore della madama era pienamente ricambiato e che avrebbe accettato di incontrarla ovunque e a qualunque ora.

Il pesce era agganciato all’amo e l’appuntamento fu fissato per la sera stessa, in un bagno arabo.

L’incontro tra madama Biancofiore e Salabaetto

bagni arabi
Bagni Arabi – © Palermoviva 2022

Il mercante arrivò al bagno per primo, in seguito arrivarono due schiave; una portava un morbido materasso con lenzuola di seta e coperte finemente ricamate, l’altra aveva un grosso cesto pieno di cibo, vini, frutta, dolci e ogni altro ben di Dio.
Sistemata un’alcova temporanea in un angolo, le due schiave si spogliarono nude e invitarono Salabaetto ad entrare nel bagno con loro, lavandolo con saponi ed essenze profumatissime.
A questo punto entrò in scena madama Biancofiore, accompagnata da altre due schiave. Dopo aver salutato il giovane con effusioni e dolci parole, anche lei entrò nella vasca con lui per lavarlo con cura, sussurrandogli promesse d’amore.

Finito quel lussurioso bagno, le schiave avvolsero gli amanti in bianche lenzuola profumate e li asciugarono. Poi li spogliarono e li condussero sul letto, dove li cosparsero di acqua di rosa e gli servirono vini e dolciumi.
Tutta la scena al giovane fiorentino dovette sembrare quasi fiabesca, praticamente un sogno.

Completato il sontuoso rituale, le schiave finalmente uscirono, lasciando un Salabaetto avvampato d’amore finalmente da solo con madama Biancofiore.

Dopo qualche ora i due si rifocillarono e si rivestirono. Prima di separarsi però, la madama gli ribadì il suo amore e lo invitò a cena nella sua casa, la sera seguente.

Anche qui l’ambiente fu dotato di ogni lusso e ogni dettaglio fu curato nei minimi particolari, in modo da far credere che la madama fosse ricca e che l’interesse nei confronti del mercante non fosse altro che una ferita causata dalla freccia di Cupido. Un bel colpo di fortuna per lui, insomma.

Con il passare dei giorni gli incontri tra i due si intensificarono, avviluppando sempre di più il giovane fiorentino nella trappola dell’adescatrice.

La truffa

La donna non aveva mai chiesto nulla a Salabaetto, anzi era stata lei a donargli alcuni oggetti preziosi come pegni d’amore, ma un giorno tutto cambiò, il mercante era finalmente riuscito a vendere le sue merci ricavandone un buon guadagno. Il doganiere si affrettò a comunicare la notizia a madama Biancofiore, la trappola era pronta a scattare.

All’incontro successivo lei si mostrò allegra e amorevole come sempre, fin quando una delle schiave, sue complici, non la chiamò per darle una notizia. La donna rientrò nella stanza piangendo disperata, ma non volendo rivelare il motivo. Dopo molte preghiere finalmente disse di aver ricevuto una lettera dal fratello che le chiedeva di impegnare tutti i propri averi e di inviargli 1000 fiorini entro 8 giorni, altrimenti gli avrebbero tagliato la testa. Spiegò al mercante che ne avrebbe potuti raccogliere molti di più vendendo alcuni suoi possedimenti, ma che le sarebbero serviti almeno 15 giorni, e che dunque non c’era modo di aiutare lo sventurato fratello.

Di fronte alla situazione d’emergenza, e alla promessa di una prontissima restituzione, il mercante si offrì di prestarle immediatamente i suoi 500 fiorini, a fronte di una semplice promessa verbale di rimborso ed eterna gratitudine.

Ovviamente da quel momento in poi Biancofiore divenne quasi uccel di bosco. Tra una scusa e l’altra diventò praticamente impossibile incontrarla e dopo due lunghi mesi, Salabaetto si convinse finalmente di essere stato truffato.

Si dolse amaramente di non avere alcuna carta scritta a testimonianza di quel debito e, pressato dai suoi superiori che dalla Toscana reclamavano i loro guadagni, il mercante si decise finalmente a lasciare Palermo.

La contro-truffa

Salabaetto e madama Biancofiore
Salabaetto siede a tavola con Jancofiore; Salabaetto si fa consegnare la chiave del magazzino

Salabaetto si imbarcò, ma non per la Toscana. Andò a Napoli a chiedere aiuto ad un vecchio amico di famiglia, Pietro del Canigiano, tesoriere dell’imperatrice di Costantinopoli e uomo di grandissima intelligenza.
Raccontatigli i fatti i due architettarono un piano per riparare il danno subito.

Raccolta una certa somma, dando fondo ai propri risparmi e accettando un prestito dall’amico napoletano, il mercante si procurò un nuovo carico per la sua nave e ripartì alla volta di Palermo. Giunto in porto consegnò ai doganieri molte balle di panni di lana e 20 grosse botti di olio, per un valore totale di 2000 fiorini d’oro. Tuttavia intimò di non ispezionare e registrare ancora le merci in quanto parte di un carico più grande del valore di altri 3000 fiorini, che sarebbe giunto in città nei giorni successivi.

5000 fiorini di mercanzia fecero rizzare le orecchie a mezza città, e ovviamente madama Biancofiore fu la prima ad esserne informata.

Mandò subito a chiamare il giovane che, aspettandosi questa mossa accettò volentieri l’invito. La madama si scusò di non aver restituito il prestito per tempo e di essere stata troppo occupata per un certo periodo. Disse di essere riuscita a raccogliere i 500 fiorini, ma che quando lo aveva cercato per consegnarglieli aveva saputo che era partito da Palermo. Adesso era comunque pronta ad onorare il suo debito e subito un sacchetto con il denaro fu portato al giovane.

Lui, intascati i soldi, rispose che in realtà non gli dispiaceva tanto dei 500 fiorini, perché potendo glieli avrebbe anche regalati. Anzi, la amava così tanto che aveva fatto di tutto per procurarsi un ultimo grosso carico da 5000 fiorini, che gli permettesse di guadagnare abbastanza da stabilirsi definitivamente a Palermo, solo per starle vicino.

La donna si mostrò entusiasta all’idea e riprese la relazione con lui in attesa di potergli sferrare un altro dei suoi colpi.
Ma non si aspettava di certo una contromossa.

Una sera Salabaetto si presentò dalla donna con una faccia da funerale. Le raccontò che il suo carico da 3000 fiorini era caduto in mano ai pirati e che per riscattarlo ce ne sarebbero voluti 1000. Lui purtroppo era rimasto senza denaro, perché aveva usato i 500 per acquistare altri beni che non erano ancora arrivati.
I due fecero una lunga conversazione, che somigliava più ad una partita a scacchi. Lui disse di non poter contare sulla sua merce, perché per procurarsi il denaro in tempo avrebbe dovuto svenderla, lei d’altro canto aveva paura che la fetta più grossa del suo “bottino” si sarebbe persa chissà dove nel covo di qualche pirata. Alla fine si arrivò a una soluzione. Madama Biancofiore si sarebbe procurata i 1000 fiorini richiesti, in cambio Salabaetto le avrebbe intestato tutta la merce contenuta nel suo deposito, come garanzia.

Ottenuto il prestito richiesto, stavolta con tutti i contratti e le firme necessarie, il mercante prese i 1500 fiorini e si imbarcò segretamente per Napoli, dove appianò tutti i suoi debiti prima di ritirarsi per cominciare una nuova vita a Ferrara.

Non avendo più notizie del giovane, madama Biancofiore iniziò ad insospettirsi fino a quando, aperti i magazzini, non ebbe la certezza dei suoi timori.

Solo 2 balle erano piene di panni di lana, le altre erano in realtà piene di stracci ben camuffati. Le botti invece, avevano solo un sottile strato d’olio, che galleggiava su parecchi litri di acqua di mare.

La contro-truffa era servita.

Leggi anche: La vera storia delle Teste di Moro

Fonti: G. Boccaccio – Decameron – Ottava giornata Novella 10
Decameron a puntate – Blogspot

Foto: Maestro di Jean Mansel (1430-1450), Salabaetto siede a tavola con Jancofiore; Salabaetto si fa consegnare la chiave del magazzino – CC gallica.bnf.fr / Bibliothèque nationale de France

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Samuele Schirò
Samuele Schirò
Direttore responsabile e redattore di Palermoviva. Amo Palermo per la sua storia e cultura millenaria.

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