La carruba, frutto presente in Sicilia sin dall’antichità, è spesso vista come simbolo di povertà, dato che per secoli è stata utilizzata prevalentemente come cibo per animali oppure come alternativa economica alle farine di cereali, durante le carestie.
Eppure non tutti sanno che in tempi antichi, la carruba è stata associata alla ricchezza e agli scambi commerciali, tanto che ancora oggi viene usata (indirettamente) come riferimento per la valutazione di pietre e metalli preziosi.
Volete un indizio in più? I suoi semi si chiamano carati.
Scopriamo questa ed altre curiosità sul “valore” delle carrube.
Le origini dei carati
Questa storia inizia in tempi molto antichi, probabilmente nel mondo greco. Con l’intensificarsi degli scambi commerciali tra i paesi del Mediterraneo e l’introduzione di monete in oro e argento, si rese necessario trovare un metodo per uniformare l’unità di misura che stabiliva il valore ed il peso dei metalli contenuti in ogni singola moneta, considerando che queste erano coniate, non solo in vari luoghi, ma anche da civiltà totalmente diverse tra loro.

A tal proposito si decise di ricorrere ad un sistema convenzionale abbastanza rudimentale, ma non del tutto campato in aria: la misurazione in semi di carrubo. Si credeva infatti che questo seme avesse sempre lo stesso peso, circa 0,20 grammi, indipendentemente dalla dimensione dell’albero e dal luogo in cui cresceva. Questo seme dunque, in greco chiamato κεράτιον (kerátion, ovvero piccolo corno, dalla forma tipica dei frutti), essendo facilmente reperibile in tutto il bacino del mediterraneo, costituiva una perfetta unità di misura universale per stabilire il peso delle monete d’oro e d’argento.
Oggi sappiamo che i “carati”, così si chiamano i semi della carruba, non hanno un peso esattamente identico tra loro, ma in effetti le variazioni esistenti tra un seme e l’altro dovevano essere abbastanza trascurabili in assenza dei moderni bilancini di precisione.
Il sistema di misurazione in carati era tanto popolare e duraturo nel tempo che, seppur con delle opportune variazioni, è lo stesso che viene utilizzato ancora oggi per la pesatura di diamanti ed altre pietre preziose. Infatti, per stabilire l’esatto valore di un carato come unità di misura globale, nel 1832 in Sudafrica le autorità del commercio di diamanti effettuarono la misurazione di un gran numero di semi di carrubo, facendo poi una media del loro peso per ricavare il valore convenzionale del carato tutt’ora in uso, ovvero 0,20 grammi.
In epoca romana
Il sistema di misurazione in carati tanto popolare nel mondo greco, fu adottato poi anche in epoca romana, dove presero il nome di “silique” (così si chiamava la carruba in latino) e corrispondevano a quasi 0,19 grammi.
Quando nel 309 d.C. l’imperatore Costantino decise di introdurre una nuova moneta in oro puro chiamata Solidus (termine da cui deriva l’odierno termine soldi), stabilì che il suo peso sarebbe stato di 4,5 grammi, ovvero esattamente 24 silique. E questo è il motivo per cui ancora oggi l’oro puro è detto a 24 carati.
La Carruba di Sicilia

Nella tarda Sicilia araba, la monetazione era senz’altro figlia della divisione in ventiquattresimi adottata da Costantino. La moneta principale era chiamata Dirham, mentre le monete più piccole, che valevano 1/24 di Dirham, erano chiamate Kharruba, perché pesavano 1 Qirat (corrispondente a 0,19 grammi). Queste minuscole monete in mistura d’argento avevano un valore molto basso e venivano usate per i piccoli scambi quotidiani.
Anche al termine del dominio arabo sull’isola, le Kharrube continuarono ad essere coniate e a circolare durante tutto il periodo normanno e svevo, costituendo una parte importante della micro economia della Sicilia, sebbene il loro valore e peso sia poi cambiato un po’ nel corso degli anni.
Il “Kharub” come moneta fu poi riutilizzato in varie circostanze in altri paesi del mondo arabo, come ad esempio Algeria e Tunisia, dove rimase in circolazione fino alla fine dell’800.
Conclusione
Dalle antiche origini greche e romane, fino all’utilizzo nella Sicilia araba e normanna, il seme della carruba ha ricoperto un ruolo sorprendentemente importante nel mondo dei commerci e delle transazioni economiche.
Grazie alle sue caratteristiche di uniformità e diffusione in tutto il Mediterraneo, il “carato” di carruba si è affermato come unità di misura universale per il peso di metalli preziosi come oro e argento. Questa sua funzione di riferimento per il valore dei beni più costosi ha conferito alla carruba un’aura di preziosità che oggi stenta a essere riconosciuta.
Eppure, il fatto che ancora oggi il valore dell’oro venga espresso in “carati” è la testimonianza di quanto questo umile frutto abbia segnato la storia economica di molte civiltà. La carruba, dunque, non è solo un alimento povero, ma un vero e proprio simbolo della ricchezza e degli scambi commerciali di un tempo.
Questa riscoperta del “valore” della carruba ci invita a guardare con occhi nuovi anche ad altri elementi della nostra storia e tradizione, spesso considerati marginali o di poco conto. A volte, ciò che appare più umile e trascurabile, può in realtà nascondere storie affascinanti e inaspettate.
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Fonti: Wikipedia.org – Carato – Ceratonia Siliqua
Kharruba – lamoneta.it
Foto copertina: Zeynel Cebeci, CC BY-SA 4.0 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0, via Wikimedia Commons
Sapevo già qualcosa sui semi di carrube, ed è stato per me piacevole leggere questo articolo veramente interessante, che ho condiviso nel mio profilo.