Omini, Ominicchi e Quaquaraquà: “u masculu sicilianu” nei detti popolari

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Omini, ominicchi e quaquaraquà, la ricordate questa frase? Si riferisce a tre delle cinque categorie a cui apparterrebbero gli uomini, secondo il Padrino mafioso del romanzo “Il giorno della civetta” di Leonardo Sciascia, e a u masculu sicilianu, in particolare.

Gli uomini veri, persone che sanno mantenere la parola e si prendono le loro responsabilità, sono pochissimi. Gli ominicchi, quelli che a Palermo definiremmo picciriddi vistuti i granni (bambini vestiti come gli adulti) sono invece tantissimi. All’ultimo posto la grande massa dei quaquaraquà, che come le anatre sono capaci solo di parlare e parlare, ma sono totalmente inaffidabili perché inconcludenti. 

Ma davvero così sono gli uomini? È questo u masculu sicilianu?

Purtroppo una certa cultura letteraria e cinematografica ha diffuso tutta una serie di luoghi comuni nel Continente e addirittura nel mondo intero. Gli uomini siciliani sono così stati dipinti come mafiosi per definizione, retrogradi e ignoranti. Le donne con la sciallina nera in testa, pudiche e  incapaci perfino di parlare in italiano!
Non sto scherzando! Durante una marcia francescana ad Assisi, negli anni Ottanta, il gruppo dei siciliani è stato accolto con un moto di sorpresa dai coetanei del centro nord che non immaginavano che i ragazzi e le ragazze siciliane fossero così… “normali”! Cioè esattamente come loro!

E ancora oggi, credo che sia odioso vedere nelle bancarelle dei souvenir in Sicilia, magneti ricordo e pupazzi che riproducono uomini con la coppola, lupare e altre immagini che sottolineano una presunta mafiosità e arretratezza culturale dell’Isola.
Certi retaggi sono duri a tramontare. Ma noi adesso ci ridiamo un po’ sopra, ricordando i divertenti modi in cui i detti popolari dipingono certe caratteristiche del masculu sicilianu, che nella realtà non è diverso dal resto degli uomini.

u masculu sicilianu secondo lo stereotipo del mafioso

U masculu sicilianu nei detti popolari

Dopo avere parlato di come in Sicilia si vedono i fimmini, adesso tocca au masculu, che per cominciare è masculiddu sin dalla nascita. Infatti un tempo “fari u masculiddu” cioè avere un figlio maschio era considerato un punto di onore per la famiglia siciliana. Non era raro per questo vedere proli numerose di femmine fino a che non arrivava u masculiddu. E poi ci si poteva “fermare”.
Per sapere come è considerato il maschietto durante le fasi dell’infanzia fino all’adolescenza, vi rimando a questo articolo: I bambini in Sicilia.

Una volta diventato adulto, ecco che u masculu siciliano può assumere differenti caratteristiche: per prima cosa diventa un cristianu, ma non si riferisce ad una religiosità, no, è cristianu per definizione, tutti gli altri popoli, soprattutto se di colore, sono “turchi”, chissà poi perché.

Da qui, ecco che può essere un bravu cristianu, o cu i pampini (una persona per bene) oppure un malu cristianu, che include tutta una serie di specificazioni negative: cu i scagghiuna (con i canini pronti ad azzannare chiunque), lazzaruni (che si comporta male), scanazzatu (scapestrato come un cane randagio), cu i corna nturciuniati, se è un furbastro o un piccolo delinquente. Se appartiene a sfere più alte della categoria, ecco che diventa un pezzu i Novanta, unu ammuntuatu o ntisu che sono simili (nominato o ascoltato con rispetto). Ma se è solo uno che si atteggia a mammasantissima ecco che viene definito na cacocciula ca coppula storta (un carciofo con il berretto messo di sbieco).

Per quello che riguarda l’aspetto caratteriale naturalmente gli si attribuiscono gli stessi tratti del resto dell’umanità, ma con la tipica coloritura che il palermitano è capace di riconoscere a cose e persone.
Sorvoliamo sugli insulti che potrete divertirvi a leggere nell’articolo sulle Parolacce a Palermo, e concentriamoci su alcuni modi di dire che sono assimilabili ad insulti veri e propri benché non suonano alla stessa maniera.
Lofiu, mammaluccu e longu ammatula ne sono tre esempi: l’uomo lofiu  è un inetto, sciocco e per giunta brutto e sgraziato; il mammalucco è il nome della lumaca senza il guscio, immaginate un simile uomo così mollaccione; il termine ammatula significa inutile, può essere applicato ai discorsi, mentre in riferimento all’uomo indica il fannullone e l’incapace.

Non è proprio un complimento sentire che un uomo è infariddatu, giacché la faredda (la sottana) è la sottoveste tipica della donne di un tempo e indossata idealmente da un uomo vuol dire che questi è sottomesso alla moglie: immaginate che vergogna!!!

La stessa sfumatura negativa viene attribuita a quegli uomini che non sanno mantenere un segreto, parranu senza lignati (letteralmente parlano senza bisogno di essere picchiati per farlo), si dice a Palermo, peggio ancora se sono spioni conclamati (secondo il concetto malavitoso) cioè muffuti o cascittuni (muffutu da muffa che è l’odore caratteristico della frutta andata a male, mentre u cascittuni era il trattamento che in prigione facevano agli spioni, introducendo la loro testa dentro il vaso dove mettevano gli escrementi, il cantaro o cascetta).

U masculu sicilianu può essere altresì greviu, letteralmente insipido e conseguentemente senza sapore alcuno: scipito proprio come certe persone, oppure peri ‘ncritati, cioè arretrato come i contadini. Brutta cosa quando è sdisangato, cioè senza sangue, ma non si tratta di anemia ma dell’avere ripudiato la propria famiglia (il proprio sangue) e dunque perso l’onore perché in Sicilia la famiglia è sacra!. 

L’uomo siciliano oggi

Ovviamente ci sono molti altri modi di definire gli uomini in Sicilia, spesso con una nota negativa, ma ciò non significa che u masculu sicilianu sia una cattiva persona, tutt’altro! Oggi c’è una certa omologazione delle persone, per cui l’uomo siciliano è esattamente come tutti gli altri esponenti del suo genere, stessi pregi e stessi difetti. Tuttavia certe caratteristiche uniche e lodevoli, come l’essere generoso, altruista, rispettoso delle donne e un uomo d’onore, nel senso buono del termine, cioè che mantiene la parola, che basta una stretta di mano per considerare concluso un contratto, ancora esistono nell’immaginario delle persone in Sicilia, soprattutto se di una certa età.
Per i più giovani, invece, molti termini rimarranno probabilmente modi di dire il cui significato col tempo andrà a perdersi strada facendo.

E tu quali modi di chiamare il maschio siciliano conosci? Scrivilo nei commenti e, se ti è piaciuto l’articolo, condividilo con i tuoi amici.

Saverio Schirò

immagini generate con Leonardo AI e Gencraft AI

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Saverio Schirò
Saverio Schiròhttps://gruppo3millennio.altervista.org/
Appassionato di Scienza, di Arte, di Teologia e di tutto ciò che è espressione della genialità umana.

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