La storia della Quinta Casa dei Gesuiti: da ritiro a scuola

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In via dell’Arsenale, 62 a Palermo, è ubicata la Sede centrale “Antonello da Messina”, scuola Secondaria di primo grado dell’Istituto Comprensivo “Karol Wojtyla – Arenella”, ma un tempo questo edificio era la Quinta Casa dei Gesuiti di Palermo, Casa degli Esercizi Spirituali che rappresentò per decenni un luogo di ritiro e meditazione per i membri della Compagnia di Gesù.

I Gesuiti e le “Sei Case” di Palermo

Fondata la Compagnia di Gesù in Francia nel 1534, i Gesuiti arrivarono in Sicilia nel 1547, prima a Messina e poi a Palermo, dove fondarono un Collegio per l’istruzione dei giovani, col benestare del Pretore di Palermo Francesco Agliata e del Senato cittadino. Nel 1549 arrivarono i primi 12 gesuiti, di cui 2 padri, che trovarono alloggio in alcune case messe a disposizione dal Senato nella zona dell’odierna piazza Sant’Anna. 

Una volta insediati, la Compagnia seguiva un preciso percorso formativo per i nuovi membri, con vari gradi e tappe prima di diventare padri: il percorso seguiva uno schema standard con la fondazione di 5 case, ognuna con una funzione ed una specifica organizzazione: il Noviziato, il Collegio o Domus studiorum, la Domus propagationis, la Casa Professa e la Domus exercitiorum spiritualium

I metodi di insegnamento dei Gesuiti risultarono graditi, tanto che su pressione del Senato, l’imperatore Carlo V concesse loro l’antica Abbazia di Santa Maria della Grotta, che divenne la Casa Professa, cioè la casa madre. Negli anni successivi vennero costruite le altre case:
il Noviziato o casa di prima probazione, destinata alla prima formazione dei Fratelli, edificata nei pressi dell’odierno Palazzo di Giustizia, con la Chiesa intitolata a S. Stanislao Kostka. 

La Domus Studiorum o Collegio, (oggi Biblioteca Centrale Regionale Alberto Bombace) dove i docenti e gli studenti potevano dedicarsi agli studi in piena serenità senza avere preoccupazioni economiche, mentre le altre case dovevano vivere poveramente di carità.

La quarta casa o Casa di Terza Probazione, dove i giovani che aspiravano alle cariche maggiori dell’ordine facevano un percorso di perfezionamento spirituale, fu edificata nel quartiere dell’Albergheria e dedicata a San Francesco Saverio.

La Quinta casa, o  Domus excercitiorum spiritualium, chiamata “Santa Maria” venne costruita come luogo di ritiro spirituale dove ogni gesuita, per almeno otto giorni all’anno, doveva ritirarsi per meditare sugli esercizi spirituali di Ignazio de Loyola, il fondatore della Compagnia di Gesù.

Esisteva a Palermo anche una Sesta Casa, in via del Vespro, adoperata  temporaneamente per gli esercizi spirituali della Compagnia, quando i Gesuiti tornarono dopo l’espulsione del 1767 e la Quinta casa non era più disponibile. Quest’ultimo edificio da decenni è adibito ad Istituto scolastico.

La quinta casa dei Gesuiti a Palermo

La Quinta casa, o casa per gli esercizi spirituali della Compagnia, venne costruita fuori porta, lungo la strada del Molo nuovo di Palermo, nel 1715. Il promotore fu il parroco della Cattedrale, don Giovanni Severino di San Filippo di Argirò, che contribuì al suo finanziamento con una elargizione di 12 mila scudi.

Ingresso della ex Quinta Casa dei Gesuiti
Ingresso della ex Quinta Casa dei Gesuiti

I lavori furono completati verso il 1726 e da quel momento la Casa divenne la sede degli esercizi spirituali che ogni gesuita doveva eseguire ogni anno, rimanendo in ritiro per nove giorni dedicandosi alla preghiera e meditando con gli “Esercizi” del Loyola. Tuttavia, trovandosi vicino al Molo Nuovo, il luogo venne scelto dal Senato anche per accogliere in gran segreto i vari viceré che venivano a Palermo: appena sbarcati, rimanevano ospiti nella Quinta Casa per tre giorni per riposare, incontrare figure eminenti, pianificare la visita e infine entrare ufficialmente in città.

Dal punto di vista architettonico, il complesso era abbastanza austero, privo di particolari ricercatezze. L’esterno doveva essere come ancora adesso si può vedere, con un portale centrale e grandi finestre squadrate corrispondenti alle stanze. 

Dell’interno, abbiamo la descrizione di Gaspare Palermo (1816), quando l’edificio aveva già subito le numerose modifiche legate ai cambi di destinazione d’uso: divisa in tre bracci, i due laterali erano uniti ad una loggia scoperta. Un chiostro con pilastri ed archi custodiva nel centro una fontana le cui acque erano considerate salutari. Nel piano superiore, in ampi corridoi, erano allineate le celle, due grandi cappelle e le stanze di servizio con refettorio, cucina  e quello che poteva servire agli ospiti. 

La funzione di Casa per gli esercizi spirituali sarebbe durata meno di un cinquantennio, esattamente fino al 1767, quando i  Gesuiti furono espulsi dalla Sicilia e le loro proprietà furono requisite dallo Stato.

Inizialmente, la Quinta Casa venne affidata ai padri filippini della città ma pochi anni dopo venne requisita come Quartier militare della Cavalleria. Dal 1786, ecco che fu trasformata in “Real Casa di Correzione pei figli discoli”, una specie di collegio dove si potevano mandare ragazzi e ragazze che si volevano “correggere”, anche a pagamento, per chi poteva. Per un periodo limitato fu adibita di nuovo come caserma e infine, dopo lavori di adeguamento, divenne a lungo succursale del carcere cittadino

Dopo anni di abbandono, nel 1880 l’edificio venne affidato al sindaco di Palermo che lo cedette alle “Serve dei poveri”, l’ordine fondato da Padre Giacomo Cusmano, diventando casa-lavoro per gli anziani o per giovani orfani.

I bombardamenti della Seconda guerra Mondiale danneggiarono l’edificio, ma non in maniera irreparabile, così, una volta ripristinato e adeguato, venne adibito ad Istituto scolastico:  Istituto Tecnico Nautico “Gioeni Trabia” nel 1952, poi Scuola Media Antonello da Messina, ed oggi plesso dell’Istituto comprensivo “Karol Wojtyla”.

Saverio Schirò

Per approfondimenti sui Gesuiti, consulta la voce “Compagnia di Gesù” su wikipedia.org

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Saverio Schirò
Saverio Schiròhttps://gruppo3millennio.altervista.org/
Appassionato di Scienza, di Arte, di Teologia e di tutto ciò che è espressione della genialità umana.

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