L’assurda processione dei nudi di sant’Agata a Palermo

Per la festa della santa siciliana, vi fu l'usanza a Palermo di recarsi alla processione... nudi. Non una grande idea considerando che la festa è il 5 di febbraio...

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Che a Palermo vi sia una forte e storica devozione per sant’Agata, è storia nota, ma pochi sanno che dalla fine del ‘400 fino all’800, vi fu in città una particolare usanza, ovvero quella di partecipare alla processione per la santa… nudi, o comunque coperti dai soli indumenti intimi, il minimo necessario per garantire la decenza.

Per chi non lo sapesse, la festa per la santa Siciliana si celebra il 5 di febbraio, dunque non il periodo migliore per esporsi alle intemperie.
Nell’800 poi, con l’affievolirsi dell’ardore devozionale e l’adozione di costumi più morigerati, la tradizione dei nudi fu definitivamente abolita.

Leggiamo un particolare aneddoto relativo all’istituzione di tale usanza, nel febbraio 1481.

Tutti nudi per sant’Agata

Secondo quanto raccontato da Luigi Natoli, la tradizionale processione di sant’Agata ebbe inizio il primo febbraio 1481, quando Mastro Simone Perino, banditore ufficiale della città di Palermo, lesse un bando alla cittadinanza che possiamo riassumere così:

“Sia noto e manifesto a tutti, che i Magnifici e Spettabili signori Pretori e Giurati di questa città, con l’intervento del Padre Vicario della Cattedrale, hanno appreso da un’autentica scrittura tradotta dal greco al latino, che sant’Agata Vergine fu nata in questa città e poi martirizzata a Catania, e di questa nostra illustre concittadina abbiamo un’eccellente reliquia, ovvero il suo santo braccio.

Per questo motivo hanno deliberato che dal cinque febbraio ogni anno si dovrà fare una grande festa solenne, conducendo la santa reliquia in giro per la città.
Pertanto i signori Ufficiali ed il Vicario comandano che, tempo permettendo, quella mattina tutti i cittadini, uomini, donne, religiosi e membri dei conventi, si ritrovino alla chiesa di Sant’Agata (fuori dalle porte che conducono a Santo Spirito), dove si terrà la messa; poi si procederà alla processione per le vie della città, che si concluderà infine alla Cattedrale. Tutti dovranno partecipare devotamente.”

E inoltre aggiunse: “Chiunque, per devozione verso la santa, vorrà partecipare nudo, guadagnerà una grande indulgenza”.

Infine aggiunse che i cittadini avrebbero dovuto pulire le strade e adornare le loro case per il passaggio della processione, e che come per tutte le feste solenni, si faceva divieto di lavorare, aprire negozi, vendere o comprare merci, pena il pagamento di un’onza senza nessuna eccezione.

La devozione di Mastro Pasquale

Secondo il racconto del Natoli, tra il popolo accorso per ascoltare il bando, vi era un tale Mastro Pasquale Perramuto, che con il suo corpo tozzo e peloso di certo bello non era, ma che era di certo allettato dall’idea di guadagnarsi una preziosa indulgenza con un semplice atto di devozione.

Ci pensò e ci ripensò, fino a quando non arrivò il giorno della festa. Disse alla moglie di vestirsi per andare alla processione, ma intanto lui si spogliava…
La moglie ovviamente fece mille obiezioni, lui però non volle sentir ragioni, lei si sarebbe vestita di tutto punto, lui invece avrebbe mostrato a tutti il suo bel corpo scimmiesco, per amore verso la santa e per guadagnarsi il paradiso.
La discussione dovette proseguire a lungo, ma alla fine lui tagliò corto prendendo un bastone e minacciando legnate se non si fosse fatto come diceva lui.

Così la povera donna fu costretta ad ingoiare il rospo e sostenere la vergogna di dover andare in giro accanto ad un uomo nudo.

Fuori il tempo era inclemente, con gelide raffiche di vento che sferzavano le membra di Mastro Pasquale, la moglie aveva ragione, ma guai a dagliela vinta!
Nonostante la presa di coscienza che quella fantasiosa prova di devozione non sarebbe stata semplice come sembrava, il morale dell’uomo fu presto ringalluzzito dalla vista, nei pressi di Porta Sant’Agata, di altri quattro o cinque uomini nudi, che ballando per il freddo e soffiandosi nelle mani, si avviavano verso la chiesa.
A-ah, allora non era da solo!

Nonostante rifugiarsi tra le mura della chiesa significasse avere una tregua dal vento incalzante, la situazione all’interno non era di certo piacevole. La temperatura era gelida anche lì, la messa fu lunga e solenne, accompagnata da un interminabile sermone che inflisse ai poveretti una sofferenza da girone dantesco. Ma il peggio doveva ancora arrivare.

Al termine della funzione Mastro Pasquale e i suoi mutandoni furono trascinati per le strade di Palermo, in preda al vento gelido e alla fanghiglia che gli impiastricciava i piedi nudi. Il percorso era uno dei più lunghi mai visti, con il corteo che rientrando da porta Sant’Agata doveva attraversare tutta l’Albergheria fino a raggiungere la Fieravecchia, per poi risalire verso il Cassaro e finalmente arrivare in Cattedrale.
A quel punto l’errore già evidente divenne lampante, con il pover’uomo che si ritrovò a maledire il Pretore per quell’alzata d’ingegno.

In più, la figura di questi poveri cristi mezzi nudi, con le torce votive in mano, a ballare e percuotersi per il freddo, era uno spettacolo tra il comico e il patetico. Ma laddove i più adulti (e devoti) assecondavano l’iniziativa di quei cinque coraggiosi, come nella fiaba di Hans Christian Andersen “I vestiti nuovi dell’Imperatore” i ragazzini furono decisamente impietosi e iniziarono a dileggiare i poveri disgraziati, prima a parole, poi sferzandoli a colpi di cinghie e corde.

Gli uomini nudi reagirono e alla fine si creò un parapiglia, che costrinse la moglie di Mastro Pasquale a prendere di forza il marito e trascinarlo a casa

Per sfogare la rabbia e l’umiliazione, Pasquale Perramuto non trovò altra soluzione che prendersela con la povera moglie, tanto che dovettero intervenire i vicini per salvare la donna dalle legnate dell’uomo.
Subito dopo quella giornata movimentata, a Mastro Pasquale venne ovviamente una terribile polmonite e nel giro di pochi giorni morì, allora forse sì che gli tornarono utili le indulgenze di sant’Agata.

Fonti: L. Natoli, Storie e leggende di Sicilia, ed. 2009, Flaccovio, Palermo
Wikipedia.org – Sant’Agata

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Samuele Schirò
Samuele Schirò
Direttore responsabile e redattore di Palermoviva. Amo Palermo per la sua storia e cultura millenaria.

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