Il mistero della Madonna della Provvidenza ai Teatini

Nella chiesa della Madonna della Provvidenza, sotto San Giuseppe dei Teatini, si trova un quadro ritenuto miracoloso. La storia che ha portato questo questo dipinto nelle mani della confraternita è arricchita da un autore misterioso.

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A Palermo, sotto la chiesa di San Giuseppe dei Teatini, si trova una grande chiesa ipogea intitolata alla Madonna della Provvidenza. Qui c’è un piccolo quadro rappresentante la Madonna e Gesù incoronati che, secondo la tradizione, avrebbe garantito molte grazie per diversi secoli, tra cui la scoperta della Fonte Miracolosa dei Teatini.
Pochi sanno che in seguito alle grazie concesse, la Madonna della Provvidenza fu elevata a patrona della città.

La storia inizia agli inizi del XVII secolo, quando i padri Teatini, provenienti da Napoli, furono accolti a Palermo tra mille onori. Il senato palermitano assegnò loro la Chiesa di Santa Maria della Catena, strategicamente collocata sul Cassaro, nonché una somma di 2000 scudi.
Per quanto tale benvenuto sembri eccessivo per un piccolo ordine monastico relativamente giovane ed ancora in fase di sviluppo, basta dare un’occhiata al contesto storico per capire che in quegli anni la Sicilia è ampiamente popolata dai Gesuiti, un’ordine potente la cui crescente influenza preoccupava non poco le sfere politiche del Regno.
Per questa ragione l’arrivo di un nuovo ordine monastico fu tanto ben visto dai politici di Palermo, perché rappresentava un possibile contrasto ad una realtà religiosa consolidata e per certi versi scomoda.

Sin dagli albori del loro approdo a Palermo, i Padri Teatini iniziarono subito una spingente opera di proselitismo, fondando una confraternita denominata Servi di Maria della Sciabica. Questa compagnia aveva la caratteristica di essere non selettiva, quindi creata per accogliere tutti i fedeli, indipendentemente dalla loro professione o estrazione sociale. Da qui il nome di Sciabica, che era appunto una rete da pesca adatta a catturare pesci di ogni tipo e dimensione.

Con il passare degli anni l’ordine dei Teatini divenne più grande ed influente e di conseguenza anche la comunità crebbe notevolmente, cambiando successivamente il suo nome in confraternita della Madonna della Provvidenza. A questo punto mancava solo un dettaglio, un’immagine della Madonna alla quale i confratelli potessero rivolgere la propria devozione. Ma quale scegliere?

A Palermo esistevano già diverse confraternite mariane, ognuna con una particolare immagine che non poteva certamente essere replicata. Il dilemma dell’originalità fu risolto da uno dei Padri Teatini, don Vincenzo Scarpato, che da buon napoletano era devoto della Madonna dell’Arco, in genere rappresentata incoronata insieme a Gesù Bambino.

Questa soluzione piacque molto ai confrati e don Vincenzo convocò subito diversi pittori palermitani dando loro istruzioni molto specifiche su come realizzare l’opera. Tuttavia l’impresa risultò più complessa del previsto e, per una ragione o per l’altra, nessuno degli artisti interpellati riuscì a realizzare un’immagine soddisfacente agli occhi del monaco napoletano.

Si racconta che, dopo svariati tentativi fallimentari, don Vincenzo incontrò per strada un vecchio signore molto gentile che gli consegnò un pacchetto, ben chiuso da un nastro. Questi gli disse che l’involto conteneva un regalo che, se conservato con cura e devozione, avrebbe garantito molte grazie e un grande afflusso di pellegrini.
Preso dalla curiosità Vincenzo Scarpato aprì il pacco e si trovò davanti uno splendido quadro, identico a quello che aveva a lungo desiderato.
Quando alzò lo sguardo dal dipinto, il vecchio era scomparso. Secondo quanto rivelato da don Vincenzo molti anni dopo, l’uomo gentile era secondo lui San Giuseppe, che gli si era poi rivelato in sogno.

Ovviamente questa storia accrebbe di molto la devozione nei confronti di quell’immagine benedetta, che fu subito consacrata ed esposta alla venerazione del pubblico, che accorreva da tutta la Sicilia per chiedere grazie e miracoli.

Dopo la scoperta della Fonte Miracolosa, il numero dei devoti crebbe ulteriormente. Fu introdotto un particolare rituale che prevedeva la l’offerta di nocciole benedette, che venivano poi distribuite ai fedeli e, nel 1685 il Senato Palermitano decretò che la Madonna della Provvidenza diventasse patrona della città (tanto una in più non guasta).

Nel 1734 persino il Vaticano riconobbe i miracoli compiuti e, con uno speciale capitolo, detto di San Pietro, concesse le corone d’oro che furono poi poste sulle teste della Madonna e del Bambino.

La confraternita rimase attiva fino al secondo dopoguerra, quando si sciolse definitivamente. Il quadro invece è rimasto nella chiesa ipogea sotto San Giuseppe, dove ha continuato a ricevere la devozione di migliaia di fedeli, nonostante non si conosca il nome del misterioso autore.

 

Foto: C. Di Maggio

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Samuele Schirò
Samuele Schirò
Direttore responsabile, redattore e fotografo di Palermoviva. Amo Palermo per la sua storia e cultura millenaria.

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