Un gioiello Barocco da riscoprire: la Chiesa dell’Assunta di Palermo

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Per conoscere davvero la Palermo barocca ed immergersi in un’epoca lontana dalla contemporaneità, una visita alla chiesa dell’Assunta delle Carmelitane Scalze è un’esperienza imperdibile. Edificata tra il 1625 e il 1628, si trova lungo via Maqueda, tra la via Santa Rosalia e piazza San Nicolò degli Scalzi.

La facciata, in conci squadrati, presenta sul portale lo stemma della famiglia Moncada, sormontato da un grifo e sorretto da putti, con alla sua base un’iscrizione marmorea del 1662. Questa iscrizione indica la destinazione dell’istituto, dedicata alle componenti femminili delle casate elencate, col consenso di Filippo III di Sicilia, della consorte Maria Anna d’Asburgo e dell’imperatore Leopoldo I d’Asburgo.

Facciata della chiesa dell'Assunta
La facciata della Chiesa dell’Assunta – a destra l’ingresso del Monastero, oggi Istituto Comprensivo Statale Madre Teresa Di Calcutta

Storia della edificazione della Chiesa dell’Assunta

La chiesa dell’Assunta nasce da una storia interessante: venne fatta costruire, insieme al convento, da Antonio Moncada, duca di Montalto, appositamente per la moglie Giovanna de la Cerda, duchessa di Montalto che, a dire di Bellafiore, “clamorosamente, s’era ritirata a vita monacale imitata dal marito”1. Il motivo di questa scelta fu la prematura dipartita di un loro figlio.
“Avendo abbandonate le pompe, ed il fasto del mondo”2, il 17 gennaio 1626 la nobildonna pronuncerà i voti da carmelitana scalza nel monastero di San Giuseppe di Napoli, prendendo così il nome di suor Teresa dello Spirito Santo.
Dopo aver fatto la professione di fede il 24 giugno, il marito, che era già vestito dell’abito chiericale della Compagnia di Gesù, promise di voler fondare un Monastero di Carmelitane scalze a Palermo, sua città natale.

La costruzione della chiesa non iniziò subito, a causa di alcuni contrasti tra la sede palermitana e quella napoletana; il duca infatti otterrà il permesso della fondazione solo il 9 febbraio 1625, mediante bolla pontificia di Papa Urbano VIII, sotto il titolo dell’Assunzione di Maria Vergine. La bolla fu promulgata “a patto che dovessero in esso riceversi tre donzelle per religiose senza dote, congiunte dei fondatori, o straniere, da eleggersi da essi per una sola volta; che fossero dodici le Monache, oltre la Priora; che il monastero star dovesse sotto la giurisdizione dell’ordinario, e che si potessero trasferire due o tre religiose d’altro monastero dello stesso istituto per introdurre nel nuovo l’osservanza3.

La chiesa era quindi sottoposta alla gestione patrimoniale e amministrativa dell’ordinario diocesano. Tuttavia, il 14 Aprile 1632, grazie all’influenza del principe Luigi Guglielmo I Moncada, figlio dei duchi, l’istituzione passò sotto la giurisdizione dei padri teresiani:
In vigor di detta Bolla il Difinitorio Generale dell’Ordine sotto il 22 Aprile 1632 da Roma spedì commissione al Priore del Convento di S. Maria de Remedj di Palermo, acciocchè per atto di pubblico Notaro notificasse alla Priora, e alle Monache di detto monastero dell’Assunta tanto il di sopra enunciato Breve, quanto l’accettazione del Difinitorio Generale. Il Priore di detto convento, ricevuto l’assenso del Cardinale Arcivescovo, eseguì l’incombenza a 6 Luglio 1632, pigliando possesso del monastero a nome della religione. Vi durarono sino al 1730 nel quale anno a domanda delle religiose medesime tornò il monastero sotto la giurisdizione dell’Ordinario, come attualmente lo è, essendosi sottratte da quella de’ Padri Carmelitani Scalzi4.

Il principe Luigi Moncada si recò personalmente a Roma per ottenere dal pontefice il permesso, poi accordato, di far uscire la madre, ormai monaca, con altre due religiose dal monastero napoletano. Dopo alcune difficoltà e severe regole sul modo, l’accompagnamento ed il viaggio, l’Arcivescovo di Napoli concesse la licenza. Nel frattempo, a Palermo, il 13 giugno 1628 l’Arcivescovo Giannettino Doria benedisse la nuova chiesa.

La duchessa, insieme alle altre due religiose, arriverà a Palermo soltanto il 20 giugno del 1628, accolta dal Duca di Albuquerque, Viceré di Sicilia e dalla consorte, dall’Arcivescovo Doria, dal principe Moncada e da una schiera di nobili: “le cronache del tempo riferiscono, con dovizia di particolari, il teatrale arrivo a Palermo di quella nobile religiosa accolta con affettato ossequio dal viceré, dalla nobiltà e dal clero ed introdotta solennemente in questo convento che rimase riservato alle donne del suo parentado”5.
Infatti, vi potevano accedere solo le donne della famiglia Moncada, Principi di Paternò e le casate nobili connesse, come detto all’inizio. Anche Garstang ci informa che “resoconti contemporanei parlano della gran calca di nobildonne che affollavano la piccola chiesa per cercare di vedere almeno di sfuggita la duchessa, velata di nero perché nessun occhio profano potesse posarsi su di lei”6.

La chiesa a quel punto era ormai completa, riccamente decorata e dotata di tutti i comfort, compreso un giardino, “poiché il Duca, ed il figlio D. Luigi non contenti dell’offerta fatta al Sommo Pontefice, spesero in fabbrica, dotazione, ed ornamenti cento mila scudi”7.

Questo edificio è una testimonianza della spiritualità e devozione dell’aristocrazia siciliana del XVII secolo. Esso riflette non solo un investimento economico e artistico significativo, ma anche un percorso di fede che ha segnato profondamente la vita dei suoi fondatori. La famiglia Moncada ha reso questo luogo un simbolo del legame tra nobiltà e fede, un esempio di come i valori religiosi si intrecciassero con il prestigio e le tradizioni familiari.

Questo complesso monumentale, pur meno conosciuto rispetto ad altri monumenti palermitani, rappresenta un vero gioiello nascosto di Palermo, che conserva l’eredità storica e culturale di una delle famiglie più influenti della Sicilia.

Nel 1823 parte della facciata venne rovinata da un violento terremoto, distruggendo il coro all’ingresso e parte del bellissimo pavimento. Oggi questo monumentale scrigno è affidato alla confraternita di Maria Santissima della Mercede, fondata nel 1909 nella distrutta chiesa di San Giosafat.

Architettura della chiesa dell’Assunta di Palermo

Chiesa dell'Assunta - gli stucchi interni

L’interno della Chiesa dell’Assunta delle Carmelitane Scalze è una vera gemma nascosta di Palermo, impreziosito da decorazioni che testimoniano l’arte e la devozione del XVII secolo. Esso si presenta ad unica navata e totalmente decorato a stucco e ricco di affreschi, con pavimenti in marmi policromi.

Nella controfacciata si trova il coro chiuso da una grata, che ospita un organo a canne di Pietro Lugaro del 1861. Il Mongitore (1741) ci fornisce una descrizione essenziale: “Non è vasta la chiesa ma proporzionata al monastero, ha tre altari, il maggiore con la sua custodia e il quadro della SS. Assunta titolo del Monastero, opera… Nel lato destro è la cappella dedicata al Crocifisso; nel sinistro la cappella di S. Teresa d’Avila. Tutta la chiesa è ornata di stucco, toccato d’oro, con varie dipinture. Nel 1737 si fece il pavimento di marmi di vari colori vagamente intrecciati”8.

Il presbiterio con abside rettangolare delimitato da arco trionfale, presenta l’altare maggiore in pietre dure, agate e lapislazzuli, con due gradini, due vasi e due statue in stucco: Fede e Carità. Al centro il quadro “dell’Assunzione di Maria Vergine” di Giuseppe Patricolo. Sul cornicione in altro troviamo la “Gloria del Padre” in stucco. Sulla mensa il tabernacolo è sormontato dalla figura di Gesù Risorto contornato da raggiera. Sulla volta è affrescata la scena “Santa Teresa venera la Vergine Incoronata”.

Sulla parte di sinistra, troviamo un’urna reliquiario contenente il simulacro vestito della martire romana santa Teodora, di autore ignoto e risalente alla metà del XVIII secolo. Non è una scultura bensì un reliquario realizzato in cartapesta gessata contenente i resti della Santa. La capigliatura è probabilmente costituita di capelli veri e gli occhi sono invece in vetro. Le sue reliquie furono traslate da Roma a Palermo nel 1772, donate da Papa Clemente XIV all’allora parroco della chiesa di Sant’Ippolito Martire a Porta Carini per il monastero.

Urna funeraria di santa Teodora
Santa Teodora – Vergine e Martire

A seguire abbiamo la Cappella del SS. Crocifisso del ‘700 con la croce in tartaruga e le figure in stucco di Maria, la Maddalena e San Giovanni Evangelista, delimitato dalle allegorie della Carità, Misericordia, Fortezza e Sapienza Divina. Davanti al tabernacolo, il busto ligneo di San Giovanni della Croce, di scuola napoletana.
Sotto la mensa, il simulacro in cera raffigurante la Dormitio Virginis, circondato da ex voto.

Più avanti si trova una nicchia delimitata da timpano ad arco spezzato, con teatrino ovale intermedio sormontato da un affresco di Santa Teresa. In prossimità dell’arco trionfale è collocata la statua lignea di Santa Rosalia. Avanti ancora, c’è la porta che conduce alla sacrestia, con sopra un affresco di “Santa Teresa ai piedi della Vergine riceve il velo da San Giuseppe” sormontato da tondo con busto di San Pietro Apostolo. A destra invece, troviamo un’edicola nel sottocoro, contenente la raffigurazione in ceroplastica della Mater Dolorosa, sormontata da affresco e una nicchia dell’Ecce Homo, con relativa statua.

Chiesa dell'Assunta - altare di Santa Teresa
Cappella di Santa Teresa d’Avila

Più avanti c’è la Cappella di Santa Teresa d’Avila. Sull’altare, il dipinto raffigurante “Santa Teresa indica il monastero a San Giuseppe” di Gaspare Serenari, delimitato dalle allegorie in stucco della Sapienza Divina e della Fortezza. Sulla mensa è collocata una statuetta lignea policroma settecentesca raffigurante l’Immacolata Concezione. Davanti al tabernacolo dell’altare, il busto ligneo policromo di Santa Teresa d’Avila, di scuola napoletana.

Subito dopo troviamo una nicchia contenente il dipinto della Madonna della Salute, delimitata da timpano ad arco spezzato con teatrino ovale intermedio sormontato dall’affresco Santa Teresa e San Giovanni della Croce. In prossimità dell’arco trionfale è collocata la vara con statua lignea di Maria Santissima della Mercede, attribuita a Rosario Bagnasco, del 1910.

L’apparato decorativo degli interni è del 1710 circa, esito della collaborazione di importanti artisti: Guglielmo Borremans, Filippo Tancredi, Antonio Grano e gli stuccatori Giacomo, Giuseppe e Procopio Serpotta; tuttavia, esistono opinioni divergenti sull’attribuzione di alcuni dettagli decorativi.

Una questione controversa

Fino agli anni ’30 del Novecento, tutti gli stucchi sono stati attribuiti a Giacomo Serpotta, infatti agli inizi dell’Ottocento, Lazzaro di Giovanni documentò un intervento decorativo a cui parteciparono Giacomo Serpotta e suo fratello Giuseppe, che realizzarono stucchi allegorici ed elementi ornamentali, fondendo influenze del barocco romano con lo stile locale, seppure “non sono delle migliori opere di questo eccellente artista”9.

Alcuni critici, come Filippo Meli, notarono una diversità di stile che, a tratti, interrompeva l’armonia dell’insieme: “Parlando degli stucchi dell’Assunta, intendiamo prendere in esame quelli eseguiti nel Cappellone, non quegli altri delle due cappelle laterali della nave, modellati da tardivi e grossolani seguaci serpottiani… Gli stacchi del Cappellone presentano finezza di schemi non indegni di Giacomo Serpotta. Ci sono due busti dei SS. Apostoli Pietro e Paolo, di rara qualità plastica, ma di ben altro sentimento, di ben altra personalità. Sicuramente trattasi di opere del fratello di Giacomo Giuseppe Serpotta”10.

Garstang prendendo in esame tutti questi spunti ritiene che “Malgrado il giudizio di Meli, è evidente dal tono dell’insieme, come pure da precisi dettagli architettonici e decorativi, che gli stucchi sono opera di un’équipe di stuccatori diretta da un singolo architetto”11. Ma continuando la lettura Garstang ci fa sapere un dettaglio da non sottovalutare, che legge dal Libro di Cassa redatto dalla Reverenda Madre Suor Anna, datato 31 Ottobre 1716:

Stucchi del Cappellone e la pala d’altare attuale

Tarì 14 per fare il ponte alla chiesa […] spese per la chiesa e sue feste once 6, 5, 20 per la nostra Reverenda Madre spesi per il gancio delle 40 Ore con la Cappella in S. Francesco cioè once 4 dati al detto convento once 1, 12 regalati al capomastro per la relattione di non potersi ricevere per causa della chiesa imbarazzata per causa dello stucco e pittura sotto il littirino [il coro rialzato sopra l’ingresso della chiesa]12.

Gli affreschi, quindi, non sono di Filippo Tancredi come fin ora sospettato, ma sono da attribuire al Borremans e non rappresentano episodi della vita di Santa Teresa, bensì eventi della vita di un’altra santa carmelitana, S. Maria Maddalena dei Pazzi. Inoltre, dice il Garstang: “nel Libro di Esito del 1739, troviamo una voce che cita il nome di uno degli stuccatori responsabili della decorazione della chiesa: «a Procopio Sirpotta once 25 per ripigliare ed inbianchire detto stucco di tutta la chiesa»13.

È la figura di Antonio Grano a svelare il mistero: autore di una pala d’altare con soggetto “l’Estasi di Santa Teresa”, purtroppo perduta e sostituita da una tela del sacerdote Giovanni Patricola. Questo ulteriore dettaglio ci viene confermato da Agostino Gallo, che ci indica il 1828 come data della sostituzione14.
Grano era all’apice della sua carriera come architetto e decoratore e la chiesa dell’Assunta è uno dei suoi capolavori. Inoltre, Garstang dice ancora: “Uno dei particolari decorativi conferma Grano come l’autore della decorazione. È un ornamento a forma di conchiglia con due teste di ariete a guisa di anse posto nella parte centrale del fregio del riquadro della pala, sotto la figura dell’Onnipotente. […] Procopio Serpotta in questo decennio collaborò con Grano sia a Casa Professa che nella chiesa della Pietà. Anche la decorazione dell’Assunta presenta forti analogie, specialmente per quel che riguarda l’esecuzione dei medaglioni, con la decorazione della chiesa del Monte di Pietà a Monreale, eseguita in parte da Procopio nel 1709”15.

In buona sostanza, il restauro avvenuto nel 1738 da parte di Procopio accredita che sia lui il principale artefice degli stucchi, in quanto solo lui restaurava opere proprie o quelle del padre. Le figure allegoriche invece sono sicuramente di Giuseppe Serpotta, che “sovente lavorò col nipote nei primi anni del Settecento16”.‬‬

Conclusioni

Che si tratti di appassionati di arte, di storia o semplicemente di viaggiatori curiosi, la chiesa dell’Assunta delle Carmelitane Scalze rappresenta una tappa imperdibile per comprendere l’anima barocca di Palermo. Visitare questo luogo non è solo un’esperienza affascinante per i turisti, ma anche un’opportunità preziosa per i palermitani, che spesso ignorano i tesori nascosti della propria città. Questo luogo di culto è una testimonianza straordinaria del barocco palermitano, un simbolo di arte, storia e spiritualità che merita di essere riscoperto. Conoscerla significa approfondire le proprie radici, valorizzare il patrimonio culturale e guardare Palermo con occhi nuovi, riscoprendone la bellezza attraverso la sua storia.

Marzia Cillari

Informazioni utili: La chiesa dell’Assunta delle Carmelitane Scalze si trova in via Maqueda n.55, ed è visitabile la domenica mattina
Santa Messa domenica e festivi alle ore 12:00

Note:

  • 1 G. Bellafiore, Palermo, Guida della città e dei dintorni, 1995, p. 49.
  • 2 G. Palermo, Guida istruttiva per potersi conoscere..tutte le magnificenze…della città di Palermo. 5 giornate, Volume 4, Palermo, 1816, p. 245.
  • 3 Ivi, p. 247.
  • 4 Ivi, p. 251.
  • 5 G. Bellafiore, p. 49.
  • 6 D. Garstang, Giacomo Serpotta e gli stuccatori di Palermo, Sellerio editore Palermo, 1984, p. 255.
  • 7 G. Palermo, p. 249.
  • 8 A. Mongitore, Storia sagra di tutte le chiese, conventi, monasteri, ospedali ed altri luoghi pii della città di Palermo, Monasteri e conservatori, fos. 423 – 43.
  • 9 D. Garstang, op. cit., p. 255.
  • 10 F. Meli, Giacomo Serpotta, pp. 212 – 213.
  • 11 D. Garstang, op. cit., p. 255.
  • 12 Ivi, p. 256.
  • 13 Ibidem.
  • 14 A. Gallo, Elogio storico di Pietro Novelli, Palermo, 1830, p. XXIV.
  • 15 D. Garstang, op. cit., p.256.
  • 16 Ibidem.

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Marzia Cillari
Marzia Cillari
Operatore culturale e storica dell'arte. Laureata in Scienze della Comunicazione per le culture e le arti e in Didattica dell'arte e mediazione culturale del patrimonio artistico presso l'Accademia di Belle Arti, dove attualmente svolge il Dottorato di Ricerca in Pratiche Artistiche e Storia dell'arte. Palermo è la città in cui vive, di cui è innamorata e di cui vuole raccontare dal punto di vista artistico e storico

14 COMMENTI

  1. Già dalle primissime parole mi è sembrato di trovarmi all’interno di questo capolavoro di architettura storico artistico, situato nel cuore della nostra meravigliosa Palermo. Grazie, Marzia Cillari, per questo tour virtuale, sei sempre precisa e puntuale, stimoli curiosità e fai venire voglia di immergerci in questi siti affascinanti e ricchi di storia. Complimenti!

  2. Marzia, innamorata della sua città, con abilità e con stile, ci trasporta nel lontano passato, facendoci conoscere alcuni particolari della nostra Palermo barocca lungo un percorso chiaro e dettagliato, dimostrando grande competenza in materia. Grazie per averci dato la possibilità di scoprire questo vero gioiello nascosto di Palermo e apprezzarne la bellezza. Complimenti Marzia .

  3. Grazie Marzia Cillari per questo interessante articolo che riesce a suscitare curiosità per la bellezza da ammirare e conoscere

  4. Articolo meraviglioso, curato nei minimi dettagli che danno la possibilità di, vedere la bellezza monumentale e scoprire la storia dall’origine.
    Complimenti Marzia Cillari

  5. Complimenti all’autrice,non conoscevo la storia,e per i dettagli chiari e tanto interessanti ho potuto apprendere e far mia questa storia che dopotutto appartiene alla mia città.Grazie e bravissima.

  6. Marzia Cillari dimostra ancora una volta la sua abilità nel raccontare la storia e l’arte di Palermo con uno stile unico,accattivante e ricco di dettagli. In questo articolo sulla Chiesa dell’Assunta delle Carmelitane Scalze, riesce a trasportare il lettore indietro nel tempo, facendo rivivere la magnificenza della Palermo barocca. Con un linguaggio chiaro e coinvolgente, Marzia Cillari non solo ci guida alla scoperta di un angolo poco conosciuto della città, ma ci offre anche un’opportunità unica di apprezzare il patrimonio storico e culturale che rende Palermo così speciale. Un’ottima lettura per chi vuole approfondire la conoscenza della città e dei suoi tesori nascosti. Brava Marzia

  7. Non si finisce mai di imparare, conoscere le ricchezze del nostro patrimonio culturale, con una descrizione accurata, si denota subito a prima lettura che c’è padronanza e competenza della materia. Grazie

  8. Complimenti all’autrice dell’ articolo, Marzia Cillari, sempre chiara, esaustiva, capace di fare emergere ogni più piccolo dettaglio!

  9. Complimenti all’autrice di questo articolo per l’analisi dettagliata che leggo con piacere. É sempre bello conoscere la storia dei monumenti ed edifici della nostra città! Grazie Marzia !

  10. Complimenti Marzia❤️grazie per questo meraviglioso articolo, ci dai sempre la possibilità di scoprire la storia di tanti bei tesori che possediamo nella nostra città e che vengono a volte completamente ignorati!

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