Eleuterio: eutanasia di un fiume

fiume_eleuterioUno dei paesaggi naturali che potrebbe arricchire il territorio di Ficarazzi e renderlo fruibile alla popolazione locale e al circuito turistico è rappresentato dal fiume Eleuterio che ha la sua foce proprio nel mare antistante il paese. Valorizzazione della flora e della fauna e navigabilità del fiume sono stati i temi portanti dei convegni e dei progetti scolastici promossi alcuni anni fa dalle amministrazione comunali e foraggiate dalla Provincia e dalla Regione. Peccato che queste particolari attenzioni non hanno prodotto atti concreti che potessero deviarne, in maniera virtuosa, il corso. 
Le promesse contenute fra le righe della bozza dei proclami elettorali millantate dall’attuale amministrazione erano chiare: “Lavoreremo per la salvaguardia della nostra costa coltivando la voglia e la volontà di creare una borgata sul mare. Creeremo le condizioni e l’entusiasmo per riuscire nell’ambizioso progetto di costruzione del “porto canale” restituendo l’antica navigabilità dell’Eleuterio.
Purtroppo sul fronte dell’Eleuterio le notizie sono sconfortanti. Infatti il fiume, che scorre per circa 30 chilometri attraversando i comuni di Marineo, Bolognetta, Misilmeri, Villabate e Ficarazzi è molto inquinato.
Il Movimento Cinque Stelle all’Ars, attraverso un’interrogazione indirizzata al Governo regionale e ai due assessorati Territorio e ambiente e Salute, chiede di intervenire urgentemente attraverso iniziative di monitoraggio, valutazione ed intervento.
“Abbiamo saputo – afferma il deputato Cinquestelle Salvo Siragusa, primo firmatario dell’atto parlamentare – di un nuovo sversamento in mare di un elevato quantitativo di prodotto inquinante proveniente dalla foce del fiume Eleuterio e dai canali delle acque piovane in prossimità delle spiagge di La playa e Sarello.Non possiamo stare a guardare mentre i nostri territori, i nostri fiumi, i mari e le colture tutte – continua Siragusa – vengono inquinati a causa dell’incuria delle amministrazioni e delle cattive prassi adottate dalle aziende ricadenti nel territorio“.
Come non essere d’accordo? I fattori, infatti, sono molteplici e le cause si evincono dalla relazione prodotta dal Dipartimento regionale dell’ambiente, servizio 4 assetto del territorio e difesa del suolo, e da una relazione dell’Asp 6 di Palermo, redatta congiuntamente agli organi di Polizia Municipale di Bagheria a seguito dell’esposto del presidente del Consiglio Circoscrizionale di Aspra.
“I due documenti non lasciano spazio all’immaginazione – conclude il deputato del Movimento 5 Stelle – infatti si evince chiaramente come l’inquinamento del fiume Eleuterio sia dovuto espressamente al cattivo funzionamento dei depuratori di diversi comuni che sversano le loro acque nere non trattate direttamente al fiume, a piccole industrie che sorgono vicino al letto del fiume ed a causa dei prodotti chimici che usano gli agricoltori nei terreni limitrofi al letto del fiume”.fiume eleuterio 1
Abbiamo deciso di fare personalmente un sopralluogo. Siamo scesi da una stradina di cui non conosciamo il nome (potrebbe chiamarsi via Fiume o via Eleuterio).
Sin dall’inizio della camminata si potevano scorgere le acque del fiume, anche se il corso dell’acqua è quasi coperto dalla crescita esponenziale dei canneti (eppure nel piano triennale delle opere pubbliche si era parlato di interventi di manutenzione straordinaria sugli alvei dei torrenti e del fiume!)
Posteggiate lungo la trazzera che costeggia l’Eleuterio due macchine abbandonate da chissà quanto tempo. Dopo circa 50 metri il fiume scompare alla nostra vista per fare spazio ad una distesa di limoneti dai colori abbaglianti. La nostra passeggiata finisce sotto gli acquedotti: due ponti ad archi che attraversano i vari avvallamenti del terreno e che un tempo trasportavano acqua da una fonte che dista circa 15 chilometri da qui. Il primo, costruito nel XV secolo e composto da nove archi, convogliava l’acqua fino alle coltivazioni di canna da zucchero situate a breve distanza; il secondo ponte invece fu fatto costruire dal principe Giardina nel secolo XVII per trasportare acqua nei propri poderi.
fiume eleuterio
A confliggere con la vegetazione e con la bellezza architettonica degli acquedotti la presenza di un’autovettura abbandonata e di pezzi di rottame riconducibili ad un camioncino.
Proprio in questo tratto finale riappare in forma carsica il fiume Eleuterio: il colore plumbeo delle acque non fa altro che confermare che nel fiume, da monte a valle, vengono sversate sostanze inquinanti di ogni genere.
Rimane l’amaro per l’abbandono naturalistico e architettonico perpetrato da tutte le amministrazioni che si sono succedute negli ultimi decenni. In qualsiasi paese civile la passeggiata che abbiamo appena fatto dovrebbe far parte degli itinerari indicati dal FAI (Fondo Ambiente Italiano) di cui è stata celebrata la 22esima giornata FAI di Primavera. Non osiamo pensare cosa potrebbero, se potessero parlare, raccontare gli archi di questi decenni o secoli di abbandono, in cui la natura e l’arte sono state sopraffatte dall’incuria e dalla dimenticanza, dall’antropizzazione selvaggia e dallo smaltimento indiscriminato di ogni sorta di sostanze inquinanti.
Naturalmente nessuno è così ingenuo da credere che si possano porre in atto interventi immediati, anche perché bisognerebbe partire da un progetto condiviso fra tutti i paesi interessati e trovare i finanziamenti. Quanto meno si potrebbe auspicare che il letto del fiume che rientra all’interno e nelle competenze riguardanti il territorio locale possa essere liberato dall’abbraccio soffocante dei canneti che coprono quasi del tutto le acque, dall’immondizia accumulata negli anni e dalla presenza di auto abbandonate.
Se appare illusorio pensare che l’Eleuterio possa un giorno essere attraversato da natanti, almeno si dia a chi può la possibilità di ammirarne lo scorrere silenzioso delle (pur se inquinate) acque, la possibilità di posare lo sguardo sulle distese dorate di limoni e concludere la passeggiata con lo sguardo impietrito e sbigottito di chi non sa e non sapeva che a Ficarazzi si potesse ammirare tanta bellezza architettonica immersa nella natura selvaggia (a dispetto dello scempio perpetrato dall’homo sapiens sapiens).
Ci sarà un motivo se gli arabi hanno denominato il nostro territorio col nome di “Fakar – Azz“, che a quanto pare significa “eccellente, importante”.

                                                                               Giuseppe Compagno 

1 COMMENTO

  1. E’ un peccato che nessuno s’interessa di questo fiume.
    Molte volte sono passato dal fiume per andare al paese di mia Madre (Aspra), ammirando la valle e specialmente l’acquedotto.
    Anzi, e’ un peccato mortale trattare il nostro ambiente in tal modo e secondo me dovrebbe pagare la Regione, la provincia ed il comune, li prenderei per i capelli e gli metterei la faccia nell’acqua e vedrei come sono criminali per non aver protetto il nostro patrimonio naturale, vergogna!!!! Io vivo negli Stati Uniti e qui gli farebbero la pelle.

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