Il termine “vastaso” in Sicilia oggi ha una sola accezione. Si usa come insulto, spesso rivolto ad una persona maleducata, volgare ed incivile.
Tuttavia questo termine esiste in Sicilia da molti secoli, forse da millenni, e ben prima di diventare un insulto si riferiva ad un particolare mestiere, oggi in disuso, ma un tempo fondamentale per la società siciliana.
Andiamo a scoprire la storia dei vastasi.
Chi era il Vastaso?
Sebbene, come detto, il termine “vastaso” oggi sia confinato al mondo delle ingiurie della lingua siciliana, fino a pochi secoli fa si riferiva invece ad una categoria professionale specifica, ovvero quella dei facchini o portantini.
Si trattava di persone addette al trasporto di merci o persone, mediante l’uso di piccoli carretti o portantine come le sedie volanti. Tali figure erano particolarmente importanti nelle città come Palermo, dove il fitto tessuto urbano non consentiva il passaggio agevole delle carrozze a trazione animale, dunque era necessario ricorrere a mezzi più piccoli, che facevano affidamento proprio sui vastasi per muoversi.
Il termine vastaso dunque non è sempre stato offensivo, ha invece origini antichissime, provenendo dal verbo greco βαστάζω (bastazô), che significa letteralmente “sollevare qualcosa di pesante”. E pesanti infatti erano le portantine, che al carico della struttura in legno e cuoio, dovevano aggiungere il peso di un passeggero spesso appartenente ai ceti agiati, dunque una persona abituata a mangiare bene, se rendo l’idea…
Oltre al trasporto delle persone, alcuni vastasi avevano il compito di portare merci e materiali, ad esempio sacchi di legumi e cereali nei mercati, oppure pietre e legname nei cantieri.
Naturalmente si trattava di un mestiere umilissimo. I vastasi erano uomini di costituzione robusta, dunque molto forti, che provenivano dalle famiglie più povere. D’altronde era senza dubbio un compito ingrato ed estremamente faticoso, che consisteva nel trasportare carichi equivalenti circa al proprio peso (se non di più) per tutto il giorno, su e giù per la città, sotto il sole e sotto la pioggia.
La nascita dell’ingiuria

Perché allora un mestiere tanto comune e necessario per l’epoca, è diventato l’odierno epiteto che tutti conosciamo?
Come detto si trattava di un lavoro spezza-schiena, svolto esclusivamente da persone di bassa estrazione sociale. Dunque era facile che, in preda alla fatica o nell’atto di sollevare carichi particolarmente gravosi, dalle loro bocche uscissero le peggiori contumelie.
Va inoltre considerato che i vastasi addetti al trasporto delle persone, si suddividevano in due categorie. Quelli che lavoravano con le portantine a noleggio, servizio dai prezzi popolari e utilizzato anche dal ceto medio, erano sempre in giro e avevano un aspetto lacero e sporco, a causa delle lunghe giornate trascorse a camminare nei vicoli fangosi o polverosi (a seconda della stagione).
L’altra categoria era quella dei portantini al servizio delle case nobiliari. Sebbene questi ultimi avessero un abbigliamento più ordinato, il loro aspetto rozzo e abbrutito cozzava terribilmente con quello raffinato dei nobili che se ne servivano.
In entrambi i casi dunque, sentirsi chiamare vastaso non doveva far piacere a chiunque non facesse quell’ingrato mestiere, divenendo di fatto l’esempio di volgarità per antonomasia.
Da qui la nascita del termine ingiurioso che, suo malgrado, è riuscito a passare la prova del tempo e a sopravvivere in un’epoca in cui i vastasi di professione non esistono più.
Fonti: βαστάζω – Grecoantico.com