Il Medioevo siciliano è caratterizzato da storie affascinanti di regine che hanno lasciato un segno indelebile sulla storia dell’isola. Nonostante il potere femminile fosse spesso relegato in secondo piano in quell’epoca, queste donne hanno dimostrato una forza e un’influenza straordinarie. Queste storie affascinanti offrono uno sguardo particolare sulla Sicilia medievale e sul ruolo cruciale svolto dalle sue regine, tra conventi, avventure e intrighi di corte, passioni e lotte per il potere, tuttavia non prive di profonde connessioni con il sacro.
Ad ogni regina il suo monastero
Non mancano le coincidenze tra Costanza d’Altavilla e la nuora, anch’essa di nome Costanza, la prima moglie di Federico II. Quando Costanza d’Aragona andò sposa al giovane re Federico, aveva dieci o addirittura quindici anni più del marito (la data di nascita precisa non è nota!). Già regina d’Ungheria, rimasta vedova e madre di un piccolo re di quattro anni, dovette fuggire dal cognato usurpatore. Morto anche il figlio, Costanza trovò rifugio nel convento di Sijena, fondato e governato dalla madre, la regina vedova Sancia, ma da nessuna cronaca risulta che fosse diventata monaca o che il fatto della sua uscita dal convento abbia suscitato scalpore, come quella, presunta, di Costanza d’Altavilla.
Un’altra Costanza, la seconda regina regnante di Sicilia, pronipote di Costanza d’Altavilla, governò assieme al marito e poi al figlio durante i tempi travagliati della Guerra del Vespro. Come le sue omonime, anch’essa soggiornò a varie riprese presso un monastero, quello delle Clarisse a Messina, che aveva preso sotto la sua protezione (e che ospitò in seguito diverse regine di Sicilia). Di ritorno in Spagna prese l’abito delle clarisse a Barcellona dove morì in odore di santità e venne dichiarata beata dalla Chiesa.

Ritornando ai tempi di Guglielmo il Buono, il ricordo sia della madre, Margherita di Navarra, che della moglie, Giovanna d’Inghilterra, è legato a quello di importanti abbazie. Come risulta da un diploma del 1174, la regina madre, dopo la maggiore età di Guglielmo, si dedicò alla ricostruzione e rifondazione di un antico monastero andato precedentemente distrutto, a Maniace, vicino Bronte, sui pendii dell’Etna, che diventò la sontuosa abbazia di Santa Maria (oggi museo castello di Nelson). Sembra che nei suoi ultimi anni la regina abbia soggiornato alternamente a Maniace e a Monreale, dove morì e fu sepolta nel 1183.
La vedova di Guglielmo il Buono, Giovanna d’Inghilterra, ebbe invece una vita estremamente avventurosa, come l’abbiamo raccontato in varie cronache. Risposata con il conte di Tolosa, incinta del terzo figlio, intraprese, per motivi non del tutto chiari, un pericoloso viaggio per chiedere aiuto al fratello Riccardo Cuor di Leone, il quale, nel frattempo era deceduto, ferito da una freccia di balestra. La madre, Eleonora d’Aquitania, riportò la salma del benamato figlio a Fontevraud, dove lo fece seppellire nel pantheon di famiglia, prima di riprendere le sue peregrinazioni per assicurare e facilitare la transizione del regno da Riccardo a Giovanni (il Senzaterra).
Anche Giovanna soggiornò presso la rinomata abbazia e, presumibilmente, fu in questa occasione che prese la decisione di farsi monaca, nonostante fosse sposata, e di non ritornare dal marito. Riuscì, mediante laute offerte, ad ottenere la dispensa, e prese il velo pochissimo tempo prima di morire di parto, nel 1199, a Rouen, dove aveva seguito la madre. Il suo corpo, rivestito dall’abito monacale, e quello del bambino vennero seppelliti a Fontevraud, ma purtroppo non rimane traccia del loro sepolcro, distrutto all’epoca della Rivoluzione francese.
Liliane Juillerat