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L’altezza è mezza bellezza: traumi infantili di un palermitano doc

Qualche anno fa un amico ( chiamiamolo pure cosi…) con aria disinvolta mi disse: ” Ma con la tua altezza hai mai avuto problemi ?” Devo ammettere che da quel momento la mia vita è stata stravolta e l’immagine positiva, seguita dall’autostima che avevo di me stesso scivolò in maniera impietosa sotto i miei piedi.
La prima cosa che mi venne in mente fu il protagonista del libro di Luigi Pirandello “Uno, nessuno e centomila”, e come lui sono corso subito allo specchio, non per guardare il mio naso, ma per dare un’occhiata alla mia statura.
Certo non ho mai pensato di essere una quercia ne tanto meno granatiere, ma non avrei mai creduto di essere cosi basso da indurre certi “amici” a farmi queste domande indiscrete. Cercai  di cambiare specchio ma ahimè, non ve ne era alcuno che allungasse di qualche centimetro la mia altezza.
Quel giorno, guarda caso, le mie figlie stavano guardando Biancaneve e appena giunsero i suoi sette amici, col magone alla gola, spensi subito la televisione senza nemmeno spiegare alle mie figlie il motivo di questo gesto. Camminando per strada avevo l’impressione che la gente mi guardasse dall’alto verso il basso: l’unico conforto, in estate, era quello di ricevere più ombra dai passanti.
La prima notte la passai insonne cercando di capire quale fosse stata la causa della mia bassa statura. Certo i miei genitori non sono alti, ma ne conosco di altri che con la stessa statura hanno messo al mondo figli di 1.80.
Ho cercato disperatamente l’albero genealogico della mia “razza” e ho scoperto che c’erano parenti di una certa altezza (anche se non REALE): perfino mio nonno ( il padre di mio padre ) era alto 175 cm. Quindi non era un problema di cromosomi, e allora? Ho cercato di giustificarmi col fatto di essere gemello: l’avere condiviso in placenta il mio cibo con un’altra inquilina non è cosa da poco; ma subito pensai alle gemelle Kessler e il mio alibi crollò miseramente. Chiesi a mia madre con quale cibo mi avesse alimentato e mi rispose: ” Con il mio latte fino ad un anno, e poi a pasta e fagioli. Se prodotti a Campobasso, questo lo ignoro.
Non capivo  perché mio fratello, che è nato nel 64, fosse  più alto di me: vuoi vedere che era  tutta colpa degli omogeneizzati? In effetti sono nato nell’anno sbagliato (nel 1959) e pensandoci bene i miei ex amici, tutti nati dopo il 60 erano tutti più alti.
Da ragazzino, quando avevo un po’ di pancia, mi dicevano . ” A panza è tutta altizza”; peccato che un po’ di pancia sia rimasta ma dell’altezza non si trovano tracce.  Mi ricordo intere giornate con i piedi in acqua con la speranza che succedesse il miracolo.  Tutti questi tentativi fallirono. Finalmente decisi di andare da uno psicanalista. Durante l’analisi parlai di quando una ragazza non accettò le mie avance perché mi riteneva basso: e pensare che con tutti i tacchi arrivava sotto il mio naso.
La mia terapia durò alcuni anni. Fra le tante cose gli raccontai di quando assieme al mio amico Andrea ( neanche a dirlo, più alto di me) andavamo a suonare i campanelli dei palazzi con un tacito accordo:dal primo al quarto li suonavo io, dal quinto all’ultimo ci pensava lui.
Anche nel chiudere le saracinesche dei negozi ci mettevamo d’accordo: lui le abbassava fino a metà, per il resto ci pensavo io.
Ricordo che per scippare le coppole dei vecchietti ci pensava Andrea, mentre per alzare le gonne alle signorine ci pensava il sottoscritto.
Certamente esistevano i lati positivi: sull’autobus nessuno mi chiedeva il biglietto, al cinema il ridotto era assicurato e quando c’era da scappare ero sempre il più veloce.
Ci sono voluti cinque milioni per sentirmi dire alla fine: ” La radice dei suoi problemi è riconducibile alla sua bassa statura”: bella forza! E io perché ci ero andato? Fortunatamente continua a consolarmi il  libro di Martin Luther King che  mi ha dato la forza per andare avanti e che in uno dei suoi passi scrive: ” Che tu sia una quercia o un cespuglio, un’aquila o una rondine, ciò che conta è il valore che dai a te stesso “.  Chi si contenta gode.
Concludo con un libro che mi ha ” illuminato ” e mi ha ridato la serenità: “Il Budda”.  Leggendolo ho scoperto che è possibile reincarnarsi: ebbene, dopo la mia morte spero di reincarnarmi in una giraffa.

Giuseppe Compagno

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