Via Andrea Barbazza

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La via Barbazza va dalla via Federico Munter alla via Giotto.

Andrea Barbazza fu un giurista messinese, nato nel primo ventennio del XV secolo e morto nel 1480 a Bologna.

Il suo vero nome era Andrea Di Bartolomeo, ma gli fu dato il soprannome di Barbazza per via della folta ed ispida peluria facciale appartenuta probabilmente a lui in giovantù o ad un suo parente, che gli fece affibbiare tale nomignolo con in quale fu conosciuto.

Fu un giurista molto preparato, tanto da guadagnarsi il titolo di “Legum Monarcha”, ovvero re delle leggi e quello di “Gloria immortale di Sicilia e di Bologna”. Si laureò nel 1439 a Bologna, dove da quell’anno in poi (praticamente fino alla morte) fu insegnante di diritto civile, materia che insegnò anche, per un paio d’anni, anche all’Università di Ferrara.

Nel 1442 ottenne la cittadinanza bolognese e divenne il capostipite della prolifica famiglia Barbaccia, che ha dato molti cittadini illustri alla città emiliana. Lasciò, alla sua morte, moltissime pubblicazioni importanti, molte delle quali riguardanti il diritto canonico.

1 COMMENTO

  1. E’ il 20 luglio dell’anno 1479 e nella maestosa Basilica di San Petronio, a Bologna, viene tumulato con solenne pompa e pubblici onori, un illustre personaggio che tanto lustro ha dato all’”Alma Mater Studiorum” di quella città, la più antica Università del mondo essendo stata fondata nel lontano 1088.
    Andrea di Bartolomeo detto “Barbazza”

    Tra le superbe arcate dell’ultima grande architettura gotica italiana, iniziata nel 1387 poco dopo il Duomo di Milano, la sesta chiesa più grande d’Europa (132 metri di lunghezza, 66 di larghezza e 45 di altezza) e la quarta più grande d’Italia, risuonano le parole di commemorazione del grande personaggio di cui vengono intessuti i giusti elogi per la sua dottissima attività di docente di Diritto Civile e Canonico in quella città (oltre che a Ferrara), dove aveva conseguito la laurea esattamente quarant’anni prima nel 1439, il bell’ateneo dove, nonostante i primi veri statuti universitari risalgano al 1317, una fiorente scuola giuridica esisteva già dall’ XI secolo. E dove prima di lui, colleghi studenti del nostro furono Dante Alighieri, Francesco Petrarca, Guido Guinizelli, Cino da Pistoia.
    Medaglia di bronzo coniata dalla cittá di Bologna per la morte di Andrea Barbazza (1479).

    Per lui la città di Bologna aveva coniato, addirittura, una pregevolissima medaglia di bronzo affidandone l’esecuzione ad uno dei medaglisti più celebri e provetti del tempo, Sperandio di Mantova (1431-1504). Medaglia che sarà poi pubblicata da Rouille Guillaume nel suo “Del Prontuario de le medaglie de più illustri, & fulgenti huomini & donne, dal principio del Mondo insino al presente tempo, con le lor vite in compendio raccolte”, stampato a Lione nel 1553.

    Dopo questa lunga premessa, pensiamo che sia adesso giunto il momento di sciogliere l’arcano e soddisfare la legittima curiosità dei fin troppo pazienti lettori svelando l’identità di cotanto, importante personaggio della Storia: il suo nome, Andrea di Bartolomeo detto “Barbazza”; il suo luogo di nascita, Camaro! Proprio così, il vetusto Casale, uno dei quarantotto del territorio comunale di Messina dove venne al mondo verso il 1415.

    Un cammaroto consanguineo di re Pietro d’Aragona di cui fu consigliere, favorito dai papi e dai sovrani di Napoli, oratore dalla parola poderosa e sapiente che parlò spesso alla Sorbona di Parigi; famoso in tutta l’Europa per la sua attività di giurista che lo portò a partecipare anche al Concilio di Basilea.
    Andrea di Bartolomeo apparteneva al casato Bartolomeo/de San Bartolomeo/de Bartholomeo de Sicilia, ramo di Messina, i cui discendenti furono detti “Barbazza” o “Barbaccia”. Tale mutamento di cognome pare sia da imputare ad un matrimonio contratto con una discendente del casato francese di “Barbazan”. Ne “Il Blasone in Sicilia” di Palizzolo Gravina (1871/75) si legge che il casato “Di Bartolomeo d’Antiochia, regio milite”, ramo di Messina, adottò il cognome “Barbaccia” o “Barbazza” nel secolo XVI a Bologna, proprio con il nostro Andrea. Di cui si legge tra l’altro, nella “Biografia degli Uomini Illustri della Sicilia” data alle stampe a Napoli nel 1842 da Giuseppe Emanuele Ortolani: “I Sovrani di età sua lo colmarono di onori e lo tennero in alta stima, essendo stato creato dal Pontefice Nicolò V Cavaliere dello Spron d’oro e dal Re Giovanni d’Aragona nel 1466, suo famigliare e consigliere. Inviato al Concilio di Basilea sotto Eugenio IV. Da egli si propagò la nobile famiglia Barbazza fra le prime senatorie di Bologna”.

    Denominato dai suoi contemporanei “Principe e Monarca della Giurisprudenza”, di Andrea di Bartolomeo “Barbazza” ci rimangono, oggi, le sue opere “Repetitio egregia ac peregrina legis cum accutissimi C. de fidei commissi”, “Repetitio solemnis rubrice de fide instrumentorum”, “Commentaria … in titulum De foro competenti usque ad titulum De litis contestazione”, i “Consilium divo ordini fratrum minorum […]”, il “De praestantia cardinalum”, il “De Cardinalibus et legatis a latere”, i “Commenti a Niccolò de’ Tedeschi”; molti trattati dov’è ampiamente citato (Baldus degli Ubaldi, “Opus aureum utriusque iuris”,1522, dove nel frontespizio si legge “[…] doctissimi domini Andree barbacie […]”, “Lectura tertia pars super codicis V et VI libris edita Bartholomaeus de Salyceto. Cum repertono Andreae Siculi quem Barbaciam dicinius”,1515).

    E rimangono la cittadinanza onoraria di Bologna dove una via del centro storico reca il suo nome e la splendida medaglia di bronzo con il suo ritratto di profilo e l’iscrizione: “ANDREAS BARBATIA MESANIVS EQVES ARAGONV Q REGIS CONSILIARIVS IVRIS VTRIVSQ SP DIDISSIMV IVBAR”.
    Tribunale di Messina, testa di Andrea di Bartolommeo sulla facciata (scultore Antonio Buonfiglio)

    E a Messina?

    Una piazza a Camaro Inferiore denominata “Barbazza” senza altra indicazione e i cui abitanti continuano a chiedersi chi fosse mai tale signore da meritarsi una “’nciuria” simile, e una testa a tutto rilievo, opera dello scultore messinese Antonio Buonfiglio, sulla facciata del Palazzo di Giustizia con sotto il nome “Andrea di Bartolommeo”: anche qui, probabilmente, avvocati e magistrati si chiederanno chi fosse mai costui alzando gli occhi svogliatamente.

    Nino Principato

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