La storia di Porta Carbone

Si trattava di delle vie d'accesso alla città di Palermo situate alla Cala. Da qui entravano alcune particolari merci, come carboni e legna da ardere. Ecco la sua storia.

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Porta Carbone, o Porta della legna, era uno dei punti d’accesso alla città di Palermo che si affacciava sulla Cala. Il suo nome viene dai grandi cumuli di legna e carbone, provenienti dalle città vicine, che venivano accumulati nello spiazzo antistante al portale, prima di essere stoccati nei magazzini o distribuiti al dettaglio.

Ecco la storia di questo luogo, non più esistente, di cui ancora oggi si conserva una parziale memoria.

La porta del Carbone di Palermo

Come molti sanno, nella zona della Cala di Palermo, si aprivano cinque ingressi, di solito denominati in base alla loro funzione principale.

Così la Porta della Dogana era quella dalla quale passavano quasi tutte le mercanzie che arrivavano via mare, prima di entrare in città; dalla Porta della Calcina passavano i materiali da costruzione, prevalentemente calce e sabbia; presso la Porta della Piscaria si vendeva il pesce appena scaricato dai pescherecci e, come detto, la Porta del Carbone era nota per la vendita ed il transito di legna da ardere e appunto il carbone. Infine, l’ultima porta in questo versante cittadino era la Porta di Piedigrotta, l’unica non denominata in base alla sua funzione ma come la vicina chiesa, oggi scomparsa.

Come detto, quindi, nello spiazzo davanti a questo ingresso cittadino, venivano accatastate la legna ed il carbone, prodotti nei boschi delle Madonie e poi trasportati via terra nelle città costiere come Termini e Cefalù, dove venivano poi imbarcati su delle grosse chiatte dirette a Palermo.


Della porta in sé non si sa moltissimo. Era larga 16 palmi (circa 4 metri) e alta 22 palmi (circa 5 metri e mezzo); fu realizzata verso la fine del XVI secolo in semplice pietra da taglio, seguendo un progetto che in realtà non fu mai completato e lasciando la costruzione tronca nella sua parte superiore.

Lo spazio vuoto sopra la porta rimase inutilizzato fino al 1777, anno in cui un certo Francesco Davì de Cordova, proprietario di alcune case limitrofe, non chiese al Consiglio Civico il permesso di sfruttare quell’area come sua pertinenza, costruendovi sopra un camminamento coperto che collegasse le sue proprietà e sfruttando l’area restante come terrazza.
La concessione gli fu accordata, a patto che lo stesso Davì si facesse carico delle spese di restauro e abbellimento della porta, sia nella facciata esterna che in quella interna.

I lavori si conclusero nel 1778 e Porta Carbone, col suo nuovo aspetto barocco, fu inaugurata nuovamente alla presenza del pretore Antonino La Grua, marchese di Regalmici.

Nonostante il nuovo e più elegante aspetto, la zona rimase sempre frequentata dai portuali e da marinai siciliani e forestieri, che al termine della giornata si riunivano nelle bettole presenti in quest’area.

In seguito all’unità d’Italia si decise una massiccia opera di risanamento urbano che consisteva, tra le altre cose, nell’abbattimento dell’intera cinta muraria, dei bastioni seicenteschi e di quasi tutte le porte cittadine. Porta Carbone seguì purtroppo lo stesso destino e fu definitivamente demolita nel 1875.

Nonostante non esista più da circa 150 anni, ancora oggi la zona di Porta Carbone è nota ai palermitani, complice una storica e rinomata focacceria che ne richiama almeno la memoria.

La storiella del cane di Porta Carbone

Come riportato negli scritti del Mongitore e puntualmente ripreso da Rosario La Duca, nei pressi di questa porta viveva (non si sa bene quando) un simpatico cagnolino, conosciuto da tutti nella zona del vecchio porto.
Si racconta che il padrone lo trattasse male o che fosse semplicemente randagio e che quindi per procurarsi il cibo fosse solito fare festa ai passanti ogni mattina in cambio di un po’ di cibo o addirittura di qualche moneta. Ottenuta l’elemosina, il furbo bastardino correva da un fornaio della zona, che conoscendolo gli vendeva il pane corrispondente al denaro riportato.
Si dice che il cane fosse tanto furbo da sapere quanto pane gli spettasse in cambio della cifra portata, non consentendo così al fornaio di truffarlo sul peso della merce.

Naturalmente si tratta solo di una simpatica storiella, solo un altro modo di ricordare la vecchia Porta del Carbone.

Samuele Schirò

  • Fonti: G. Palermo – Guida istruttiva per potersi conoscere … tutte le magnificenze …, Volume 5
  • R. La Duca – La città perduta

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Samuele Schirò
Samuele Schirò
Direttore responsabile e redattore di Palermoviva. Amo Palermo per la sua storia e cultura millenaria.

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