Pantaloni con cavallo basso: lanciati da un palermitano?

pantaloniLa moda, si sa, a volte è capricciosa e non si capisce come nasce e come si diffonde. Vediamo i pantaloni cambiare forma e taglio ad ogni generazione e sembra assurdo come riescono a farceli piacere.
Negli anni sessanta erano a tubo, corti e con i calzini bianchi che si intravedevano. Negli anni settanta ecco che diventano a “zampa di elefante” e tutti a gara per avere le “Zampe” più larghe, a volte con inserti colorati per aumentarne le dimensioni. E poi di nuovo stretti e poi larghi e poi… un continuo cambiare.
Ogni volta che si guarda indietro nel tempo, ridiamo di noi in quelle foto passate, a volte sbiadite. Ma siamo pronti a dimenticare le immagini che ci sembravano ridicole ed abbracciare le vecchie mode riproposte.

pantaloni 2Qualche anno fa è stata rilanciata la moda dei pantaloni a vita bassa, in voga negli anni sessanta per imitazione di rockstar famose. Stavolta oltre alla vita bassa che mostrava impudentemente la biancheria intima, e non solo!, questa moda è stata pantaloni 3caratterizzata da modelli più larghi, indossati senza cintura in modo da fare scivolare provocatoriamente giù i calzoni. Pare che sia nata come forma di emulazione dei detenuti americani che privati della cintura, come da regolamento, sfidavano le Istituzioni, lasciando cadere giù le braghe.
Sarà vero? Boh! Di fatto è certo che chi comincia, perché e come, resta per lo più un mistero.
Adesso stanno cominciando ad andare i pantaloni con il cavallo basso, anzi bassissimo, una derivazione di quello scivolamento di cui si parlava.
Nessuno sa come si chiamino per davvero, alcuni li definiscono alla turca anche se quest’ultimi dovrebbero essere “appolsati” alle caviglie, ma nessuno conosce chi li ha lanciati.
Io una idea ce l’ho, anche se non so quale percorso abbia potuto percorrere per giungere all’evidenza della moda. È stato un palermitano, negli anni ottanta proprio qui a Palermo. Un barbone. Strano, vero? Sentite un po’ la storia.

Era un barbone ricoverato all’ospedale Civico. Non aveva nulla per cui anime buone gli avevano procurato un pigiama, biancheria intima, qualche tovaglia e quello che poteva servigli in quei giorni all’ospedale. La suora, caposala, si occupava di fargli lavare la biancheria ma nel frattempo il paziente non poteva lasciare il letto.
pantalone4Un pomeriggio, dalla finestra, lo vediamo percorrere i viali dell’ospedale verso il bar (cercava di recuperare qualche sigaretta, ci spiegò poi) Uscimmo per farlo rientrare. Camminava tranquillamente con un incedere un po’ strano.
Quando fummo vicini restammo senza parole: i pantaloni del pigiama che indossava avevano il cavallo esageratamente basso, all’altezza delle ginocchia! Poi scoppiammo a ridere: non erano i pantaloni, ma la giacca del pigiama, indossata a mo’ di calzoni, perché i suoi erano a lavare!
Ecco tutto. Il nostro amico barbone, suo malgrado aveva lanciato una moda. Qualcuno l’avrà visto e poi, attraverso percorsi indecifrabili, a distanza di venti anni, sarà approdata là dove nasce la moda e diffusa a livello mondiale.
Non è così? Sarà, però questi ragazzi e queste ragazze con questi “panta-pigiami” col cavallo alle ginocchia a me ricordano molto quell’amico barbone… provate ad indossare una giacca di pigiama (in maglina) per pantaloni e poi …  per il resto, fate voi.

Saverio Schirò

pantagiacca

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