Trovature di Sicilia tra miti e leggende.
Se una notte, nei pressi di monte Pellegrino, doveste vedere qualcuno intento a cimentarsi nella famosa “Acchianata”, con in mano un bicchiere di vino ed una pala, vi consigliamo di seguirlo attentamente, perché probabilmente è in cerca della Trovatura di Santa Rosalia. Questo leggendario tesoro, sarebbe protetto da un incantesimo che svela il patrimonio solo a chi, a mezzanotte in punto, avrà compiuto l’intero percorso senza versare nemmeno una goccia del bicchiere colmo di vino.
La memoria siciliana pullula di leggende simili, legate a “pignate” e barili colmi d’oro sotterrati in punti specifici e protetti da misteriosi incantesimi. Ma la fantasia popolare non è la sola artefice di queste storie fantastiche, infatti quasi sempre esiste un fondo di verità.
Molte popolazioni, durante le guerre o i tentativi di invasione, cercavano di riunire i propri oggetti preziosi e di sotterrarli nei campi o sotto specifici punti di riferimento, per sottrarli ad eventuali saccheggi e per ritrovarli, poi, in tempo di pace. Tuttavia, soprattutto in Sicilia, i continui cambi di dominazione e le lunghe contese, facevano spesso in modo che di tali tesori se ne perdesse la memoria e che, dunque, rimanessero sotterrati anche per secoli, prima di essere rinvenuti fortuitamente. Così già dall’epoca normanna, tali Trovature iniziarono a diventare piuttosto frequenti, tanto da indurre lo Stato, ad emettere apposite licenze che servivano a tassare i ritrovamenti fino al 66%, lasciando ai legittimi proprietari solo un terzo della somma.
Nonostante ciò, il ritrovamento di un grande tesoro faceva gola a tutti, per questo motivo le leggende ed i miti legati a grosse “pignate” nascoste iniziarono a proliferare. Così, ben presto, tra il popolo tutti conobbero il “Tesoro del Passerello”, visibile solo via mare, ma impossibile da individuare via terra, oppure la “trovatura della Pietra della Gaipa”, sita nelle grotte di Romagnolo, ma mai trovata.
Infine, come racconta il La Duca, un uomo un giorno andò alla ricerca della Trovatura del monte Cuccio, un tesoro incantato svelabile solo da chi trova un “pani di tri anni caudu”. Questo prese un pane vecchio di tre anni, lo scaldò, e si avventurò sul monte in cerca del grande tesoro, senza però trovarlo. Quella stessa notte sognò che i “tri anni” erano in realtà da interpretare come i “tri Anni”, Dunque l’indomani radunò tre donne di nome Anna, e si fece fare un pane. Salito di nuovo sul monte scavò e trovò una grande quantità di monete d’oro, argento e rame. Non disse niente a nessuno fino al giorno in cui, temendo di morire per una pestilenza, decise di svelare il segreto ai figli, i quali rinvennero la cassa piena di rame arrugginito e senza valore. Pena per un segreto mal custodito.

Samuele Schirò

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