Samuele Schirò firma 2

Carlo I d Angio
Carlo I d’Angiò

La via Angiò va dalla via Montepellegrino alla via Salvatore Puglisi.

In questa via i duchi d’Angiò fecero edificare la loro villa di campagna, negli anni in cui ebbero il dominio sulla Sicilia. Gli Angiò, provenienti dalla regione francese di Anjou, ebbero il dominio della Sicilia dopo la dinastia degli Svevi, da quando il regno fu offerto dal papa Clemente IV a Carlo d’Angiò, fratello di S. Luigi di Francia, nel 1261.

Dopo gli anni di grande prosperità portata da un governo saggio ed innovatore, come quello di Federico II (morto nel 1250), i siciliani mugugnavano di fronte al governo degli angioini che, probabilmente a causa di una mentalità volta allo sfruttamento indiscriminato delle risorse dell’isola per l’arricchimento personale, stavano causando un inarrestabile declino della prosperità siciliana ed un inevitabile malcontento. Tale malcontento sfociò definitivamente in occasione dei Vespri Siciliani, con la guerra che porrà fine al dominio degli Angiò in Sicilia.

La curiosità legata a questa via, intitolata ad un nome che in città non è certo visto di buon occhio, consiste nell’incongruenza tra la struttura della strada e la zona circostante. Nonostante sia ubicata tra due grandi strade urbane, via Montepellegrino e via Autonomia Siciliana, la via Angiò ha l’aspetto di una strada di campagna, angusta e attorniata da grosse mura. Sono i confini dell’istituto Florio per ciechi. Un tempo era la “discarica” del quartiere, in cui venivano ammassate le immondizie ed appiccati vandalici roghi che ne hanno annerito ampie zone.

Ovviamente sarà un caso la presenza di questa via così fuori luogo per la zona in cui si trova, ma una mente maliziosa potrebbe pensare che tale ubicazione e trascuratezza siano una deliberata vendetta della città contro il tanto odiato nome degli Angiò.

[mappress mapid=”78″]

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.