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La via Spasimo si trova tra le piazze Vittoria allo Spasimo e Magione.

La via prende il nome dalla chiesa e dal monastero fondati nel 1506 dal giureconsulto Giacomo Basilicò e affidati ad i Padri Olivetani (così erano chiamati i Benedettini Bianchi che appartenevano alla congregazione di S. Maria di Monte Oliveto).

Nel 1573, a causa delle pressanti minacce da parte dei Turchi, la città si ritrovò a dover fronteggiare un potenziamento delle fortificazioni cittadine. A tal proposito il viceré Ferrante Gonzaga fece costruire degli imponenti bastioni, uno dei quali sorse al posto del monastero che fu, di conseguenza, abbandonato. In cambio i PP. Olivetani ricevettero il monastero di S. Spirito, accanto alla storica chiesa del Vespro e la chiesa dello Spasimo e i resti del monastero furono acquistati dal Senato che li utilizzò come magazzini.
Successivamente la chiesa fu utilizzata sporadicamente come teatro, mentre il monastero fu usato prima come lazzaretto, poi come ospizio dei poveri, poi come sifilicomio ed infine, fino al 1984, come ospedale geriatrico (intitolato al Principe Umberto).

La chiesa ed il monastero avevano preso il nome da un celebre quadro di Raffaello Sanzio, raffigurante l’incontro tra Cristo sulla via del Calvario e la Madonna che sviene, intitolato lo “Spasimo di Sicilia”. Il quadro era stato commissionato dallo stesso Basilicò e i Padri Olivetani lo portarono via quando si trasferirono a S. Spirito. Nel 1661 un certo Giovanni Dias offrì il quadro al viceré Ferdinando d’Ajala per ottenerne i favori ed il titolo di auditore degli eserciti. A sua volta il viceré (che aveva mantenuto il dipinto al suo posto) lo donò al re Filippo IV, il quale lo fece prelevare dal convento per trasferirlo nella cappella reale. In cambio di questo trasferimento il re promise un vitalizio all’abate del convento di S. Spirito, Padre Clemente Staropoli, insieme ad una cospicua rendita per il convento, tuttavia tali somma non furono mai pagate. Oggi il dipinto si trova al museo del Prado a Madrid.
Qualche anno fa padre Giuseppe Sorce, uno studioso nisseno, nel suo libro “La scoperta dello Spasimo di Sicilia”, sostiene che la tavola autentica si trova in realtà nella cappella dell’episcopio di Caltanissetta e che quella del Prado non sarebbe altro che una copia su tela.

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