La porta di S. Giorgio

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Nella piazza S. Giorgio dei Genovesi, dove si trova l’odierna via Cavour, un tempo si trovava una delle porte più antiche della città, la porta di S. Giorgio, di cui si ha notizia già dal 1194. Questa prese il nome non dalla vicina chiesa di San Giorgio dei Genovesi (eretta nel 1424 con il nome di San Luca), bensì da una più antica chiesetta di S. Giorgio che si trovava fuori dalle mura cittadine, vicino ad una tonnara nel borgo di S. Lucia. La chiesa, il borgo e la tonnara vennero abbattute per fare spazio al nuovo Molo del porto di Palermo.

La Porta, costruita nello stile di Porta Sant’Agata, venne più volte restaurata nel corso dei secoli, vedendo il suo massimo splendore nel 1724, ad opera del pretore Federico Napoli, principe di Resuttano. In tale occasione, ricorrendo il centenario del ritrovamento della ossa di S. Rosalia, la porta fu ri-intitolata alla santa patrona di Palermo.
Nel 1853, insieme a molte altre porte cittadine, anche questa fu demolita.

Per sette anni, negli anni ’80, i cittadini palermitani hanno potuto goderne le splendide forme, grazie all’architetto Rodo Santoro che ne realizzò una perfetta imitazione in polistirolo collocata nella sua posizione originale. La “nuova porta” rimase al suo posto dal 1981 al 1988, quando venne smontata e distrutta a causa del forte deterioramento atmosferico.

Nelle cronache storiche della città, la porta di S. Giorgio era famosa per il macabro rito, in uso fino alla prima metà del XIX secolo, di appendere a dei ganci le teste dei condannati a morte, chiuse in apposite gabbie.

Samuele Schirò

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