La via Ruggero Settimo è definita il “salotto di Palermo”, per la presenza di negozi importanti nella zona e per essere, ormai da moltissimi anni, una via fondamentale per il “passìo” dei cittadini, probabilmente per via della sua posizione strategica che le fa collegare le due piazze più importanti della Palermo moderna, ovvero piazza Verdi (o Teatro Massimo) e piazza Castelnuovo (o Politeama).

La storia della strada risale al 1778, quando fu tracciata per volontà del pretore Antonio La Grua, marchese di Regalmici, come prolungamento della via Maqueda fuori dalle mura della città, per facilitare il raggiungimento dei luoghi di villeggiatura dell’aristocrazia palermitana, situati principalmente sulla Piana dei Colli. All’incrocio con l’attuale via Mariano Stabile, venne installato un “punto di riposo” con panche di pietra, ad opera dell’architetto Nicolò Palma, che serviva ai viaggiatori che transitavano nella zona, che a quei tempi era ancora campagna, di riposarsi prima di proseguire nel loro cammino. Questo incrocio prese il nome di “Quattro Canti di campagna”, in richiamo ai “Quattro Canti di città” situati in piazza Villena, all’incrocio tra via Maqueda ed il Cassaro.

Nell’800, quando la zona aveva già iniziato ad acquistare prestigio, molte famiglie nobili decisero di impiantare qui i loro palazzi, come il principe di Galati e il barone di Villarosa. Quest’ultima residenza fu demolita nel 1949 con la costruzione del grattacielo di Piazzale Ungheria. Nello stesso anno avvenne la realizzazione dei portici, che risolsero definitivamente il problema dell’elevato traffico pedonale, fino ad allora relegato in marciapiedi molto piccoli.

La via è intitolata all’ammiraglio e senatore nato a Palermo nel 1778. Dopo un passato nella marina borbonica, Ruggero Settimo, appartenente alla famiglia dei principi di Fitalia, nel 1812 fu nominato ministro della guerra e della marina, dove riorganizzò lo stato maggiore. A causa di alcune ingiuste polemiche fu costretto a dimettersi dalla carica finché, dopo la rivoluzione del 1848, fu nominato capo del governo provvisorio e, il 25 marzo, inaugurò il nuovo parlamento che 33 anni prima era stato soppresso da Ferdinando di Borbone. Fu acclamato presidente del regno e senatore di diritto fino al 1849, quando i Borboni riconquistarono l’isola e lo costrinsero ad esiliare a Malta, allora territorio britannico, dove fu accolto con tutti gli onori e dove morì il 12 maggio 1863. Alla sua morte una nave lo riportò a Palermo e fu tumulato nella chiesa di San Domenico, dove 15 anni prima aveva proclamato l’indipendenza della Sicilia.

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