LE VIE DEI TESORI

Le Vie dei Tesori è tra i più grandi Festival italiani dedicati alla valorizzazione del patrimonio culturale, monumentale e artistico delle città di Palermo ma anche della Sicilia. Nei weekend di dal 3 settembre fino al 3 novembre la Sicilia diventa così un grande museo diffuso che mette in rete il patrimonio monumentale e culturale di oltre cento tra istituzioni, associazioni, realtà di eccellenza.

INFORMAZIONI UTILI
Dove acquistare i biglietti
Come accedere alle visite su prenotazione
Passeggiate
Visite con degustazione
Concerti nei tesori
Visite teatralizzate
Itinerario contemporaneo
Visite e laboratori per le scuole




INDICE

Luoghi visitabili senza prenotazione

– AEROPORTO DI BOCCADIFALCO – PRIMO PERCORSO*
(per il secondo percorso vedi: Luoghi su prenotazione)

L’hangar, il bunker ritrovato e il battesimo del volo sul piper è uno degli aeroporti più antichi d’Italia, costruito grazie al forte interesse dei Florio e al sostegno di Italo Balbo, allora ministro dell’Aeronautica. Progettato nel 1925, inaugurato nel 1931 con l’atterraggio del primo velivolo sulla terra battuta, segnò il tramonto del trasporto passeggeri su dirigibile e dell’uso del campo di volo della Favorita, da cui si libravano mongolfiere sin dal 1910. Molto attivo come base aerea durante la Seconda Guerra mondiale, smilitarizzato nel 2009, oggi è di proprietà dell’Enac, e ospita reparti di polizia, carabinieri, guardia di finanza, oltre che il Soccorso alpino, la base operativa del 118, e l’Aeroclub con il suo splendido hangar storico. Si visiterà per la prima volta il rifugio antiaereo appena scoperto e portato alla luce. Per i più audaci, c’è pure il battesimo del volo sul Piper.

Piazza Pietro Micca
Venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17
Non accessibile ai disabili

Battesimo del volo sul Piper: Venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 15.30
Prenotazione su www.leviedeitesori.com – Contributo: 25 euro

Partecipa alla visita con degustazione Planeta presso Hangar dell’aeroporto di Boccadifalco: Sabato 12 ottobre alle 19
Prenotazione su www.leviedeitesori.com – Contributo: 7 euro

– ARCHIVIO STORICO COMUNALE

Un viaggio nella memoria su e giù per sette chilometri

Settemila metri di scaffalature lignee cariche di documenti, libri e manoscritti. Racchiudono la memoria della città di Palermo, dalla fine del 1200 alla metà del Novecento. L’Archivio storico comunale è un pozzo inesauribile di fonti preziose: dal Registro di Gabelle regie di epoca angioina al Fondo Ricordi patri, del quale fanno parte“cimeli” risorgimentali come le lettere autografe di Garibaldi, re Umberto I e Crispi. Dal 1866 ha sede nell’ex convento agostiniano di San Nicolò da Tolentino, edificato sul luogo dell’antica sinagoga ebraica. Splendida opera di geniale ingegneria è l’“Aula Grande” di Giuseppe Damiani Almeyda, il celebre progettista del Politeama. Una scala a chiocciola consente di raggiungere gli originali ballatoi. Quattro argani in legno, provvisti di cestelli,permettono di far viaggiare su e giù carte e volumi per la consultazione.

Via Maqueda, 157
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30 . Durata: 20 minuti.
Accessibile ai disabili

– BIBLIOTECA ALBERTO BOMBACE 

Ex Collegio massimo dei Gesuiti

Il tesoro dei gesuiti tra codici greci e arabi
Un milione e passa di volumi, alcuni straordinariamente preziosi e antichi, codici arabi, greci e latini, come il “Libro delle Palme” in arabo e le “Lettere di San Paolo” in greco. La Biblioteca regionale offre un viaggio nella memoria già a iniziare dal luogo che la ospita, l’ex Collegio Massimo della Compagnia di Gesù e la chiesa barocca di santa Maria della Grotta, vera “Domus studiorum”. La Regia Biblioteca fu inaugurata il 15 novembre 1782, per ordine di Ferdinando I, ma il merito della sua nascita è del principe di Torremuzza, Gabriele Lancillotto Castelli, che chiamò l’architetto Venanzio Marvuglia. A dirigere la nuova biblioteca reale fu chiamato il padre teatino Giuseppe Sterzinger, e il primo fondo fu costituito dai resti della biblioteca dei Gesuiti. Durante la guerra il sito fu bombardato – sotto, c’è ancora l’ampio rifugio, che si visita a parte – la scaffalatura lignea del Marvuglia andò perduta e i libri vennero trasferiti a palazzo Mazzarino fino al 1948. Nel 1979 un nuovo crollo e altri importanti lavori.

– BIBLIOTECA DI CASA PROFESSA

Nell’ex casa dei gesuiti preziosi manoscritti e ritratti

Accanto alla superba chiesa barocca del Gesù, a pochi passi dal mercato di Ballarò, si trova la Biblioteca di Casa Professa. Fu inaugurata il 25 aprile 1775 come appendice dell’antica Biblioteca comunale. Qui, nell’ex dimora dei gesuiti, espulsi per decreto regio nel 1767, trovarono nuovo spazio migliaia di volumi. Di grande suggestione è il chiostro, con il bellissimo pavimento a ciottoli. All’interno, oltre al prezioso corpus di codici membranacei e cartacei, per lo più manoscritti di eruditi palermitani,vergati tra il XVI e il XVIII secolo, di particolare interesse sono la scaffalatura lignea e il “Famedio dei siciliani illustri”, circa trecento ritratti di personaggi dell’arte e della letteratura siciliana, realizzati in gran parte da Giuseppe Patania alla fine dell’Ottocento.

Via Casa Professa, 1
Visite: Venerdì 11 e 25, sabato 12 e 26, domenica 13 e 27 ottobre dalle 10 alle 17.30. Durata: 30 minuti.
Non accessibile ai disabili

– CAMERA DELLO SCIROCCO DI FONDO MICCIULLA (base scout Volpe Astuta)

Gli antichi cunicoli freschi dove i nobili facevano festa

L’antro scavato nella roccia nel parco strappato alla mafia

Una camera dello scirocco scavata nella roccia da cui si intravede l’ingresso a un qanat. Scesi i gradini e raggiunti i sedili naturali, i visitatori possono godere della frescura e osservare le stratificazioni geologiche e la bella vegetazione intorno. È questa la chicca di un parco con una superficie di circa due ettari le cui notizie risalgono al 1400 e che, attraverso varie vicissitudini, nel corso dei secoli, è arrivato integro fino ai giorni nostri. Per lunghi anni è stato proprietà di una famiglia mafiosa. Nel 1980 fu sequestrato dall’allora giudice istruttore Giovanni Falcone e, dopo la confisca, assegnato nel ’99 all’associazione Agesci che lo ha recuperato dal degrado e ne ha fatto una base Scout. L’intervento della Soprintendenza ha permesso di restituirlo alla fruizione pubblica.

Attenzione: coupon non disponibili all’ingresso

Via Micciulla 1
Visite: Venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30
27 ottobre e 1, 2 e 3 novembre dalle 10 alle 16.30. Durata: 30 minuti.
Non accessibile ai disabili

– CAMPANILE DI SAN GIUSEPPE CAFASSO

Dalle montagne al mare uno spettacolo per gli occhi

Da lassù si poteva dominare tutta la città che “contava”:le cupole e il chiostro di San Giovanni degli Eremiti, la Cattedrale, il Palazzo dei Normanni, la Villa d’Orleans, piazza Indipendenza. Cambiando prospettiva, la veduta si estendeva fino al Cassaro basso e da lì verso il mare. Oggi come allora. Il luogo è angusto e di sacrificato approdo: un campanile. Ma una volta arrivati in cima, la fatica viene ricompensata da un panorama che lascia senza fiato. Il campanile di San Giuseppe Cafasso risale alla seconda metà del Settecento. La chiesa annessa apparteneva alla Congregazione benedettina olivetana e fu costruita accanto al monastero edificato poco prima. Elevata a parrocchia nel 1953, poiché era ubicata di fronte al carcere femminile, fu dedicata al sacerdote san Giuseppe Cafasso, patrono dei carcerati.

Via Benedettini, 16
Visite: sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 15 minuti.
Non accessibile ai disabili

– CAPPELLA DI MARIA SANTISSIMA DELLA SOLEDAD

Marmi mischi e dipinti nel tempio del clero spagnolo

La Real Cappella della Soledad fu costruita a fine ‘500 nella chiesa di San Demetrio della SS.Trinità; ampliata nel ‘600 e rifinita nel ‘700, appartiene al clero spagnolo. I bombardamenti del ‘43 distrussero la chiesa di San Demetrio ma la cappella, pur danneggiata, restò in piedi e nel 1957 fu restaurata a spese del Regno di Spagna. L’elegante cancello in ferro porta all’interno, rivestito di marmi mischi, con dipinti, busti e pitture. Sull’altare l’immagine della Madonna della Soledad giunta con un gruppo di spagnoli. La Congregazione di Nostra Signora della Soledad, dal 1600 al 1945, organizzò per il Venerdì Santo la “Scinnuta r’Addulurata”, processione dell’Addolorata ricoperta da un manto in velluto nero. Ne donò uno la regina Margherita di Savoia.

Piazza della Vittoria 10, Palermo
Sabato e domenica dalle 10 alle 17.30 (escluso 5 e 6 ottobre) Durata: 20 minuti.
Non accessibile ai disabili

  • CAPPELLA E BIBLIOTECA DELL’ISTITUTO GONZAGA

La memoria della Compagnia di Gesù con preziosi incunaboli e cinquecentine

L’Istituto Gonzaga fu fondato nel 1919 dalla Compagnia di Gesù. Da scoprire, per l’occasione, la cappella e la biblioteca.La prima, dedicata a San Giuseppe, fu realizzata negli anni Venti, ma venne abbellita con tre antichi altari di marmo provenienti dalla chiesa di Santa Maria della Grotta al Cassaro, oggi Biblioteca regionale. Appena restaurati, questi gioielli barocchi sono tornati a risplendere. La biblioteca vanta un patrimonio di circa 32 mila volumi per il fondo moderno. Custodisce anche una parte cospicua (24 mila volumi) del prezioso Fondo librario antico, in tre sedi a livello nazionale (le altre due sono a Gallarate e a Napoli), che rappresenta la memoria storica della  Compagnia dì Gesù. Tanti incunaboli e numerose cinquecentine. Considerando solo i testi antecedenti al 1830,il Fondo è costituito da circa centomila volumi, con catalogo informatizzato.

Via Piersanti Mattarella 38-42
Visite: Venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 40 minuti.
Accessibile ai disabili

– CASA LAVORO E PREGHIERA PADRE MESSINA

Il rifugio per gli orfanelli del “pazzo di Dio”

Fondata da padre Giovanni Messina, la “Casa di preghiera e lavoro” sorse alla fine dell’Ottocento in quella zona che il battagliero sacerdote chiamava l’“Africa di Palermo”: la borgata marittima di Sant’Erasmo, nota per i roghi dell’Inquisizione al tempo degli Spagnoli, per la povertà e la fame in tutte le epoche. Fu qui che, presa in affitto una grande struttura appartenuta ai principi Cutò, padre Messina aprì una casa di accoglienza per gli orfani. Il vasto complesso, che si trova proprio in riva al mare e presenta i tipici caratteri dell’architettura tardo-ottocentesca, comprende pure la chiesetta trecentesca di Sant’Erasmo, recuperata dal sacerdote, con l’aiuto degli abitanti della Kalsa. Rivive in questo luogo tutto il carisma di padre Messina che fu soprannominato “Il pazzo di Dio”.

Foro Umberto I, 29 (ingresso da via Padre Messina, 1)
Visite: venerdì, sabato dalle 10 alle 17.00, Domenica dalle ore 10.40 alle 17.30. Durata: 20 minuti.
Accessibile ai disabili

– CASA-MUSEO DEL COSTUME TEATRALE PALAZZO CHIAZZESE

La storia dello spettacolo nel cuore di Brancaccio

è la prima esposizione storica del costume teatrale nel Sud Italia, nata da un’antica tradizione di famiglia. Nel 2000 il più piccolo dei figli di Antonino Pipi, Massimiliano, acquisisce, in società con Gessica Genco, una porzione del Baglio Chiazzese, che fa parte del parco del “Genoardo”, dependance del Castello della Favara. E a Brancaccio lavora con le associazioni del luogo per il recupero dei mestieri antichi. I fratelli Francesco, Paolo e Massimiliano, che gestiscono la sartoria di famiglia, decidono di far conoscere la loro storia centenaria e il patrimonio custodito, aprendo la “Casa museo”. Tra stoffe e figurini, decori raffinati e foto di star dello spettacolo, oggi il Museo propone un viaggio nei back-stage teatrali, ma nel contempo è l’esempio di un impegno concreto, di lavoro, aggregazione sociale, arte e cultura, nel cuore di un quartiere periferico.

Vicolo Chiazzese, 10
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30, Durata: 30 minuti.
Non accessibile ai disabili

– CASA DEL MUTILATO

Il tempio razionalista voluto dal Regime

È il frutto di un concorso bandito in pieno regime fascista dall’Associazione nazionale Mutilati e Invalidi di guerra: era il 1936, lo vinse l’architetto Giuseppe Spatrisano, i calcoli di cemento armato furono eseguiti da Giovan Battista Santangelo che, come l’architetto, si era formato alla corte modernista di Ernesto Basile.L’ingresso in marmo travertino reca la scritta “TEMPIO MUNITO FORTEZZA MISTICA”: è un raro esempio palermitano di grande simmetria di architettura tra le due guerre, vera e propria scultura architettonica di primo Novecento, a metà tra i metafisici giochi formali di Giorgio De Chirico ed il razionalismo romano di Giuseppe Terragni, tra monumento al sacrificio e costruzione funzionale. Fu inaugurato il 21 maggio 1939, attualmente  ospita la sezione penale del Giudice di Pace, oltre ad altri uffici comunali. Alcune ali dell’edificio, dismesse, conservano ancora gli arredi originali disegnati da Spatrisano.

Via Alessandro Scarlatti , 12
Sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 20 minuti.
Non accessibile ai disabili

– CASA-MUSEO DEL BEATO GIUSEPPE PUGLISI A BRANCACCIO

Tra i libri e gli oggetti. Del prete martire di Cosa Nostra

Questa è la casa dove visse padre Pino Puglisi, affettuosamente soprannominato dagli amici “tre P”, il parroco di Brancaccio ucciso dalla mafia il 15 settembre del 1993. Dopo la morte del sacerdote, che in questo quartiere si prendeva cura dei bambini e dei diseredati, sottraendoli al reclutamento mafioso, fu acquistata dal Centro di accoglienza “Padre nostro” e riallestita con i mobili e gli arredi concessi dalla famiglia della vittima. Nel 2014, a un anno dalla beatificazione, la Casa-museo è stata inaugurata e inserita nel circuito espositivo dell’Associazione dei musei ecclesiastici italiani.Da allora, migliaia di persone hanno voluto rendere omaggio ai luoghi cari a don Pino Puglisi. Oltre agli oggetti personali, in gran parte libri e documenti, vi sono anche materiali fotografici e video sulla vita e l’attività del sacerdote.

Piazzale Anita Garibaldi,
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 30 minuti.
Non accessibile ai disabili

– CASA MUSEO DEL COSTUME TEATRALE PALAZZO CHIAZZESE

La storia dello spettacolo nel cuore di Brancaccio

È la prima esposizione storica del costume teatrale nel Sud Italia, nata da un’antica tradizione di famiglia. Nel 2000 il più piccolo dei figli di Antonino Pipi, Massimiliano, acquisisce, in società con Gessica Genco, una porzione del Baglio Chiazzese, che fa parte del parco del “Genoardo”, dependance del Castello della Favara. E a Brancaccio lavora con le associazioni del luogo per il recupero dei mestieri antichi. I fratelli Francesco, Paolo e Massimiliano, che gestiscono la sartoria di famiglia, decidono di far conoscere la loro storia centenaria e il patrimonio custodito, aprendo la “Casa museo”. Tra stoffe e figurini, decori raffinati e foto di star dello spettacolo, oggi il Museo propone un viaggio nei back-stage teatrali, ma nel contempo è l’esempio di un impegno concreto, di lavoro, aggregazione sociale, arte e cultura, nel cuore di un quartiere periferico.

Vicolo Chiazzese , 10
Venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30
Non accessibile ai disabili

– CASA SAN FRANCESCO

L’ex convento dei Cappuccini esempio di rinascita sociale

“Casa San Francesco” è veramente uno dei segreti meglio nascosti della città: dietro l’asse dei palazzi nobiliari sul Cassaro, sorge infatti l’ex convento dei Frati Minori Cappuccini  che risale al ‘600 e oggi si apre ad attività sociali. Sorto come ospedale per i frati infermi e solo in seguito adibito a Collegio per le missioni italiane all’estero dei Frati Minori Cappuccini, la Casa possiede il tipico e caratteristico impianto conventuale francescano e copre un intero isolato di circa 3000 mq, quadrilatero chiudo da vicolo Infermeria Cappuccini, via Matteo Sclafani, via Biscottai e vicolo San Tommaso dei Greci. La pianta architettonica è a croce latina, allineata in senso parallelo alla Cattedrale, la parte terminale dell’edificio si innesta sulle antiche mura puniche della città, le stesse che sono affiorate recentemente in piazza Bellini, sotto la chiesa di San Cataldo, attraversano l’antico Convento dei Teatini (oggi sede della Facoltà di Giurisprudenza), Santa Chiara, la via e l’arco dei Biscottari, ricongiungendosi cosi, attraverso piazza Vittoria, al Bastione di Palazzo Reale. La visita comprenderà gli spazi che erano occupati dalle antiche celle dei frati, la terrazza con vista sui tetti e le cupole della città e il giardino segreto nato nell’ex chiostro, dove da pochissimi giorni è stato aperto il bistrot di “Cotti in fragranza”, la cooperativa sociale partita all’interno del carcere Malaspina e che trova a Casa San Francesco, la sua seconda sede.

Vicolo Infermeria dei Cappuccini, 3
Venerdì, sabato e domenica, dalle ore 10 alle 17.30
Non accessibile ai disabili

CASAMATTA ALLA CALA

Il rifugio dei militari per controllare la costa

Chissà mai come passavano le ore e i giorni i tre militari di guardia nella casamatta sul mare, a pochi passi dal Nautoscopio. Te li immagini lì, costretti a muoversi poco alla volta, uno alla mitragliatrice (la 37 Ansaldo Breda, in dotazione alle truppe italiane), uno a guardia della seconda feritoia, l’altro dietro, a turno. Entrare nel bunker di pietra e calcestruzzo – nell’Italia del ’43 il ferro era un tesoro da salvaguardare – vuol dire saltare all’indietro, senza paracadute. Si superano pochi gradini, un corridoio e si arriva a una piccola camera circolare con tre feritoie, la mitragliatrice al centro. Lo scopo era di stare a guardia della costa: non era difficile che gli inglesi di stanza a Malta mandassero sommergibili e sub durante la notte per minare i “convogli”. E questo prima ancora che Palermo fosse distrutta dai bombardamenti del ’4.

Piazza Capitaneria di Porto, Palermo
Sabato e domenica dalle 10 alle 17.30 (escluso 2 e 3 novembre). Durata 20 minuti
Non accessibile ai disabili

CASTELLO A MARE

Quella fortezza-prigione che racconta secoli di storia

Nell’area della Cala, oggi bonificata e valorizzata, ecco i resti di un’antica fortificazione araba, ristrutturata e modificata nel corso dei secoli. Qui dormirono sovrani e viceré, ma questo fu anche luogo di patimenti inflitti dalla terribile Inquisizione.Nel 1593 una violenta esplosione della polveriera provocò la morte di molti detenuti. Tra questi, il poeta di Monreale Antonio Veneziano. Nel periodo risorgimentale, il Castello divenne il simbolo del potere borbonico che cercava di resistere e, per i rivoltosi, era una roccaforte strategica da espugnare. Nel 1923 il Castello fu in gran parte demolito, per i lavori di sistemazione del porto. Oggi quel poco che è rimasto conserva la sua suggestione e si può visitare. Attorno, un’area verde con scavi archeologici che recentemente hanno portato alla luce un’interessante necropoli arabo-normanna.

Via Filippo Patti, 25
Visite: Domenica 6 ottobre dalle 10 alle 17.30 e domenica 3 novembre dalle 10 alle 16.30. Durata 20 minuti
Non accessibile ai disabili

CASTELLO DELLA CUBA

Atmosfere arabo-normanne che ispirarono Boccaccio

Era uno dei palazzi del “sollazzo” dei sovrani normanni. Sorge nell’attuale corso Calatafimi, dove un tempo si estendeva lo splendido parco verde, il “Genoardo”, un paradiso terrestre. Fu edificato dal Guglielmo “il buono”, nello stesso periodo della più famosa residenza fiabesca, la Zisa. Nei secoli successivi, ebbe varie vicissitudini e cambi di proprietà. Il luogo divenne persino scenario, scelto da Boccaccio, per una novella amorosa del “Decameron”. Nel XV secolo, Alfonso “il magnanimo” concesse il magnifico Castello al viceré Guglielmo Raimondo Moncada, ma, nel secolo seguente, quando imperversava la peste, la Cuba, che in arabo significa arco,fu declassata a lazzaretto. Sotto i Borbone venne accorpata a una caserma. Alla fine del 1900, è stata recuperata e restaurata. Oggi risplende con la sua cupoletta rossa e gli archi tipici dell’architettura normanna siciliana.

Corso Calatafimi, 100
Visite: Domenica 6 ottobre dalle 10 alle 17.30 e domenica 3 novembre dalle 10 alle 16.30 Durata 20 minuti.
Accessibile ai disabili

CASTELLO DELLA ZISA

Dove i re normanni si sollazzavano d’estate

Questo è il luogo, per eccellenza, dove i potenti e illuminati re normanni si rifugiavano nel periodo della calura estiva, tra riposo e sollazzi. Voluto da Guglielmo I e poi completato da Guglielmo II, ricadeva all’interno del parco reale, il “Genoardo”, che si estendeva a perdita d’occhio. Il giardino era un’oasi con alberi, piante, fiori, frutti, fontane zampillanti e animali esotici. La Zisa, come suggerisce l’etimologia araba, era proprio “la splendida”. Ancor oggi esercita un grande fascino. Dentro, occhio alle nicchie, alle semicupole con decorazioni “ad alveare” e alla canaletta sul pavimento dove un tempo scorreva l’acqua refrigerante. Tutto da visitare, ascoltando anche le accattivanti leggende. Fuori non c’è più il “Genoardo”, ma il parco è sempre un gradevole polmone verde.

Piazza Zisa
Visite: Domenica 6 ottobre e domenica 3 novembre dalle 10 alle 17.30. Durata 40 minuti
Non accessibile ai disabili

– CASTELLO DI MAREDOLCE

Quell’antico castello arabo con laghetto e peschiera

A Brancaccio, nella periferia sud della città, si staglia alto e maestoso il castello di Maredolce, o Palazzo della Favara, dall’arabo “fonte”. Fu costruito probabilmente da un emiro islamico, ai piedi del monte Grifone, e poi divenne residenza normanna, accogliendo anche il grande Ruggero II. Sotto i Normanni e gli Svevi fu ampliato e trasformato in fortezza cinta da mura, ma all’interno era un luogo meraviglioso, con giardino e perfino un laghetto-peschiera alimentato da una ricca fonte (la sorgente della Fawwarah).Nel 1300, il Castello fu ceduto ai Cavalieri teutonici che avevano il loro quartier generale nel complesso della Magione, nel cuore del centro storico, e che ne fecero un ospedale. Nei secoli successivi,subentrarono diversi proprietari privati. A lungo in stato di abbandono e degrado, è stato infine acquisito dalla Regione e restaurato una decina di anni fa.

Vicolo del Castellaccio, 21/23
Visite: Venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. 27 ottobre e 1, 2 e 3 novembre dalle 10 alle 16.30. Durata 40 minuti.
Accessibile ai disabili

CATACOMBA DI PORTA D’OSSUNA

La necropoli dei primi cristiani scoperta per caso nel Settecento

Ecco il luogo di sepoltura dei primi cristiani a Palermo. La Catacomba di Porta d’Ossuna è un cimitero ipogeo databile tra il IV e il V secolo, ricavato nella depressione naturale del fiume Papireto, sotto un giardino. Il complesso venne alla luce casualmente nel 1739, durante i lavori di costruzione del convento delle Cappuccinelle, in un terreno del barone Quaranta, ed esplorato dal principe di Torremuzza. L’ingresso attuale, su un vano di forma circolare, fu realizzato nel 1785 per volere del re Ferdinando I di Borbone. La Catacomba si sviluppa su un asse est-ovest con diversi corridoi perpendicolari, lungo i quali sono stati scavati nicchie, loculi e cubicoli. Durante la seconda guerra mondiale, la Catacomba fu utilizzata come ricovero antiaereo.

Corso Alberto Amedeo, 110
Visite: Sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 30 minuti.
Non accessibile ai disabili

– CATACOMBE DI SAN MICHELE ARCANGELO

Il sacrestano infedele e il quadro prodigioso

Nel complesso della biblioteca comunale di Casa Professa si trova un complesso sotterraneo di straordinario interesse la cui funzione originaria era di luogo di sepoltura, con cappelle, nicchie e tombe ancora visibili. Lo studioso Morso, che nel 1718 visiterà la catacomba con il sacrestano della chiesa, tramanda un più curioso aneddoto. Racconta che nel XVI secolo il sacrestano profanò alcune bare con lo scopo di appropriarsi di denaro e oggetti preziosi. Non avendo però trovato niente, escogitò di dipingere un’immagine della Madonna per attirare i fedeli. Questi accorsero e donarono cospicue elemosine, con cui lui scappò. Però successe l’imprevedibile: la Madonna cominciò a lacrimare e il luogo divenne un importante centro di devozione.

Vicolo S. Michele Arcangelo, Palermo
Visite: Venerdì 4 e 18, sabato 5 e 19, domenica 6 e 20 ottobre dalle 10 alle 17.30. Durata: 20 minuti.
Non accessibile ai disabili

– CHIESA DEI SS QUARANTA MARTIRI ALLA GUILLA *

Borremans e le cornici barocche tra le bancarelle del Capo

Nell’omonima piazzetta del Capo si trova una chiesa barocca che risale al 1605. Fu voluta da alcune famiglie di nobili pisani, residenti da lungo tempo a Palermo. Deve il suo nome al sacrificio dei quaranta soldati di una legione romana, morti in una palude gelata nel 320 dopo Cristo, sotto l’imperatore Licinio, nella città armena di Sebaste. A quei quaranta martiri è dedicata. Il prospetto, realizzato in tufo, ha un portale dal sobrio disegno, sul quale campeggia lo stemma civico di Pisa, coppie di finestre a edicola e un timpano triangolare. L’interno, rimaneggiato nel 1725, svelale preziose decorazioni a fresco del celebre pittore fiammingo Guglielmo Borremans e le cornici a finto stucco ideate dall’architetto Gaetano Lazzara.

Piazza Quaranta Martiri
Visite: Sabato e domenica dalle ore 10 alle 17.30.  Durata: 30 minuti.
Accessibile ai disabili

– CHIESA DEI TRE RE

Il gioiello del barocco riscoperto dopo l’abbandono

Nel 1578 alcuni confratelli della Compagnia dei Tre Re, venditori di frutta secca, costruirono una chiesetta sul sito della preesistente chiesa di San Giorgio lo Xheri. La chiamarono, appunto, Chiesa dei Tre Re. L’attuale forma architettonica si deve però all’architetto Francesco Ferrigno, che la ristrutturò a metà del diciottesimo secolo. Solo uno dei due portali, quello su via Celso, a timpano triangolare, risale all’impianto cinquecentesco. La chiesa ha vissuto lunghi anni di abbandono e alterne fasi di restauro, ma resta una tappa imperdibile del barocco siciliano. Nella volta e ai lati del presbiterio si trovano resti di affreschi di Vito D’Anna con storie dei Re Magi risalenti al 1751, mentre gli stucchi sono opera di Procopio e Giovan Maria Serpotta.

Via del Celso 42
Visite: Sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 20 minuti,
Non accessibile ai disabili

– CHIESA DEL CARMINE MAGGIORE

Nel cuore di Ballarò la cupola più originale

Camminando per una stradina che trabocca di colori e odori nel mercato di Ballarò, s’intravede, già da lontano, una cupola di maioliche smaltate, uno dei prodotti più estrosi del barocco siciliano. Appartiene alla chiesa del Carmine Maggiore, edificata dai carmelitani nel XIII secolo, ma distrutta e ricostruita interamente nel 1627-67, su progetto di Mariano Smiriglio. L’originalità della cupola consiste nell’uso dello smalto policromo, secondo i colori che richiamano lo stemma dei padri carmelitani, ma soprattutto nel fatto che sembra sostenuta dai telamoni rappresentati nel tamburo. All’interno della chiesa a tre navate, da non perdere le statue di Gagini e gli stucchi, anche questi diversi dal repertorio comune, ai quali Giacomo Serpotta lavorò con il fratello Giuseppe. L’affresco della “Vergine del Carmelo con Sant’Andrea Corsini” è di Pietro Novelli.

Piazza Carmine , 3
Visite: venerdì e sabato dalle 11 alle 17.30, domenica dalle 11.00 alle 17.00
Durata: 20 minuti. Non accessibile ai disabili. 

– CHIESA DEL SANT’ANGELO CUSTODE

Il gioiello barocco dove pregavano gli staffieri

Ѐ una chiesetta quasi sconosciuta realizzata dalla confraternita degli Staffieri, cioè coloro che aiutavano i cavalieri a montare in sella reggendo la staffa. Costituitasi nel 1699, la confraternita, all’inizio, non ebbe un proprio luogo di culto, ma fu ospitata nella chiesa della Madonna delle Raccomandate e poi in quella della Madonna dell’Itria alla Ferraria, entrambe perdute e oggi solo un ricordo. Nel 1701 gli Staffieri decisero di rendersi autonomi, costruendo un’altra chiesa. Negli anni successivi vollero edificarne una ancora più grande, sopra quella già esistente che fu trasformata in cripta. La chiesa è un esempio di architettura post-barocca, con rampe di scale, stucchi e quadri settecenteschi. Due elementi molto interessanti sono la cantoria in legno, all’ingresso, tra rococò e neoclassico, e un magnifico crocifisso di legno e cartapesta.

Via Carrettieri (angolo via Matteo Bonello)
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 16.30. Durata: 20 minuti.
Non accessibile ai disabili

– CHIESA DEL SS. SALVATORE

Dove presero i voti la regina Costanza e la giovane Rosalia

Secondo la tradizione popolare, nella chiesetta voluta nel 1072 dal normanno Roberto il Guiscardo, presero i voti due donne famose e care ai palermitani. La prima era la regina Costanza d’Altavilla, destinata poi a lasciare il monastero, a sposarsi e a concepire un figlio che diventerà imperatore col nome di Federico II. La seconda era la giovane Rosalia, prima di ritirarsi nella grotta da eremita. Dopo quasi cinque secoli dall’edificazione, con l’intento di avere una chiesa ancora più sontuosa che si affacciasse sul Cassaro, le monache vollero demolire la struttura medievale e la ricostruirono nel 1528. Ne decisero un ulteriore ampliamento e abbellimento nel 1682, su progetto di Paolo Amato. Gravemente danneggiata dai bombardamenti nel 1943, la chiesa fu recuperata e ristrutturata nel 1959. Dentro, un tripudio di stucchi, decorazioni, marmi policromi e affreschi di Vito D’Anna.

Corso Vittorio Emanuele, 395
Visite: Venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Sabato 5 ottobre dalle 10 alle 15. (esclusi domenica 13, sabato 19 ottobre e venerdì 25). Durata: 30 minuti.
Non accessibile ai disabili

Partecipa alle visite teatralizzate nell’Oratorio del SS. Salvatore →prenota

– CHIESA DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE AL CAPO

Marmi mischi, stucchi, colonne qui il barocco dà spettacolo

A una Palermo tribolata dalla peste e alla devozione di una vedova rimanda la storia di questa chiesa, nel cuore del Capo. L’edificio faceva parte, assieme al monastero, del complesso benedettino voluto da Laura Imbarbara, rimasta sola dopo la morte del marito, don Sigismondo Ventimiglia (il suo sarcofago è tuttora custodito all’interno della chiesa), e senza figli. Fu realizzato nel 1576, dopo l’invocazione del popolo a Maria, affinché l’epidemia di peste smettesse di seminare morte. La facciata è semplice e severa. L’interno, invece, è un autentico gioiello del barocco palermitano: una spettacolare visione di marmi mischi, stucchi, dipinti, ferri forgiati e dorati, statue e colonne tortili in marmo rosso. Tutto l’apparato decorativo ruota attorno all’altare maggiore, sovrastato dalla grande tela della “Immacolata Concezione” del 1637, opera di Pietro Novelli.

Via Porta Carini, 38
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 16.30. Durata: 30 minuti
Non accessibile ai disabili

– CHIESA DELL’ORIGLIONE

Il dipinto-gioiello di Novelli Ritrovato nel tempio delle monache

Costruita nel 1600 come chiesa annessa al convento di monache benedettine, fu dotata nel 1717 di un camminamento sui palazzi vicini che consentiva alle religiose di raggiungere la loggia sul Cassaro, senza essere viste. Travagliata la storia delle sue inquiline: nel 1532 nove monache, “pel desiderio di menar vita più rigida ed austera”, lasciarono il complesso dell’Origlione per fondare il convento dei Sett’Angeli. Al loro posto subentrarono le monache olivetane delle Repentite. La chiesa fu abbandonata nel 1866,a seguito della requisizione dei beni ecclesiastici. Il 9 maggio 1943 rimase danneggiata da una bomba. L’interno è uno scrigno di tesori. Nel corso di recenti lavori, è riemerso un brano del ciclo pittorico originario di Pietro Novelli. Si riteneva fosse un affresco, ma in realtà è un rarissimo dipinto a olio su muro.

Piazza dell’Origlione
Visite: sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 20 minuti.
Non accessibile ai disabili

– CHIESA DELLA MADONNA DELLA MERCEDE AL CAPO

La Madonna apparsa per il riscatto degli schiavi cristiani

La sua storia è legata alla guerra che infuriò per secoli nel Mediterraneo, con corsari cristiani e musulmani che facevano a gara per predare uomini e donne e venderli al mercato degli schiavi. L’Ordine dei Mercedari, fondato nel 1218 a Barcellona di Spagna, aveva come voto la redenzione dei cristiani catturati e, qualora fosse stato necessario, l’impegno a riscattarli rimanendo in prigione al loro posto. I Padri mercedari giunsero a Palermo nel 1463 e nel 1482 costruirono questa chiesa e un convento (il primo in Italia), oggi non più esistente. Il 18 novembre 1590 un gruppo di laici fondò la Compagnia Santa Maria la Mercè, con lo scopo di divulgare il culto e la devozione alla Vergine invocata sotto questo titolo. La preziosa statua che ancora oggi va in processione l’ultima domenica di settembre, accolta dal grido del quartiere: “A regina du Capu è, viva ‘a Madonna Micce”.

Discesa dell’Eternità , 26
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30, Durata: 20 minuti.
Accessibile ai disabili (da discesa dell’Eternità)

– CHIESA DELLA PINTA

Stucchi, affreschi, pavimenti decorati nel gioiello barocco riaperto

Ѐ tornata a risplendere la chiesa di Santa Maria dell’Itria, detta La Pinta, tra San Giovanni degli Eremiti e Palazzo Reale. Prende il nome dalla preesistente chiesetta di epoca bizantina che sorgeva nell’attuale piazza Vittoria, superbamente dipinta (pinta, appunto) e dove nel 1562 era stata allestita “La creazione del mondo” del monaco Teofilo Folengo, chiamata“L’Atto della Pinta”, la prima rappresentazione sacra di cui si abbia notizia in Sicilia. Quella chiesa, nel 1648, fu abbattuta per far posto a due bastioni per la difesa del Palazzo Reale. Così l’arciconfraternita della Pinta si spostò nel 1662 in questa nuova sede. L’interno è impreziosito dagli stucchi di Giuseppe Serpotta, da affreschi e dal pavimento d’epoca.

Piazza della Pinta, angolo via Benedettini 3
Visite: sabato e domenica dalle 10 alle 17.30, Durata: 20 minuti.
Non accessibile ai disabili

– CHIESA DELLA SANTISSIMA TRINITÀ ALLA ZISA

La cappella normanna un tempo collegata alla Zisa

Era la cappella dei re normanni, originariamente collegata, attraverso un passaggio coperto che oggi non esiste più, con la vicina Zisa. Guglielmo I, detto il Malo, l’avrebbe trasformata da originaria moschea in luogo di culto cristiano. Poggia su un tamburo interno ottagonale con finestrelle, archi, nicchie e muqarnas che sembrano pizzi e merletti. Splendide volte a crociera nel soffitto. Dalla terrazza una vista unica sulla Zisa e sulle ex Officine Ducrot, oggi Cantieri culturali. Da non perdere la cupola, una delle poche che ha mantenuto l’intonaco originale bianco-rosato, prima della coloritura di rosso “inventata” nell’Ottocento dall’architetto Giuseppe Patricolo per le chiese di San Giovanni degli Eremiti, San Giovanni dei Lebbrosi e San Cataldo.

Via Whitaker, 42
Visite: sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 20 minuti.
Non accessibile ai disabili

– CHIESA DI BADIA NUOVA

Serpotta, Novelli, Martorana. Uno scrigno vicino alla Cattedrale

A due passi dalla Cattedrale, in via dell’Incoronazione all’angolo con piazzetta Sett’Angeli, sorge la secentesca chiesa della Madonna di Monte Oliveto, conosciuta da tutti come Badia Nuova. Fu progettata dall’architetto Mariano Smeriglio. Al suo interno, custodisce pregevoli opere d’arte di Pietro Novelli, Gioacchino Martorana e Giuseppe Patania. Si scoprono anche splendidi stucchi di Giacomo Serpotta e del fratello Giuseppe. Ad affascinare i visitatori sono pure gli affreschi realizzati da Filippo Tancredi. Un imponente edificio affianca la chiesa, costruito sull’impianto dell’antica sede dell’Arcivescovado. Qui dimorò l’arcivescovo Gualtiero Offamilio, consigliere di Guglielmo II di Sicilia e artefice della ricostruzione della Cattedrale.

Via dell’Incoronazione 10
Visite: Sabato dalle 15 alle 18, domenica dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 15 alle 17.30.
Durata: 30 minuti.
Non accessibile ai disabili

– CHIESA DI SAN FRANCESCO DI PAOLA

L’antico luogo di culto dove era sepolta Santa Oliva

Cinquecentesca, appena restaurata, sorge sul luogo dove si trovava,anticamente, la chiesetta di Santa Oliva. Qui, secondo la tradizione, sarebbe stata sepolta la compatrona di Palermo, prima di essere “spodestata” da santa Rosalia. E, infatti,  la piazza dov’è ubicata la chiesa si chiama proprio Santa Oliva. I frati dell’ordine dei Minimi, che quest’anno celebrano i cinquecento anni della loro presenza a Palermo (il 9 novembre 1518 comincia la storia della comunità voluta da san Francesco di Paola),avevano voluto demolire il piccolo edificio di culto, per costruirne uno nuovo, più grande e di rappresentanza, con tanto di campanile. E fu edificata questa seconda chiesa, annessa al convento. L’impianto è gotico-catalano, ma poi il cantiere rimase a lungo aperto e il progettista accolse l’influenza dell’arte manierista. L’interno è prevalentemente barocco, ricco di decorazioni e bianchi stucchi.

Piazza San Francesco di Paola
Visite: Venerdì 4, 11, 25 sabato 5, 12, 19 e 26 dalle 11 alle 14, venerdì 18 dalle 11 alle 17; domenica 6, 13, 20, 27 ottobre e 3 novembre dalle 13 alle 16.30. Durata: 20 minuti.
Accessibile ai disabili

– CHIESA DI SAN GIOVANNI DECOLLATO

La piccola chiesa rinata nel cuore della città

Ricorda le trame della Palermo medievale, su una piccola scarpata che degrada verso quello che un tempo era l’alveo del fiume Kemonia, oggi interrato, ma ancora vivo nel sottosuolo. La piccola chiesa di San Giovanni Decollato, ridotta a un rudere fino agli anni ’50 del secolo scorso dopo i bombardamenti del 1943, sorge nel cuore più antico di Palermo, sull’omonima piazza a forma di trapezio, davanti a Palazzo Sclafani e all’Arco dei Biscottari. La chiesa, restaurata nel 2010, era un tempo ornata da stucchi settecenteschi, in parte ancora visibili. Venne edificata sul finire del XVI secolo da una congregazione di Dame sotto il titolo dell’Annunziata dello Scutino, poi passò ai confrati di San Giovanni della Galca che la restaurarono nel 1737. Dell’edificio originario rimangono le strutture perimetrali dell’altare e il prospetto. Oggi è affidata alla rettoria della vicina Chiesa di San Francesco Saverio, e ospita mostre, spettacoli e conferenze.

Piazza San Giovanni Decollato, Palermo
Visite: Sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 20 minuti.
Accessibile ai disabili

CHIESA DI SAN GIOVANNI DEI LEBBROSI

Il castello arabo trasformato in luogo di culto e di cura

Secondo lo storico Fazello, la chiesa di San Giovanni dei Lebbrosi sarebbe stata la prima tra le costruzioni normanne edificate in città, sulle rovine di un castello, quando Roberto il Guiscardo e Ruggero d’Altavilla assediavano Palermo ancora in mano agli Arabi. Per altri, invece, risalirebbe al periodo di Ruggero II, quindi alla prima metà del XII secolo. Trae il suo nome da un annesso ospedale per lebbrosi, del quale ormai non c’è traccia, che proprio il sovrano normanno avrebbe voluto realizzare in memoria del fratello Goffredo. L’imperatore Federico II donò la chiesa e l’ospedale all’ordine dei Cavalieri Teutonici della Magione. L’edificio fu rimaneggiato nel XVII secolo e appesantito. I restauri, diretti dall’architetto Francesco Valenti tra il 1920 e il 1934, hanno restituito alla chiesa il suo austero splendore originario.

Via Salvatore Cappello, 38
Visite: Venerdì 4 ottobre dalle 10 alle 15,30, venerdì 11, 18, 25 e sabato 26 dalle 10 alle 16, tutte le domeniche di ottobre dalle 13 alle 17.
Durata: 20 minuti.
Accessibile ai disabili

– CHIESA DI SANT’ANTONIO ABATE

La chiesa medievale e la torre che svettano sulla Vucciria

Dall’alto domina via Roma e il mercato della Vucciria. Della chiesa di Sant’Antonio Abate si hanno notizie già dal 1220. Più volte restaurata e rimaneggiata, nel 1823 fu gravemente danneggiata dal terremoto. Venne recuperata, ma solo agli inizi del 1900,dopo l’apertura di via Roma, vide luce e fu valorizzata,liberata dagli edifici circostanti che, per secoli, l’avevano soffocata. Si rese necessario collegarla al livello della strada, che risultò molto più basso, con una gradinata davant

Venerdì e sabato dalle 10 alle 17.30 e domenica dalle 13 alle 17.30

i alla quale fu posta un’edicola con l’immagine dell’Ecce Homo, molto venerata. L’interno, a croce greca, custodisce opere di Serenario, Bagnasco, Gagini e dello Zoppo di Gangi. Accanto alla chiesa è ancora in piedi la torre civica innalzata nel 1302, per volere della potente famiglia Chiaramonte, con la campana “pretoria”, usata dal Senato cittadino per convocare il popolo.

Via Roma 203/A
Visite: Venerdì e sabato dalle 10 alle 17.30 e domenica dalle 13 alle 17.30. Durata: 40 minuti.
Non accessibile ai disabili

– CHIESA DI SANT’ANTONIO DA PADOVA

Gli affreschi del Novelli voluti dai francescani

Una chiesa nascosta per scoprire Pietro Novelli. La chiesa di Sant’Antonio da Padova, che i palermitani conoscono come Sant’Antonino, si trova all’incrocio tra la Porta di Vicari, corso Tukory e via Oreto. La sua costruzione segue di pari passo quella del vicino convento (visita a parte, con gli affreschi appena restaurati), quindi comincia nel 1630 per volere dell’Ordine monastico degli Osservanti Riformati di San Francesco: Sant’Antonino era il punto di appoggio cittadino per la grande Casa francescana di Santa Maria di Gesù. Ha navata unica, aperta su cappelle e cappelline comunicanti tra loro. Gli stucchi settecenteschi della volta a botte sono del Sanseverino, ma la bellezza sta tutta negli affreschi attribuiti a Pietro Novelli che raffigurano la vita di Antonio di Padova, ripresi dal pittore palermitano Antonio Velasco dopo che erano stati rovinati dall’umidità. Sull’abside lavorò invece il Borremans.

Corso Tukory , 2
Visite: Venerdì, sabato dalle 10 alle 17.30, domenica dalle 13 alle 17.30. Durata: 20 minuti.
Accessibile ai disabili

CHIESA DI SANT’ORSOLA DEI NEGRI

Dove Serpotta si sbizzarrì ispirandosi al tema della morte

È un gioiello che trabocca di stucchi di Giacomo Serpotta. Solo che qui, nella chiesa di Sant’Orsola dei Negri (dal nero della veste dei confrati), il “maestro del bianco” non scolpì putti gioiosi, ma si espresse magnificamente in un repertorio legato alla morte. La pietosa sepoltura dei defunti del quartiere e l’ufficio delle messe in suffragio erano, infatti, le occupazioni della compagnia di Sant’Orsola che edificò la chiesa nel 1662. Proprio la questua per fare celebrare le messe scatenò una lunga diatriba con i “Miseremini” di San Matteo, conclusasi con la sentenza che ne concesse a entrambi la facoltà, ma in tempi diversi. All’interno, si possono ammirare preziose opere di Pietro Novelli, di Gaspare Serenario e dello Zoppo di Gangi.

Via Maqueda, 102
Visite: sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 20 minuti.
Non accessibile ai disabili

CHIESA DI SANTA CATERINA D’ALESSANDRIA

Stucchi e marmi mischi. Uno spettacolo per gli occhi

La chiesa fa parte dello splendido complesso architettonico che si affaccia su piazza Bellini e su piazza Pretoria. Sorse sul sito di un luogo di culto trecentesco, eretta alla fine del 1500, per volere di Maria del Carretto, priora del cenobio domenicano. Più volte ristrutturata e abbellita con opere dei migliori artisti del tempo. Nel Settecento fu aggiunta la cupola e nel 1863 venne realizzato il coro. La facciata, in stile tardo rinascimentale, presenta due livelli scanditi da lesene. L’interno, a navata unica con tre cappelle in stile rococò per lato, è magnifico, con gli affreschi di Francesco Sozzi e Alessandro D’Anna del 1769, le decorazioni della volta di Filippo Randazzo, i pregiati stucchi di Procopio Serpotta e Giacomo Guastella. La statua della santa è di Antonello Gagini, datata 1534. Dal vano presbiteriale si accede alla cripta, usata come luogo di sepoltura.

Piazza Bellini
Visite: venerdì, sabato e domenica 21 dalle 10 alle 17.30. Durata: 30 minuti.
Non accessibile ai disabili

– CHIESA DI SANTA CRISTINA LA VETERE

Il gioiello arabo-normanno sull’antica via dei pellegrini

Sulla via che un tempo conduceva i pellegrini all’interno della città, fu costruita nel 1174, per volere dell’arcivescovo Gualtiero Offamilio. La chiesa è un esempio della migliore architettura islamica di epoca normanna. Si decise di dedicarla a santa Cristina, patrona della città,prima di santa Rosalia, poichéin questo luogo vennero trasferite le reliquie della martire. Realizzata interamente in tufo, si presenta all’esterno come un grande cubo squadrato, mentre all’interno, tra le sobrie architetture dei pilastri e le possenti arcate in stile arabo-normanno, si trovano affreschi e stucchi barocchi. Oggi, parte della chiesa risulta inglobata in costruzioni adiacenti, ma ciò che rimane è di grande suggestione.

Cortile dei Pellegrini, 6
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 20 minuti.
Non accessibile ai disabili

– CHIESA DI SANTA MARIA DEGLI AGONIZZANTI

Quando i confrati si occupavano del conforto ai condannati a morte

Dopo tanti anni di chiusura e abbandono, è stata consolidata e aperta recentemente alla fruizione pubblica. Questa chiesa barocca, realizzata nel 1630, era gestita dall’antica confraternita di Santa Maria degli Agonizzanti. I confrati – così come i “Bianchi” dalla candida veste – avevano il compito di prendersi cura dei condannati a morte, ai tempi del Tribunale dell’Inquisizione, alleviando, appunto, la loro agonia. Un’attività che spesso si intrecciava in realtà con l’estorsione di segreti in punto di morte. Un capitolo di storia cittadina a tinte fosche. Restaurata, a cura della Soprintendenza, la chiesa che si trova in un vicoletto a pochi metri dalla via Roma, è tornata a risplendere. Ed è tutta da scoprire al suo interno, nel bianco candore di stucchi e decorazioni tipici del barocco siciliano.

Via Giovanni da Procida, 23
Visite: Venerdì dalle 15 alle 17.30, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 20 minuti
Accessibile ai disabili

– CHIESA DI SANTA MARIA DEGLI ANGELI (GANCIA)

Sulla facciata la buca della salvezza scavata dai patrioti

Costruita agli inizi del 1500, subito dopo il convento del 1490, fu soprannominata “Gancìa” (ospizio) perché sorgeva nell’area dei possedimenti dei Frati Minori Osservanti, utilizzati anche come ricovero per malati e forestieri. Divenne il rifugio dei patrioti dopo il fallimento della rivolta del 1860. Alla fine, mentre tutta la zona era circondata dalle truppe borboniche, si salvarono solo in due: Filippo Patti e Gaspare Bivona, che si nascosero dentro la cripta, mimetizzandosi tra i cadaveri. Poi, quasi morti di fame, scavarono una buca (la cosiddetta buca della salvezza) dalla quale riuscirono a scappare. La chiesa mostra ancora il suo carattere originario. Dentro, il soffitto ligneo a cassettoni del XVI secolo, il grande organo sul coro all’ingresso, preziose opere d’arte come il “Monachello” di stucco serpottiano e i dipinti di Pietro Novelli.

Via Alloro, 27
Visite: Venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30, Venerdì 11 dalle 10 alle 15 (celebrazione messa domenica dalle 11 alle 12.30). Durata: 20 minuti
Accessibile ai disabili (dal cortile Gancia– lato Archivio)

– CHIESA DI SANTA MARIA DEL PILIERE

La Madonna col bambino e il pozzo dei miracoli

Fu fondata a metà del 1500 dalla nobildonna palermitana Giulia De Panicolis, per devozione alla Madonna. Proprio in questo luogo, infatti, durante i lavori di scavo di un pozzo, o addirittura dentro il pozzo di acqua ritenuta miracolosa, secondo un’altra versione popolare, era stata trovata una statua lignea della Vergine sopra un pileri, che in siciliano significa piccolo pilastro. Fatto sta che l’evento fece accorrere molti fedeli e curiosi. E sorse la chiesetta. Nei secoli successivi, il luogo di culto fu affidato a diverse maestranze e compagnie: dei Calzettai, degli Argentieri, di Santa Maria degli Angeli della quale facevano parte i pizzicagnoli e, infine,dei Cavalieri di San Giacomo. A metà del 1700,furono realizzati tanti interventi: un portale riccamente adorno, un gruppo scultoreo di scuola serpottiana e gli affreschi attribuiti a Vito D’Anna

Bara all’Olivella, di fronte a Palazzo Branciforte
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 20 minuti.
Accessibile ai disabili

CHIESA DI SANTA MARIA DELLO SPASIMO

Quel magico spicchio di cielo al centro della Kalsa

Il fascino della chiesa a cielo aperto cattura chiunque. Lo Spasimo è il simbolo del centro storico ritrovato. I lavori di costruzione iniziarono nel 1509 a opera dei monaci olivetani: il complesso però non venne mai completato in quanto, nel 1536, l’aggravata minaccia dell’armata turca indusse il vicerè di Sicilia don Ferrante Gonzaga a costruire un baluardo a ridosso della chiesa e del convento. Nel 1520 si arricchì di un capolavoro: lo “Spasimo di Sicilia” di Raffaello, ora esposto al Prado di Madrid, protagonista di un celebre giallo storico: l’altare che lo conteneva, realizzato da Gagini, è in corso di ricollocazione grazie alle ricerche trentennali della storica dell’arte Maria Antonietta Spadaro. Nel 1582 la chiesa venne adibita a spettacoli, ma nel secolo successivo divenne lazzeretto durante l’epidemia di peste. A metà del Settecento crollò la volta della navata centrale, che non verrà mai più ricostruita.

Via dello Spasimo, 13 Palermo
Visite: Venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Sabato 5 ottobre dalle 11 alle 17.30. Durata: 30 minuti.
Accessibile ai disabili

– CHIESA DI SANTA MARIA IN VALVERDE

La meraviglia barocca con gli splendidi marmi mischi

Risale al 1300 e venne edificata accanto a un monastero di suore carmelitane. La chiesa di Santa Maria in Valverde, in piazza Cavalieri di Malta, fu poi modificata e abbellita nel 1633, grazie al ricco genovese Camillo Pallavicino, dopo che la sua unica figlia prese i voti e si rinchiuse in questo complesso religioso. Il mecenate finanziò un massiccio rinnovamento della struttura, affidando il progetto all’architetto Mariano Smiriglio. E l’impronta barocca è evidente. Nei primi anni dell’Ottocento, il prospetto fu rimaneggiato secondo il disegno dell’abate Mango, in stile neoclassico con motivi ricorrenti del simbolismo biblico-cristiano. Ma l’interno è rimasto secentesco: un tripudio di bellezza, con marmi mischi, sculture, tele, drappeggi, affreschi (alcuni attribuiti a Guglielmo Borremans), in una seduzione continua di forme e colori.

Via Squarcialupo, 2
Visite: sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 30 minuti.
Non accessibile ai disabili

– CHIESA DI SANTA VENERA

Nascosta in un giardino sopra le antiche mura della città

Fu edificata alla fine del XV secolo, sulle antiche mura e accanto alla Porta normanna di Termini, per ringraziare la santa, già patrona della città, della favorevole intercessione per la fine della peste che imperversavanel 1493. La devozione si rinnovò nel 1529, quando si diffuse un’altra epidemia mortale. Negli anni successivi, nell’ambito del sistema di fortificazioni voluto dall’imperatore Carlo V, accanto all’edificio religioso furono realizzati ulteriori bastioni. La chiesa, che era stata affidata alla Compagnia della Pace, cadde in disgrazia e in seguito fu utilizzata come lazzaretto. Venne recuperata e modificata alla fine del Settecento, privilegiando lo stile neoclassico imperante. Lo splendido oratorio secentesco annesso fu demolito in epoca borbonica, assieme alla Porta, ma la chiesa si salvò. Oggi, restaurata, è circondata da un incantevole giardino.

Via Carlo Gemelli
Visite: sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 20 minuti.
Non accessibile ai disabili

– CHIESA E CHIOSTRO DELLA MAGIONE

La “cattedrale” normanna costruita da maestranze islamiche

Sorge sul lato meridionale dell’omonima piazza – spianata di verde dalle suggestioni arabeggianti ma in realtà lascito dei bombardamenti aerei del ’43 – la chiesa della Magione, ovvero della Santissima Trinità. Voluta dal cancelliere dell’ultimo re normanno e realizzata da maestranze islamiche alla fine del XII secolo, racchiude in scala ridotta l’iconografia tipica delle cattedrali di Palermo e Monreale e un fascino al tempo stesso sobrio ma voluttuoso, che – all’interno – congiunge la pianta a croce latina con un corpo centrale a tre absidi. Il chiostro, mutilo nei lati corti, è quanto resta dell’originario monastero cistercense. In piccolo, fa pensare al chiostro di Monreale: colonnine binate con capitelli a doppia corona di foglie sorreggono le arcate ogivali.

Via Magione, 44
Visite: Venerdì 4 e 11 ott, sabato 12 ott – dalle 10 alle 14, Venerdì 18 ott dalle 10 alle 16, sabato 19 ott dalle 13 alle 17.3,0, venerdì 25 ott e 1 nov, sabato 26 e 2 nov, domenica 10 -17.30. Chiuso sabato 5. Durata: 30 minuti.
Accessibile ai disabili

– CHIESA E CHIOSTRO DI SAN GIOVANNI DEGLI EREMITI

Cupole e “Sala Araba” . Il trionfo dell’arabo-normanno

Ѐ uno dei monumenti simbolo di Palermo, con le sue cupolette tipiche dell’architettura arabo-normanna di Palermo. A pochi passi dal Palazzo Reale, era accorpata al monastero fondato da Ruggero II intorno al 1132. Nel corso deisecoli ha subito varie modifiche, soprattutto nel 1800, ma ha conservato,comunque, l’impianto originario che è di grande suggestione, sia all’esterno sia all’interno in nuda pietra, con tante nicchie e la “Sala Araba” che rivela le tracce della preesistente moschea del X secolo. La splendida chiesa fa parte del percorso arabo-normanno, dichiarato Patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Magnifico anche il giardino con il chiostro, che è ciò che rimane del monastero e probabilmente fu aggiunto nel secolo successivo. Occhio alle colonnine binate con capitelli a foglie d’acanto sormontati da archi a sesto acuto.

Via dei Benedettini, 20
Visite: Domenica 6 ottobre e domenica 3 novembre dalle 10 alle 17.30. Durata: 40 minuti
Non accessibile ai disabili

– CHIESA E CRIPTA DI SAN MATTEO

La tomba di Giacomo Serpotta e il mistero dei Beati Paoli

Splendido gioiello del barocco palermitano,la chiesa fu edificata nel 1633 per volere della confraternita dei Miseremini, su progetto di Mariano Smiriglio. Nel cantiere vi lavorarono i migliori architetti, scultori, pittori, marmorari e scalpellini del tempo. Ecco perché questo luogo è un vero e proprio scrigno d’arte. Il prospetto, in marmo, è caratterizzato da vigorosi effetti di chiaroscuro. All’interno, le volte affrescate da Vito D’Anna, gli stucchi del grande Giacomo Serpotta, i medaglioni con le figure degli apostoli eseguiti da Bartolomeo Sanseverino nel 1739. E nelle cappelle altre opere di pregio. La sottostante cripta custodisce le reliquie di Serpotta, che in questa chiesa, per sua espressa volontà, fu sepolto nel 1732. Ma il luogo è pure di forte suggestione per il mistero dei Beati Paoli. Qui,infatti, secondo la tradizione popolare e letteraria, si incontravano segretamente gli incappucciati.

Corso Vittorio Emanuele, 257
Visite: venerdì sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 30 minuti.
Non accessibile ai disabili

– CHIESA EVANGELICA VALDESE

Il tempio neogotico che ricorda la Cattedrale

È il luogo sacro della comunità valdese di Palermo dal 1927. Affacciata in un piccolo e rigoglioso giardino, alle spalle del Politeama Garibaldi, la neogotica Chiesa evangelica ricorda un po’ la Cattedrale per il portico a tre arcate e la chiesa della Catena. Il progetto venne redatto dall’architetto Emilio Decker, mentre l’immobile fu realizzato dall’impresa edile di Paolo Bonci e Emanuele Rutelli. Il tempio comprende, oltre alla chiesa, l’alloggio del pastore, uffici e aule per la scuola valdese (utilizzate fino all’apertura dell’Istituto Valdese alla Noce) e anche un ampio salone con palcoscenico adibito a teatro. Sulla facciata risalta il mosaico con lo stemma della Chiesa Valdese, un candeliere acceso poggiato sulla Bibbia con il motto “Lux Lucet in Tenebris” in riferimento al Vangelo di Giovanni. All’interno si può ammirare il pulpito ligneo, elemento tipico delle chiese protestanti, a simboleggiare la centralità della parola e della predicazione.

Via dello Spezio , 43
Venerdì e sabato dalle 10 alle 17.30, domenica dalle 13 alle 17.30. Durata: 20 minuti.
Non accessibile ai disabili

– CIMITERO DEGLI INGLESI 

Il camposanto straniero di chi moriva senza Dio

Da lazzaretto è diventato il camposanto di chi moriva “senza Dio”, poi si è trasformato addirittura in un campo da calcio per i bambini dell’Acquasanta: abbandonato per cinquant’anni, finalmente il “cimitero degli inglesi” è stato recuperato e si può visitare. Nasce con l’epidemia del 1628: il viceré Francesco Ferdinando de La Cueva ordina la costruzione di un lazzaretto per la quarantena, ma è troppo vicino alla città. Passano cento anni, si erigono le mura di cinta, e viene emanato il bando che obbliga a seppellire i morti soltanto nei cimiteri pubblici: il lazzaretto diventa cimitero acattolico, degli eterodossi. Un’altra epidemia, stavolta di colera, lo rende ancora più grande, ma nel frattempo è stata aperta la vicina Manifattura di Tabacchi che pian piano fagociterà parte dello spazio del cimitero. Negli anni Venti il proconsole inglese Giacomo Rose ne affida la gestione ai Withaker, nel 1950 le ultime due eredi, Audrey ed Euphrosyne, lo cedono al Comune. Oltre a protestanti, ortodossi, ebrei e atei, qui riposano membri dei Whitaker, degli Ahrens, Christian Caflisch e dei Noto La Diega.

Via Simone Gulì, 19 Palermo
Venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. 27 ottobre e 1, 2 e 3 novembre dalle 10 alle 16.30. Durata: 30 minuti.
Non accessibile ai disabili

– CIRCOLO GIURIDICO

La biblioteca ottocentesca custode del diritto

È uno scrigno prezioso, nato per promuovere la cultura delle scienze sociali e del diritto nella Palermo dell’Ottocento. Le scaffalature di legno, la scaletta a chiocciola interna, gli antichi volumi: nella biblioteca del Circolo giuridico, all’interno della facoltà di Giurisprudenza, tutto evoca l’atmosfera che si respirava nei primi anni della fondazione, avvenuta nel 1868 a opera di Luigi Sampolo, allora professore di Diritto civile. In quella sede costituì un’associazione di giureconsulti, si adoperò per creare una biblioteca giuridica e una sala di lettura. La biblioteca, che ancora adesso è una struttura vitale e aperta alle consultazioni, costituisce il nucleo originale della attuale biblioteca della facoltà di Giurisprudenza, con un patrimonio librario di circa 800mila monografie e ottocento testate di periodici.

Via Maqueda , 172
Venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30, escluso venerdì 1 novembre. Durata: 30 minuti.
Accessibile ai disabili

– COLLEZIONE OPERE DEI PUPI – CONCA D’ORO

La collezione di pupi nascosta nel palazzo settecentesco

E chi l’avrebbe mai pensato che al primo piano di un’agenzia di viaggi c’è una collezione bellissima di pupi storici, perfettamente conservati? Siamo negli uffici della storica Conca d’oro viaggi, la più longeva agenzia della città che Gino e Giuseppe Campanella fondarono nel 1956 a Monreale quando, da agenti di navigazione, assistevano i connazionali che spinti dal bisogno, emigravano in cerca di fortuna. L’agenzia com’è ora nasce nel 1981 e da allora si occupa di viaggi organizzati e di turismo scolastico. E proprio dalla passione di Gino Campanella nasce quest’inedita collezione che comprende un Teatrino dei Pupi e una raccolta di duecento paladini della scuola monrealese dei Munna, molti rari e di inizio secolo. Bella anche la sede, un antico palazzo nobiliare di fine ‘700, in corrispondenza dell’ex stazione di posta fuori le mura dell’antica piazza santa Teresa (oggi piazza Indipendenza), con soffitti affrescati e pavimenti in antiche maioliche.

Piazza Indipendenza 49 Palermo
Venerdì dalle 10 alle 17.30 e sabato dalle 10 alle 14. Durata: 20 minuti.
Non accessibile ai disabili

– COMPLESSO DI SANTA CHIARA

Vestigia puniche, medievali e barocche nel cuore di Ballarò

Alla scoperta dell’antico complesso monumentale di Santa Chiara, dentro lo storico mercato di Ballarò. Qui convivono testimonianze puniche, medievali e barocche in un mix di grandissimo interesse. La chiesa fu fondata nel 1344, per volere del potente conte Matteo Sclafani, mantenendo le tracce di una consistente porzione di fortificazioni cartaginesi. Venne rimaneggiata, alla fine del 1600, dall’architetto Paolo Amato e rinnovata, nel secolo successivo, da Nicolò Palma. Colpita dalle bombe nel 1943, si è comunque salvata dalla distruzione, conservando la sua bellezza:dorate logge dai frontoni ricurvi, dalle quali le suore clarisse di clausura partecipavano alla messa senza essere viste, superbi affreschi di Paolo Martorana e Antonino Grano, marmi policromi e dipinti fiamminghi di Guglielmo Borremans.

Piazza Santa Chiara, 11
Visite: venerdì dalle 10 alle 13.30, sabato e domenica dalle 10 alle 16.30
Durata: 30 minuti.
Accessibile ai disabili da ingresso laterale

– COMPLESSO MALASPINA

La villa dai mille volti e l’affresco ritrovato

L’ultima sorpresa è quella degli affreschi ritrovati nell’Aula Baviera, un tempo cappella privata del principe di Palagonia, che nell’occasione del Festival potranno essere ammirati per la prima volta, a cantiere aperto, con la guida straordinaria dei restauratori guidati da Giuseppe Inguì, un’autorità nel campo del restauro. Una scena prospettica di architetture che lascia presupporre un paesaggio di vedute che probabilmente si trova ancora intatto sotto l’intonaco. Il complesso, oggi sede del Centro di rieducazione minorile, fu fatto costruire da don Giovanni Stefano Oneto, primo duca di Sperlinga nel 1680. Dal 1761 al 1780, la villa fu anche sede di una fabbrica di maioliche creata dal duca, mentre nel 1835 fu ceduta al governo borbonico che la destinò a ricovero per giovani mendicanti. Nel 1839 il complesso passò al Principe di Palagonia, che lo trasformò in ospizio per indigenti, mentre nel 1880, quando fu acquisito dalla famiglia Whitaker, il grande parco che lo circondava fu destinato ad attività sportive. Nel 1933 passò allo Stato. Il complesso nasconde un’affascinante corte interna, su cui si affacciano terrazze balaustrate che dominano due grandi giardini, poi una cappella e diversi saloni affrescati con dipinti di pregevole fattura.

Via Principe di Palagonia , 135
Domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 40 minuti.
Non accessibile ai disabili

– CONSERVATORIO DI MUSICA A. SCARLATTI

La fabbrica seicentesca dove nasce la musica

È la “fabbrica” dei musicisti, ma anche un piccolo gioiello d’architettura. È il Conservatorio di musica Alessandro Scarlatti, già Vincenzo Bellini, tra i più antichi in Italia visto che risale al 1617, quando venne istituito per volontà del viceré Conte De Castro nella trecentesca chiesa della Santissima Annunziata, come Orfanotrofio del Buon Pastore, dedicato alla cura “de li spersi mascoli”. Dell’antica chiesa rimangono ancora oggi visibili il campanile, il colonnato dell’ex chiostro, il portale chiaramontano e un bassorilievo del Quattrocento raffigurante l’Annunciazione. La musica nel Conservatorio degli Spersi vi fu insegnata solo a cominciare dal 1721 per diventare disciplina esclusiva una ventina d’anni dopo. Sotto la direzione del barone Pietro Pisani, nell’800 vi fu aggiunto il teatro, nuovi strumenti, nuove musiche manoscritte e a stampa.

Via Squarcialupo , 45
Sabato 19 e 26, domenica 20 e 27 ottobre dalle 10 alle 17.30. Durata: 30 minuti.
Accessibile ai disabili

– CONVENTO DI SANT’ANTONIO – PORTICO AFFRESCO

Gli affreschi ritrovati sulla parete del chiostro

Sono tornati alla luce da pochissimi mesi: quattro splendidi affreschi seicenteschi, dimenticati da 150 anni, che sono apparsi come fantasmi da un’altra epoca lontana, nascosti come erano sotto due dita di intonaco. Siamo nell’ex convento di Sant’Antonino, e gli affreschi si scoprono se si entra dal portone appena restaurato che immette nel grande chiostro, anch’esso recuperato e finalmente libero dalle auto, dove è stato ritrovato l’acciottolato originario. Nel 1866, quando vennero soppressi gli ordini religiosi, Sant’Antonino  fu affidato ai militari che lo occuparono stravolgendone la fabbrica originale. Furono chiusi i portici del chiostro per ricavare nuovi locali e occultati con il gesso gli affreschi che probabilmente furono realizzati proprio da alcuni dei monaci degli Osservanti Riformati di San Francesco. Gli affreschi dialogano con quelli della chiesa di Sant’Antonino (visita a parte) alla quale il chiostro era collegato.

Corso Tukory 2e ,Palermo
Visite: Venerdì sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 20 minuti.
Non accessibile ai disabili

– CRIPTA AI CADUTI

Il sacrario di Ernesto Basile dedicato alla Grande Guerra

Forse in pochi sanno che si devono a Ernesto Basile la maggior parte dei monumenti commemorativi ai caduti della Prima Guerra Mondiale: tra questi, è certamente importante (e pochissimo conosciuto)  il Sacrario dedicato alle vittime della Grande Guerra annesso alla chiesa di Santa Rosalia, di fronte al Giardino Inglese, che fu commissionata dalla suore della Congregazione Ancelle del Sacro Cuore di Gesù proprio al progettista palermitano. I lavori iniziarono nel 1924 e furono completati nel 1933. Per finanziare la realizzazione, si organizzò, sotto il patrocinio dell’Arcivescovado, una lotteria con premio finale un‘Ansaldo Coupè de ville fornita dal garage “G.Rivera – Basile”. L’estrazione fu la notte di Natale del 1924. Dalla chiesa (che non si visita), sotto la cupola ottagonale contornata da quattro torrioni, si scende nella cripta con il Sacrario e le tombe dei militari caduti tra il 1915 e il 1918 in varie parti d’Italia.

Via Marchese Ugo 22 Palermo
Venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 20 minuti.
Non accessibile ai disabili

– CRIPTA DELL’ORATORIO DELLA MORTE IN SANT’ORSOLA

Qui il Maestro dello stucco guardò in faccia la morte

Teschi marmorei e croci, figure di scheletri e anime purganti: così è decorata la cripta sottostante l’oratorio della Morte, nella chiesa di Sant’Orsola. Qui i membri della compagnia dell’Orazione della morte o dei Negri (dal colore dell’abito indossato dai confratelli), istituita nel 1564, seppellivano le salme dei defunti del quartiere dell’Albergheria. Nelle decorazioni, Giacomo Serpotta, per l’occasione, aggiunse al proprio repertorio figurativo ricorrente – motivi naturalistici, putti, ghirlande e festoni – rappresentazioni di macabri scheletri e ossa pencolanti, come pure fece nella chiesa soprastante. I restauri hanno messo in evidenza il complesso di cisterne, botole e colatoi utilizzati per la corretta conservazione dei cadaveri.

Via Maqueda, 102
Visite: sabato e domenica dalle 10 alle 17.00. Durata: 20 minuti.
Non accessibile ai disabili

– CRIPTA DELLE REPENTITE

Le tombe segrete delle prostitute diventate monache

È una cripta che custodisce i segreti del convento cinquecentesco di Santa Maria la Grazia, o della Grazia, meglio noto come convento delle Repentite. Qui le ex prostitute convertite alla vita monastica venivano mantenute dalle cortigiane ancora “in servizio” attraverso un’imposta pagata al Senato palermitano, una sorta di porno-tax ante litteram. Il tributo era dovuto per legge,per poter indossare pubblicamente vestiti sfarzosi come le “donne oneste”. Scoperta nel 2005 dall’Università, durante i lavori di ristrutturazione dell’edificio soprastante, la cripta dove venivano seppellite le suore ha poi svelato un retroscena intrigante: i cartigli trovati dentro due ampolle di vetro nella tomba della madre badessa, oggi esposte.

Via Divisi, 81
Visite: Venerdì sabato e domenica dalle 10 alle 17.30 (Sabato 5 ottobre, sabato 2 novembre e domenica 3 novembre chiusura alle 17). Durata: 20 minuti.
Non accessibile ai disabili

– CRIPTA LANZA A SAN MAMILIANO

Il mistero della sepoltura della baronessa di Carini

Un mistero tra antiche sepolture. È celato nella preziosa cripta dei nobili Lanza, la famiglia della donna uccisa nel 1563 nel più clamoroso dei delitti d’onore, Laura,passata alla storia come la baronessa di Carini. La cripta, della quale non si conosceva l’esistenza, è stata ritrovata per caso, vent’anni fa, durante lavori di manutenzione straordinaria dei sotterranei della chiesa di San Mamiliano. Rimossi i materiali di risulta, è emersa con una magnifica Pietà di marmo quattrocentesca di Giorgio da Milano, raffinate decorazioni e quattro tombe: in una è sepolto Blasco Lanza, il nonno di Laura; nell’altra la seconda moglie del padre, Castellana Centelles; nella terza probabilmente il padre-assassino, Cesare Lanza; sul quarto sarcofago, anonimo, giace la scultura di una giovane donna. Potrebbe essere la sepoltura segreta della baronessa.

Via Squarcialupo (angolo via Valverde)
Visite: sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 20 minuti.
Non accessibile ai disabili

– CUPOLA DEL SS SALVATORE

Uno sguardo dall’alto su tetti e vicoli del centro storico

Ammirare Palermo dall’alto? Si può, dalla cupola della chiesa del Santissimo Salvatore, all’inizio del Cassaro alto. Vale proprio la pena di inerpicarsi. I curiosi e gli amanti dell’arte che arriveranno in cima avranno una veduta privilegiata della città: da Palazzo dei Normanni al porto, da Monte Pellegrino al mercato di Ballarò, dalla Cattedrale al Teatro Massimo. Da qui si potranno scorgere gli eleganti palazzi nobiliari e le cupole delle più importanti chiese del centro storico, tra le quali quelle, splendide, di San Giuseppe dei Teatini in via Maqueda e del Carmine nel cuore di Ballarò, entrambe rivestite di piastrelle maiolicate. Ma si vedranno anche catapecchie, ruderi e antichi edifici sventrati dalle bombe. Un luogo dall’atmosfera magica e romantica, che permette di godere Palermo nel suo insieme,come fosse una cartolina.

Corso Vittorio Emanuele, 395
Visite: Venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30 (esclusi 13 e 19 ottobre). Durata: 30 minuti.
Non accessibile ai disabili

– ECOMUSEO DEL MARE MEMORIA VIVA

Scrittori, bagnanti, pescatori Palermo racconta i suoi lidi

Tenere viva la memoria del mare di Palermo. È quel che si propone l’Ecomuseo con istallazioni video, audio, fotografiche, sonore, accompagnate da parole che raccontano al visitatore il rapporto che i cittadini hanno avuto con il proprio mare. È un racconto corale, un affresco fatto di tante testimonianze raccolte fra le famiglie. Ci sono storie di resistenza, di viaggio, di commercio, di vacanze, di lavoro; ci sono ricordi, foto ingiallite, luoghi dimenticati, fiabe, cartoline. Ognuno ha dato il suo contributo raccontando davanti alle videocamere o ai registratori una storia, un pensiero, una battaglia intrapresa o un desiderio. È una storia che ha una parabola discendente, che racconta della ricchezza perduta, ma che tiene desta la speranza del recupero.

Via Messina Marine, 27
Visite: Venerdì 4, 11, 18, sabato 5, 12, 19 e domenica 6, 13, 20 dalle 10 alle 17.30. Durata: 30 minuti.
Accessibile ai disabili

– EDUCANDATO STATALE MARIA ADELAIDE

L’Educatorio Carolino per nobili zitelle 

Già nella prima metà del ‘700 il Real Educandato sorgeva fuori dalle antiche mura, lungo lo stradone di Monreale. Le suore di san Francesco di Sales presero a censo un terreno dai Padri Minimi: il monastero fu inaugurato nel 1738, progettato dal religioso domenicano Cosimo Agnetta, edificio massiccio, a pianta quadrata, sviluppato attorno a un cortile centrale, con tre ordini di finestre. Dentro nasconde tesori come la chiesa del Marvuglia che dal 1776 fu aperta al culto (e una cripta delle monache con una tomba che ha tutta una storia). Nel 1779 Ferdinando III di Borbone decreta che il monastero ospiti venti “nobili zitelle”, ma povere, alle quali venga impartita un’educazione “morale e manuale atta a farne delle donne di buon senso e virtuose”. Ma monache e istituzioni sono in conflitto: nel 1840 il governo borbonico decide la divisione tra il monastero, che rimane nella parte antica, e l’educandato nella nuova ala simmetrica – anch’essa del Marvuglia – che dal 1863 sarà intitolato alla regina Maria Adelaide di Savoia. Si dovrà aspettare il 1888 per la separazione definitiva, e un restauro complessivo che regala all’educandato un refettorio Liberty con piastrelle napoletane Lambrì, e una sala-teatro decorata da Rocco Lentini. Una curiosa biblioteca “di formazione” in 6000 volumi permette di scoprire le regole dell’“educazione femminile”.

Corso Calatafimi , 86
Visite: Sabato dalle 15 alle 17.30, domenica dalle 10 alle 17.30. Durata 30 minuti.
Accessibile ai disabili

– EX CONVENTO DELLO SCHIAVUZZO

L’ex istituto d’arte per artigiani “illuminati”

Dopo quasi quarant’anni di abbandono è tornato alla vita lo “Schiavuzzo”, l’ex convento trasformato in residenza universitaria. La sua costruzione risale al 1590, su spinta della nobile famiglia palermitana dei Vernagallo, e viene poi trasformato in chiesa della Madonna delle Grazie. Nel 1623 il barone di Santa Venera decide di costruire un monastero, assegnato per i 33 anni successivi ai Carmelitani; con le suore del Conservatorio delle Donne Riparate, il convento venne ingrandito e abbellito con gli affreschi alle pareti e nella volta. Con la soppressione degli ordini religiosi del 1866, passa al Demanio che allarga gli spazi e li adegua ai laboratori e alle aule di un istituto d’arte: il 16 settembre del 1926 lo Schiavuzzo diventa la sede della scuola d’Arte Autonoma, nata per creare una classe di artigiani “artisticamente” preparati. Nel 1968 il terremoto lo riduce a un rudere, poi il recupero: oggi si sviluppa su due piani che si affacciano su un ampio cortile interno.

Attenzione: coupon non disponibili all’ingresso

Via Schiavuzzo , 24
Sabato e domenica dalle 10 alle 13 e dalle 15.30 alle 17.30. Durata 20 minuti.
Accessibile ai disabili

– EX MANIFATTURA TABACCHI

L’antico stabilimento delle donne operaie

Nella borgata dell’Acquasanta, accanto ai cantieri navali, c’è un complesso di edifici che tanto ha da raccontare sulla storia della città: epidemie di peste e obblighi di quarantena, ma anche attività produttiva ed emancipazione femminile. Si tratta di un antico lazzaretto secentesco, dismesso a metà dell’Ottocento, e poi adattato a sede della Manifattura Tabacchi. Le ciminiere danno l’idea della laboriosità dello stabilimento che riuscì a resistere ai bombardamenti aerei, ma poi chiuse battenti nel 2001. La sua storia iniziò nel 1876, con il nome di Regia Manifattura tabacchi, quando il nuovo Stato assunse il monopolio della produzione e del commercio. A Palermo c’erano tantissime fabbriche di sigari e sigarette. Furono accorpate in questo complesso che, dopo qualche anno, contava già mille operai. Nei primi anni del Novecento, le sigaraie erano in prima linea per la rivendicazione dei diritti delle lavoratrici.

Via Simone Gulì 23-25
Visite:venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata 40 minuti.
Non accessibile ai disabili

– FOSSA DELLA GAROFALA

L’ultimo lembo di Conca d’Oro sull’antico alveo del Kemonia

Ѐ un lembo di Conca d’Oro sopravvissuto all’avanzata del cemento. La Fossa della Garofala, racchiusa fra i palazzi di corso Pisani e la cittadella universitaria, ci invita alla scoperta di un paesaggio dimenticato di Palermo. Il “viaggio nel tempo” attraversa i quindici ettari dell’area che fu parte dell’elegante parco di Luigi Filippo d’Orléans e si sviluppa lungo l’originario tracciato del fiume Kemonia. Il nome deriva dal primo proprietario di cui è nota l’identità, Onorio Garofalo, alla fine del 1400. Dopo tre secoli,il terreno fu acquistato dal principe di Aci, che vi realizzò una stazione agricola sperimentale. Nel 1809 Luigi Filippo d’Orléans, trasferitosi in Sicilia dove visse per alcuni anni a Palazzo d’Orleans e sposò Maria Amalia di Borbone, principessa delle Due Sicilie, figlia del re Ferdinando, allestì un parco fuori le mura, dotato anche di una serra.

Viale delle Scienze, ingresso dal Dipartimento di Agraria
Visite: Venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. 27 ottobre e 1, 2 e 3 novembre dalle 10 alle 16.30. Durata: 40 minuti.
Parzialmente accessibile ai disabili

– GIARDINO DELLA CONCORDIA

I simboli nascosti nelle piante per un messaggio di pace

Aiuole multicolori dalle forme strane e pluritematiche. Benvenuti ad “Haramash Sharif”, come si legge su una targa di ceramica all’ingresso del “Giardino della Concordia”, che in arabo significa sacra recinzione. Ѐ una vasta area verde realizzata nel quartiere di Pallavicino, su un terreno confiscato alla mafia e affidato dal Comune all’Istituto superiore per la difesa delle tradizioni. Sotto l’ombra di cipressi, palme, pini, melograni e tanti altri alberi, le aiuole sono monumenti, con relativi nomi e dediche: quella della pace, per le vittime di tutte le violenze; quelle gemelle per commemorare la tragedia delle Torri dell’11 settembre del 2001; dell’Umanità per i caduti della Croce Rossa italiana; della Patria; della Cultura con un’originale forma di libro aperto; dei miti e delle favole; della solidarietà; del tempo; dell’ informazione.

Via Giardino della Concordia (traversa di via Castelforte)
Visite: Venerdì 18 e 25 ottobre, sabato 19 e 26 ottobre e domenica 20 e 27 ottobre dalle 10 alle 15. Durata 30 minuti.
Accessibile ai disabili

– GIARDINO DI VILLA NAPOLI E PICCOLA CUBA

la fortezza arabo-normanna nell’antico parco reale

Riaperto recentemente, dopo decenni di abbandono e un lungo contenzioso, il complesso monumentale di origini normanne si trova in corso Calatafimi. Si tratta dell‘antico parco reale del “Genoardo”, dove sorgevano un edificio-fortezza, detto Cuba Sottana, per distinguerlo dagli altri due vicini, la Cuba Soprana e la Piccola Cuba. Dopo tanti cambi di proprietà, tra i secoli XVII e XVIII, fu fortemente modificato e trasformato in villa suburbana, soprattutto a opera della famiglia Napoli, o Di Napoli, che nella residenza personalizzata inglobò la Cuba Soprana. Le volte del salone nobile e un’annessa piccola chiesa dedicata a santa Rosalia furono affrescate da Vito D’Anna.Dopo l’acquisto nel 1991 da parte della Regione Siciliana, il complesso è stato interessato da una serie di interventi di restauro che hanno consentito il recupero delle strutture e del giardino.

Via F. Speciale
Visite: Venerdì, sabato e domenica dalle ore 10 alle 17.30. 27 ottobre e 1, 2 e 3 novembre dalle 10 alle 16.30. Durata: 30 minuti.
Accessibile ai disabili

– GIPSOTECA DI PALAZZO ZIINO

Le opere in gesso dei grandi scultori 

Al piano nobile di questo elegante palazzo costruito nel 1895, è ospitata questa raccolta di gessi, provenienti dalle collezioni della Civica Galleria d’Arte moderna. Una collezione straordinaria che conta pezzi dei maggiori scultori siciliani presenti, giunti per lasciti o donazioni delle famiglie degli artisti; o talvolta degli stessi autori, come successe per Mario Rutelli. Circa settanta gessi, attraverso cui si legge la storia della scultura nell’Isola. Sono infatti solo due i non siciliani, il belga Iulius Pierre Van Biesbroeck e il sardo Francesco Ciusa. Poi opere di Benedetto Civiletti, Mario Rutelli, Ettore Ximenes, Domenico Costantino, Rosario Bagnasco, Antonio Ugo, Giovanni Nicolini, Bernardo Balistreri, Nino Geraci, Filippo Sgarlata e Giovanni Barbera.

Via Dante Alighieri , 53
Venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 30 minuti.
Accessibile ai disabili

– HOTEL DEL FRANCE

Lo storico albergo di Freud e Joe Petrosino

L’edificio nacque nel Settecento come Palazzo dei marchesi di Sant’Onofrio del Castillo. Nel 1808 divenne albergo e, dopo due gestioni che gli valsero nomi anglosassoni (“Crown and Anchor Hotel” e poi “Prince of Wales”), nel 1838 entrò nel suo periodo d’oro con l’arrivo degli imprenditori padovani Giachery. Nel 1857 la facciata assunse l’aspetto di oggi: un imponente prospetto a quattro elevazioni e pensilina in ghisa, tipicamente fin de siécle. Per ampliare l’hotel, chiuso tra due vie strette, furono acquistati e inglobati il Reclusorio della Candelora e l’omonima piazzetta sulla quale si affacciava l’antico carcere femminile. Nel primo ‘900 ospitò i più bei nomi della storia, della politica, della cultura, dell’aristocrazia internazionale; dormirono qui il padre della psicanalisi Sigmund Freud (che da queste stanze inviò molte lettere) e anche Joe Petrosino, il poliziotto italo-americano ucciso dalla mafia proprio di fronte al portone dell’albergo il 12 marzo del 1909. Nel 1936, chiuso l’albergo, l’immobile fu acquistato dall’Università di Palermo che lo adibì a Casa del Goliardo. Oggi è una residenza universitaria.

Attenzione: coupon non disponibili all’ingresso

Salita della Intendenza , 1
Visite: sabato e domenica dalle 10 alle 13 e dalle 15.30 alle 17.30. Durata: 20 minuti.
Accessibile ai disabili

– ISTITUTO AGRARIO CASTELNUOVO

Il seminario per giovani villici voluto dal principe illuminato

Le divise grigie e blu nell’armadio, le scarpe riposte in scomparti dedicati … Sembra sia rimasto immobile nel tempo l’Istituto Agrario Castelnuovo, l’ex visionario “seminario di Agricoltura per giovani villici seminaristi” fondato dal principe Carlo Cottone all’inizio dell’Ottocento all’interno del parco della sua prediletta villa ai Colli. Il principe riformista voleva aiutare la nascita di una classe di agricoltori intelligenti e pratici, ma morì nel 1829 senza veder realizzato il suo ambizioso progetto. L’Istituto agrario fu inaugurato il 16 novembre 1847 dall’amico cavalier Ruggiero Settimo dei principi di Fitalia. Si visiteranno le stalle, le scuole, la cantina, gli affreschi di Michele Varrica, il Ginnasio neoclassico, tutto pianificato e ideato a tavolino dal principe Cottone, fin nei minimi particolari, persino per i titoli di libri da acquistare con il ricavato della vendita dei “pochi libri” di sua proprietà; libri che oggi formano una biblioteca tematica straordinaria, insieme ad una raccolta enorme di “manuali vegetali”, legni catalogati a uso degli alunni.

Viale del Fante , 66
Visite: Venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 20 minuti.
Accessibile ai disabili

– ISTITUTO FILIPPO PARLATORE

Un museo di storia naturale nascosto in una scuola

Inaugurato nel 1862, l’Istituto tecnico “Filippo Parlatore” nasconde preziose collezioni storico-scientifiche tra le più importanti della città. C’è il Museo di storia naturale, con 32 vetrine distribuite in tre saloni, che custodiscono minerali e centinaia di esemplari di animali imbalsamati, tra mammiferi e uccelli, dalle specie più esotiche provenienti dall’Africa e dall’Australia, a quelle siciliane, tra cui un cucciolo di lupo e una foca monaca. C’è poi la galleria “I vicoli della memoria”, dove è possibile ammirare la collezione storica di strumenti topografici e modelli per lo studio delle tecnologie costruttive del passato. Infine, al secondo piano, si trova il Museo di scienze e tecnologie agrarie “Rosario Livatino”, in cui sono conservate macchine agricole in uso tra la fine dell’800 e i primi del ‘900.

Piazza Montevergini , 8
Visite: Venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 40 minuti.
Accessibile ai disabili

– ISTITUTO FLORIO-SALAMONE

L’antica confraternita e il dono di Ignazio Florio

Le origini dell’Istituto risalgono al 1655, quando padre Francesco Drago della Compagnia di Gesù fondò una confraternita di ciechi sotto il titolo dell’Immacolata Concezione. Dopo l’espulsione dei Gesuiti, l’attività riprese nel 1805. E a Palermo sorse, nel 1871, la Scuola municipale per i ciechi, della quale diventò presidente, a fine secolo, Ignazio Florio. L’imprenditore poi donò un fabbricato di sua proprietà, affinché si costituisse la definitiva sede dell’Istituto per ciechi. A lui intitolato, l’Istituto aprì battenti in via Carlo d’Angiò, nella Villa del Pigno. Nel 1894 nacque un Ente nuovo dall’accorpamento dell’Istituto Florio con un’altra attività benefica, quella di Francesca Salamone di Mistretta. La Villa, su un’area di quindicimila metri quadrati, si presenta con diversi corpi di fabbrica, dei quali quello centrale è il più antico, risalente alla fine del XVIII secolo. Una vera scoperta.

Via Angiò, 27
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 30 minuti.
Accessibile ai disabili

– LOGGIATO DI SAN BARTOLOMEO 

La vista sulla Cala dall’ex orfanotrofio

Da quassù si scopre che Palermo ama il suo mare: perché la vista sulla città antica è bella, ma quella sulla Cala è splendida. Dopo sei anni di chiusura, a maggio scorso il Loggiato San Bartolomeo è stato restituito alla città, forte di una sinergia tra privati e pubblico. E dopo aver ospitato un’interessante collettiva sugli artisti cinesi di ultima generazione, è diventato uno dei luoghi cool dell’estate. La sua storia è bellissima – da ospedale per malati di sifilide ad orfanotrofio per neonati abbandonati sulla ruota, semidistrutto sotto le bombe del ’43, recuperato e restaurato alla fine degli anni Novanta, richiuso per problemi di infiltrazioni, e finalmente riaperto -, ve la racconteremo durante la visita. Con il coupon del festival ci sarà anche la possibilità di visitare le due mostre in corso, “Preferire l’ombra” del collettivo sperimentale Cassata Drone Expanded Archive, con un focus sullo scrittore ed artista inglese classe ‘80 James Bridle; e “L’inchiostro e la carta, annotazioni sulle favole di Leonardo Da Vinci” di Beppe Madaudo.

Via Vittorio Emanuele , 25
Visite: Venerdì, sabato e domenica dalle 10.00 alle 17.30. Durata: 30 minuti.
Accessibile ai disabili

– MONASTERO DI SANTA CATERINA

Il chiostro, le celle, le cucine dove vivevano le suore di clausura

Fino al 2014 chiesa e monastero erano il regno delle ultime anziane suore di clausura dell’ordine domenicano, celebri per gli squisiti dolci di mandorla che poi offrivano attraverso una ruota girevole. Oggi, scomparse le ultime monache, il complesso religioso ha aperto i battenti. C’è tanto da vedere, nell’intimità della clausura, dentro il mondo silenzioso delle suore che non parlavano mai, neanche tra loro, tranne in rarissimi momenti della giornata. Per comunicare, le recluse ricorrevano a diversi espedienti, pratici e originali, tutti da scoprire. Il tour comprende le celle delle suore – assai spartane – il refettorio, la grande cucina e altri ambienti comuni. Il chiostro è incantevole. C’è anche la possibilità di gustare i prelibati dolcetti preparati da una cooperativa di giovani che ha raccolto il testimone, ereditando le preziose ricette.

Piazza Bellini, 2
Visite: Venerdì sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 30 minuti.
Non accessibile ai disabili

– MISSIONE DI BIAGIO CONTE VIA ARCHIRAFI

L’ex disinfettatoio diventato centro di accoglienza

Tutto iniziò sotto i portici della stazione centrale di Palermo. È lì che nasce, nel 1991, la Missione di Speranza e Carità creata da Biagio Conte, che a 26 anni lascia casa e famiglia per dedicare la sua vita ai senzatetto. Nel 1993, il missionario, con l’aiuto di volontari e associazioni, restaura i locali dell’ex disinfettatoio comunale di via Archirafi, abbandonato da decenni, e lo trasforma in una grande casa di accoglienza. Oggi la comunità accoglie circa 130 persone, recuperate da una condizione di grave emarginazione e abbandono. Qui trova rifugio chi è più sofferente, affetto da disabilità fisiche e mentali. Sono anche presenti alcolisti cronici che si tenta di disintossicare, grazie a lavori artigianali o agricoli svolti in un terreno fuori città. Si potranno visitare il cortile-giardino con statue e sculture, la chiesa e uno dei saloni.

Attenzione: coupon non disponibili all’ingresso.
Via Archirafi , 31.
Venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 30 minuti.
Accessibile ai disabili

– MISSIONE DI BIAGIO CONTE  – VIA DECOLLATI 

La casa dei migranti dove ha pranzato il Papa

Nella sua mensa ha pranzato Papa Francesco durante l’ultima visita a Palermo. Nata all’interno di un’ex caserma dell’aeronautica militare abbandonata, la Cittadella del Povero e della Speranza è la seconda comunità maschile della Missione Speranza e Carità fondata da Biagio Conte. La comunità oggi accoglie circa 700 persone in sette diversi dormitori. La maggiore sono giovani sopra i diciotto anni di età, rifugiati politici, richiedenti asilo o titolari di un permesso di protezione internazionale. Nella missione vengono curati anche i migranti sopravvissuti ai “viaggi della speranza” che arrivano sulle coste siciliane. Si potrà ammirare la chiesa con le tre porte delle religioni, i laboratori e la statua di Sant’Antonio nel giardino, riqualificato in occasione della visita del Papa.

Via dei Decollati , 21
Venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Domenica 20 e 27 ottobre e 1, 2 e 3 novembre dalle 10 alle 16.30. Durata: 30 minuti.
Accessibile ai disabili

– CONVENTO DI SAN’ANTONIO E MULINO DI SANT’ANTONINO

Dove nel 1600 i monaci “fabbricavano” il pane

L’ex convento secentesco di Sant’Antonio da Padova (Sant’Antonino nell’accezione consueta), a pochi passi dalla stazione centrale,all’imbocco di corso Tukory,custodisce quattro secoli di storia. Conserva ancora gli ambienti e i macchinari artigianali utilizzati dai monaci per impastare la farina e preparare il pane, oggi reperti di archeologia industriale. La perla è il gigantesco mulino in legno massiccio. Il convento, progettato da Mariano Smiriglio e realizzato nel 1630, dopo due secoli, a seguito della soppressione degli ordini religiosi nel 1866, fu trasformato dall’esercito in “caserma della sussistenza”. Acquisito dall’Università di Palermo nel 2004, l’edificio è stato recuperato, restaurato e inaugurato nel 2012. Oggi è diventato sede di aule e laboratori del Centro linguistico dell’Ateneo e dell’Itastra, la Scuola di Lingua italiana per stranieri.

Corso Tukory, 2e
Visite: venerdì sabato e domenica dalle 10 alle 17.20. Durata: 20 minuti.
Accessibile ai disabili

Partecipa alle visite teatralizzate nel Convento di Sant’Antonino →prenota

– MUSEO DEL RISORGIMENTO- SOCIETÀ SICILIANA DI STORIA PATRIA

Camicie rosse, lettere, armi. Così si fece l’Unità d’Italia

A sinistra della chiesa di San Domenico, c’è lo splendido convento annesso, con il chiostro trecentesco. All’interno dello storico edificio hanno sede il Museo del Risorgimento e la Società siciliana di Storia Patria. Il Museo, inaugurato nella sua nuova veste in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, racconta l’epopea garibaldina e la nascita del nuovo Stato, attraverso una ricca e interessante collezione: camicie rosse, lettere, armi, documenti, arredi, vari oggetti personali, sculture, dipinti. Qui rivivono i protagonisti e le loro imprese di metà Ottocento. Il Museo si affaccia sul chiostro, luogo di intima preghiera e meditazione,ma anche uno scrigno d’arte. Occhio alle decorazioni eagli stemmi delle nobili famiglie palermitane che contribuirono alla realizzazione del complesso religioso.

Piazza San Domenico, 1
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 12.30. Durata: 30 minuti.
Non accessibile ai disabili

– MUSEO DEL TESORO DI SANTA ROSALIA

Gioielli, calici, ex voto Il tesoro della “Santuzza”

C’è l’ultimo gioiello seicentesco dagli smalti policromi dei Cavalieri di Malta, o la galea d’argento donata nel 1667 da Don Pietro Napoli e Barresi, principe di Resuttana, fino ai calici in filigrana e la serie di vasi d’altare con “pampini di Paradiso” donata alla fine del XVII secolo dal vicerè Juan Francesco Pacheco. Sono solo alcuni pezzi del tesoro del museo di Santa Rosalia, nel santuario di Monte Pellegrino, inaugurato solo pochi mesi fa. Qui la devozione per la “santuzza” ha la forma delle suppellettili liturgiche o degli ex voto di alti prelati e gente comune, come il celebre reliquiario con un angelo che sovrasta un drago, opera dell’argentiere Andrea Memingher, su disegno di Antonino Grano e Giacomo Amato custodito all’Abatellis, fino all’ultimo scrigno: un ambiente con porta corazzata, sorta di “cassaforte” seicentesca utilizzata per conservare i pezzi preziosi.

Santuario di Santa Rosalia
Visite: venerdì, sabato e domenica  10- 17.30. Durata:20 minuti.
Non accessibile ai disabili

– MUSEO DELLE SCIENZE MARGHERITA HACK

Fisica, chimica, scienze naturali. In mostra 400 strumenti d’epoca

Piccoli scienziati crescono tra i banchi di scuola. Una ricca collezione con più di quattrocento strumenti scientifici d’epoca,utilizzati per esperimenti di fisica e chimica, e altri “reperti” importanti di scienze naturali e merceologia. Dal 2005 il museo intitolato alla celebre astrofisica è stato allestito, in versione permanente, nell’Istituto “Francesco Crispi – Damiani Almeyda”. Dopo il restauro dei pezzi custoditi, il ricco patrimonio era già stato oggetto di mostre occasionali, ma negli ultimi anni è stato ulteriormente valorizzato, con l’allestimento museale che ha visto il coinvolgimento diretto dei docenti e degli studenti. Dietro quelle teche, grande passione e pure competenza scientifica. Sarà un’occasione per scoprire tante curiosità, e non soltanto per gli esperti di scienze.

Largo Mineo, 4
Visite: Venerdì 11, 18 e 25 e sabato 12, 19 e 26 ottobre dalle 9 alle 11 e dalle 11.15 alle 12.30. Durata: 50 minuti.
Accessibile ai disabili

– MUSEO DI ZOOLOGIA DODERLEIN

Quando alla foce dell’Oreto guizzavano storioni giganteschi

È un museo molto singolare, che custodisce, come cristallizzato, l’ecosistema di un secolo e mezzo fa, quando gli storioni erano di casa alla foce del fiume Oreto. E quando il “Mar di Sicilia” era un caleidoscopio di colori e di specie, popolato da anguille, gronchi, cernie, dentici di dimensioni paragonabili a quelle degli esemplari che si trovano oggi nei parchi marini. È il Museo di zoologia Pietro Doderlein, allestito nel 1862 dal cattedratico dalmata che insegnò all’Università di Palermo. Le collezioni ittiologiche comprendono circa 1.200 esemplari di pesci conservati a secco o in liquido. Gli studiosi intervenivano con uno speciale trattamento chimico, una formula segreta sconosciuta, a quanto pare, che ne preservava le caratteristiche fisiche ed estetiche, con effetti di assoluto realismo.

Via Archirafi, 16
Visite: Venerdì dalle 9 alle 13, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. .Durata: 30 minuti.
Accessibile ai disabili

– MUSEO INTERNAZIONALE DELLE MARIONETTE A.PASQUALINO

Marionette, teatrini, pupi per un viaggio nel mondo

All’interno del Museo internazionale delle marionette “Antonio Pasqualino”, nato grazie all’impegno del suo fondatore, medico chirurgo e insigne antropologo, è possibile ammirare la più ricca collezione di pupi, non soltanto palermitani, con le teste tonde di legno e gli occhi mobili, ma anche catanesi, di altezza maggiore e più rigidi nelle gambe, e napoletani. Raccolti con pazienza certosina e autentica passione, sono esposti pure burattini, figure animate, marionette, scenografie e attrezzature di scena provenienti da diversi Paesi del mondo: dalla Francia alla Thailandia, dalla Spagna al Vietnam. Il Museo comprende, inoltre, una preziosa biblioteca con circa tremila volumi che documentano la storia delle tradizioni popolari siciliane, le rappresentazioni dei pupi e delle marionette e numerosi copioni manoscritti risalenti al XIX secolo.

Piazza Antonio Pasqualino, 5
Visite: Sabato e domenica dalle 10 alle 17.15 (escluso 1,2,3 novembre). Durata: 40 minuti.
Accessibile ai disabili

– MUSEO ARCHEOLOGICO A. SALINAS

I tesori dell’archeologia nella rinnovata sede dell’ex convento

Oltre duemila reperti straordinari, tra i quali le famose metope di Selinunte, il più importante complesso scultoreo dell’arte greca d’Occidente. E poi la straordinaria Pietra di Palermo, con la ricostruzione di 700 anni di storia dell’antico Egitto e l’elenco di quindici faraoni. Inoltre, i“pezzi”inediti delle oreficerie della necropoli di Tindari; i reperti di Centuripe;i bellissimi vasi di Agrigento; l’Ariete di bronzo rinvenuto a Siracusa. Riaperto recentemente, dopo un lungo restauro con la consulenza di un pool di studiosi italiani e stranieri, il Museo archeologico Salinas – un tempo Casa dei Padri Filippini all’Olivella – è una tappa imperdibile. Si parte dai suoi chiostri: il primo con la bella fontana cinquecentesca del Tritone proveniente da Palazzo Reale; il secondo con le colonne, il giardino interno, la statua colossale di Zeus ritrovata a Solunto.

Via Bara all’Olivella, 24
Visite: Domenica 6 ottobre e domenica 3 novembre dalle 10 alle 17.30. Durata: 45 minuti. Parzialmente accessibile ai disabili

– MUSEO VINCENZO RAGUSA E OTAMA KIYOHARA (Dentro il liceo)

L’inedita collezione dello storico Istituto d’arte

La storia del Liceo d’arte si interseca strettamente con quella del suo fondatore, lo scultore Vincenzo Ragusa, e con quella della moglie, la pittrice e acquerellista Otama Kiyohara, che cambiò il suo nome in Eleonora Ragusa quando, lasciato il Giappone ottocentesco, seguì, appena diciottenne, colui che sarebbe poi diventato suo marito. Il primo nucleo dell’Istituto d’educazione all’arte fu fondato da Ragusa nel 1884; tre anni più tardi si trasformò in Regia scuola superiore d’Arti applicate all’Industria, a Palazzo Airoldi: le Officine Ducrot e i ceramisti Richard Ginori spesso attingevano tra i giovani allievi per i loro operai. Nel 1924 l’istituto si sposta allo Schiavuzzo e soltanto in seguito sarebbe poi arrivato nell’odierna sede di piazza Turba. All’interno è stata realizzata la sala museo “Mario Delitala” (intitolata al grande incisore sardo scomparso nel 1990), che raccoglie una bella collezione di ceramiche, paramenti sacri e argenti, tra ‘600 e ‘900, che sono patrimonio dell’Istituto sin dall’epoca della sua fondazione.

Attenzione: coupon non disponibili all’ingresso

Piazza G.le Turba, Palermo
Visite: Venerdì 11 e 18, sabato 12 e 19 e domenica 13 e 20 ottobre dalle 10 alle 17.30. Durata: 20 minuti.
Accessibile ai disabili

– NECROPOLI PUNICA

Le scoperte degli ultimi scavi dove i Fenici seppellivano i morti

La necropoli punico-romana si estende nell’area compresa tra l’attuale piazza Indipendenza, corso Pisani, via Pindemonte e via Danisinni. Nel sottosuolo, si schiudono tombe a cremazione (dentro anfore o altri vasi), a inumazione (sarcofagi) e a camera (con loculi). Un’ampia città dei morti, accanto all’insediamento urbano della Paleapolis edificata dai Fenici. La necropoli era un luogo sacro dove seppellire i defunti, fuori dalle mura cittadine. Dal 1746, anno delle prime scoperte casuali, in occasione della costruzione dell’Albergo dei Poveri, furono rinvenute oltre 700 tombe. In tempi assai più recenti, nel 2004, completato lo scavo di una porzione della necropoli, sono emerse altre 150 sepolture, dislocate sotto l’attuale caserma Tukory. Un affascinante viaggio archeologico nella storia dell’antica Panormus.

Corso Calatafimi, 100
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30, 27 ottobre e 1, 2 e 3 novembre dalle 10 alle 16.30. Durata: 30 minuti.
Non accessibile ai disabili

– ORATORIO DEI BIANCHI

Cappucci e vesti candide per i confrati custodi dei condannati a morte

Torna la memoria storica della Palermo del 1500, popolata da confraternite, preghiere e devozione, ma anche torture e patiboli. Quest’oratorio, infatti, era la sede della Compagnia dei Bianchi, chiamata così perché i confrati indossavano un abito candido. A loro, il viceré Ferdinando Gonzaga, nel 1541, affidò il compito dell’estremo conforto ai condannati, tre giorni prima dell’esecuzione. Un’“assistenza al buon morire”, che in realtà si intrecciava con supplizi e confessioni estorte. Un ruolo che prosperò nell’era dell’Inquisizione. Ad accogliere i visitatori, oggi, sono le decorazioni in stucco di due altari di Giacomo Serpotta provenienti dalla chiesa del convento delle Stimmate, demolito per fare posto al Teatro Massimo. Qui si trova anche l’antica Porta lignea della Kalsa,“Bab el Fotik” da cui, nel 1071, entrò Roberto “il Guiscardo” alla testa dei Normanni.

Piazzetta dei Bianchi (tra via dello Spasimo e via Alloro)
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 16.30. Durata: 30 minuti.
Non accessibile ai disabili

– ORATORIO DEI SANTI PIETRO E PAOLO

Gli stucchi di Serpotta a un passo dalla Cattedrale

In una zona ad alta concentrazione di tesori storico-artistici, tra la Cattedrale e il Palazzo arcivescovile, si trova l’oratorio dei Santissimi Pietro e Paolo, edificato alla fine del 1600. Il fastoso portale, con colonne tortili fiorate, fu disegnato da Paolo Amato. In una nicchia c’è la statua dell’Immacolata. L’interno, progettato dallo stesso celebre architetto, è un’unica aula con due altari laterali, nicchie, frontoni e sculture illuminate dalla luce proveniente dalle grandi finestre. Non manca la mano del maestro Giacomo Serpotta, che anche qui profuse il suo genio artistico. A lui sono attribuiti gli stucchi che decorano gli altari di san Ferdinando e di santa Rosa e i due medaglioni con “La consegna delle chiavi a san Pietro” e “La conversione di san Paolo” sui pilastri del presbiterio.

Via Matteo Bonello, 6/a
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 20 minuti.
Non accessibile ai disabili

– ORATORIO DELL’IMMACOLATELLA

La Vergine senza macchia venerata prima del dogma

Accanto alla basilica di San Francesco d’Assisi, che custodisce il simulacro argenteo della Madonna portato in processione l’8 dicembre, c’è un gioiello settecentesco decorato da Procopio Serpotta e Vincenzo Perez, dedicato alla vita di Maria. L’oratorio dell’Immacolatella, costruito nel 1726 sotto la direzione dell’architetto Gaetana Lazzara, su commissione della Compagnia dell’Immacolata, è una testimonianza preziosa della devozione per la Vergine “senza macchia di peccato”, di molto antecedente alla proclamazione del dogma che risale al 1854, da parte di Pio IX. L’affresco del soffitto con scene della vita della Madonna è opera di Vincenzo Bongiovanni. Sull’altare è posto il simulacro secentesco dell’Immacolata, tra due coppie di colonne tortili in marmo rosso, con un cartiglio sorretto da putti con il motto mariano “Macula non est in te”.

Via dell’Immacolatella, 3
Visite: Sabato dalle 10 alle 16.30 e domenica dalle 14 alle 17.30 (Domenica 6 ottobre, domenica 20 ottobre e domenica 3 novembre chiusura alle 17). Durata: 20 minuti.
Non accessibile ai disabili

– ORATORIO DELLE DAME

Dove le nobildonne si prendevano cura delle partorienti

In questo splendido oratorio, detto anche del Giardinello, si riunivano le donne caritatevoli di nobile casato che fondarono, nel 1595, la congregazione segreta delle Dame dell’Aspettazione del Parto della Vergine, esistente ancor oggi. Mogli e figlie di famiglie patrizie si raccoglievano in preghiera, ma davano anche aiuto concreto – e continuano a farlo a distanza di oltre quattro secoli – per assistere le partorienti disagiate dello storico mandamento dell’Albergheria. All’esterno si scorge un bel portale barocco in pietra di billiemi, con un medaglione col monogramma mariano. Superata la soglia, la scoperta di un luogo dove sembra che il tempo si sia fermato. Nella cappella barocca, un tripudio di affreschi di Pietro Grano, marmi mischi e originali decorazioni pittoriche inserite in un apparato di finte architetture e trompe l’oeil.

Via Ponticello, 39/a
Visite: Sabato 12 e 19 e domenica 13 e 20 dalle 9 alle 12.30. Durata: 20 minuti.
Accessibile ai disabili

– ORATORIO DELLA CARITA’ DI SAN PIETRO AI CROCIFERI

Il gioiello di Borremans per i preti poveri e malati

Un ritorno di quest’oratorio nel Festival, dopo il restauro bellissimo di un gioiello nascosto: una cappella interamente affrescata dal Borremans, che è uno spettacolo inatteso appena si supera il cortile austero. Nel 1600 i preti poveri stazionavano ai Quattro Canti per chiedere l’elemosina o aspettare che qualcuno li ingaggiasse per celebrare una messa: un gruppo di sacerdoti sentì l’urgenza di autotassarsi per offrire la propria solidarietà ai fratelli più disagiati. Nacque nel 1608, così, la Congregazione della Carità di San Pietro, che resiste ancora oggi dopo più di 400 anni e che ha sede in via Maqueda, in questo oratorio trasformato in tesoro d’arte nel Settecento da Guglielmo Borremans. Tutte le pareti sono affrescate riccamente; di particolare bellezza la Liberazione di San Pietro dal carcere e la Gloria di San Pietro. L’assetto dell’oratorio fu modificato alla fine dell’ ‘800 per ricavare delle botteghe a pian terreno.

Via Maqueda , 206
Visite: Sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 20 minuti.
Non accessibile ai disabili

– ORATORIO DI SAN LORENZO

Il capolavoro di Serpotta e il “clone” di Caravaggio

Questo è un luogo di rara bellezza, noto non soltanto alla storia dell’arte, ma anche alla cronaca nera. Fu realizzato alla fine del 1500, come sede della Compagnia di San Francesco, sui resti di una chiesetta dedicata a san Lorenzo. Nell’ottobre del 1969, finì sulle pagine dei giornali di tutto il mondo per il clamoroso furto della “Natività coi santi Francesco e Lorenzo”, capolavoro del Caravaggio dipinto nel 1609. Lo splendido quadro non fu mai ritrovato, ma oggi la nicchia, rimasta a lungo vuota, ospita un “clone”eseguito con le più avanzate tecnologie. La storia del furto è ancora avvolta nel mistero, con periodici colpi di scena e rivelazioni. Misteri a parte, l’oratorio è un vero e proprio scrigno d’arte, con i preziosi bassorilievi prospettici di Giacomo Serpotta, i sedili perimetrali intarsiati in avorio e madreperla e il pavimento con marmi policromi.

Via Immacolatella, 5
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 30 minuti.
Non accessibile ai disabili

– ORATORIO DI SAN MERCURIO

La prima palestra del giovane Serpotta

È stato l’esordio, il primo banco di prova per il giovanissimo Giacomo Serpotta. L’oratorio di San Mercurio, adiacente alla chiesa di San Giovanni degli Eremiti, è l’unico rimasto di quelli edificati dalla Compagnia della Madonna della Consolazione in San Mercurio, fondata alla fine del 1500. È qui che Serpotta, nel 1678, diede il suo primo assaggio di estro creativo e spiccato talento, recependo la lezione degli apparati decorativi del grande Borromini. Tra putti giocosi che si rincorrono alle finestre e altri che reggono i simboli di san Mercurio, gli stucchi abbagliano, per quanto non ancora perfetti nelle forme. Del secondo decennio del ‘700 è la contro facciata dell’oratorio, sulla quale avrebbe lavorato il figlio Procopio. Il pavimento maiolicato è pure del XVIII secolo.

Vicolo San Giovanni degli Eremiti
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 20 minuti.
Non accessibile ai disabili

– PALAZZO ABATELLIS

Il Trionfo della morte e l’Annunziata nello scrigno di Scarpa

Edificato alla fine del Quattrocento, su progetto di Matteo Carnilivari, Palazzo Abatellis è un mirabile esempio di architettura gotico-catalana. Residenza di Francesco Abatellis (o Patella), maestro portulano del Regno, nel corso dei secoli conobbe varie destinazioni d’uso fino al 1943, quando fu gravemente danneggiato dai bombardamenti aerei. Recuperato grazie al genio di Carlo Scarpa, dal 1954 è la sede espositiva della collezione della Galleria regionale della Sicilia. Tra le opere più prestigiose, spiccano alcune sculture di Antonello e Domenico Gagini, il busto di gentildonna (Eleonora d’Aragona) di Francesco Laurana, il grande affresco del “Trionfo della Morte” di autore anonimo, proveniente da Palazzo Sclafani. E, inoltre,pregevoli dipinti fiamminghi di famosi artisti, da Van Dyck a Stom. Ma la protagonista è l’Annunziata, capolavoro di Antonello da Messina.

Via Alloro, 4
Visite: Venerdì dalle 10 alle 17.15 sabato e domenica dalle 9 alle 12.30. Durata: 40 minuti. Accessibile ai disabili

– PALAZZO AJUTAMICRISTO – RACCOLTA LAPIDEA

nell’ex residenza del banchiere la sorpresa del grande Canova

Del XV secolo, è uno degli edifici privati più antichi della città. Voluto da Guglielmo Ajutamicristo, banchiere di origini pisane, fu progettato dal celebre architetto Carnilivari, ma ridimensionato in corso d’opera per le eccessive spese. Fu poi ceduto, alla fine del secolo successivo, ai Moncada. Ospitò personaggi illustri, come l’imperatore Carlo V. Parte del palazzo è stato acquistato dalla Regione siciliana che ha realizzato uffici della Soprintendenza e una sede espositiva. Nella collezione lapidea, si scoprono sculture del ‘400 e ‘500, tra le quali un busto di Pietro Speciale firmato da Domenico Gagini e un altro di Ignazio Marabitti. Ma la vera sorpresa è la presenza di due opere di Antonio Canova: le due “stele Mellerio”, commissionate nel 1812 da Giacomo Mellerio per la cappella della sua villa in Brianza.

Via Garibaldi, 23
Visite: Venerdì e sabato dalle 10 alle 17.30, domenica dalle 9 alle 12.30. Durata 30 minuti.
Accessibile ai disabili

– PALAZZO ALLIATA DI VILLAFRANCA

La sfarzosa dimora di principi e principesse

Qui la magnificenza è al di là di ogni immaginazione. Entrare in questo palazzo è come fare un salto nei fasti del Settecento palermitano. Si rimane subito abbagliati da affreschi, stucchi, maioliche, mobili, arredi, collezioni d’arte. Sorto sui resti di due edifici di proprietàdi don Aloisio Beccadelli di Bologna, Palazzo Alliata fu realizzato a metà del XVII secolo, a opera di Francesco Alliata e Lanza, settimo barone, terzo principe di Villafranca e duca di Sala di Paruta, ma dopo il terremoto del 1751 fu completamente ristrutturato. Nel cantiere vi lavorarono, tra gli altri, l’architetto Giovanni Battista Vaccarini, stuccatori di scuola serpottiana e il pittore Gaspare Serenario. Il Palazzo custodisce una collezione di opere di notevole pregio storico e artistico, come la “Crocifissione” di Antoon Van Dyck, due grandi tele di Matthias Stom e due di Pietro D’Asaro.

Piazza Bologni, 20
Visite: sabato dalle 9:30 alle 12:30. Durata: 30 minuti.
Non accessibile ai disabili

PALAZZO ASMUNDO

Le ricche collezioni dei marchesi e il colpo d’occhio sulla Cattedrale

Alabarde, armi da fuoco, maioliche del XVIII secolo, ceramiche dell’Ottocento, cartoline e stampe d’epoca, perfino carrozze. Varie collezioni, interessanti testimonianze di un passato di agi e lussi dell’aristocrazia palermitana. C’è questo, e molto di più, nella splendida residenza di Palazzo Asmundo, dal cui balcone sembra di toccare la Cattedrale. Stucchi e affreschi del Settecento accolgono i visitatori e anche qui hanno molto da raccontare. Il marchese di Sessa, Giuseppe Asmundo,volle realizzare la sua abitazione proprio nel cuore del ricco ed elegante Cassaro, su un precedente edificio appartenuto alla famiglia Joppolo dei principi di Sant’Elia. Tra i tanti ospiti illustri, il Palazzo, come ricorda ancor oggi un’epigrafe, accolse Maria Cristina, figlia di Ferdinando III, proveniente da Napoli assieme al marito Carlo, duca di Genova e di Sardegna.

Via Pietro Novelli, 3
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30
Durata: 30 minuti
Parzialmente accessibile ai disabili (presente una pedana mobile per sedie a rotelle)

– PALAZZO BONOCORE

Affreschi neoclassici nell’edificio rinascimentale

Dopo lunghi restauri che hanno dato lustro all’ultima veste stilistica, quella neoclassica, Palazzo Bonocore è diventato un luogo di vivace produzione culturale ed esposizioni varie. Ѐuna delle affascinanti “quinte” di piazza Pretoria. Dell’edificio si ha notizia sin dal 1547, quando è documentato l’acquisto da parte di Francesco Di Carlo. A metà del 1700, in vista del matrimonio della figlia Margherita, il presidente del Tribunale di Palermo, Francesco Gastone, fa ampliare la struttura originaria. La figlia sposa Francesco Antonio Lo Faso, duca di Serradifalco, insigne intellettuale, ma nel 1873 il Palazzo viene venduto al commerciante Salvatore Bonocore, da Giuseppina Lo Faso, ultima erede. All’interno, pregevoli affreschi e decori multicolori. Imperdibile, dai balconi, la vista sulla Fontana Pretoria.

Piazza Pretoria, 8
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.20, (escluso 4, 5, 6 ottobre). Durata: 30 minuti
Accessibile ai disabili

– PALAZZO COMITINI

Barocco e arte contemporanea nella sede dell’ex Provincia

 Il trionfo del tardo-barocco, regno decorativo di Gioacchino Martorana, si trova nel cuore della città antica. Palazzo Comitini è uno dei più eleganti edifici nobiliari di via Maqueda. È stato sede della Provincia regionale, oggi Città metropolitana. La costruzione, voluta da Michele Gravina y Cruillas, principe di Comitini, risale al 1768-1771, su progetto di Nicolò Palma, architetto del Senato e nipote di Andrea, autore di un’importante opera pubblica, Villa Giulia. Negli sfarzosi saloni sono custoditi quadri di celebri artisti, anche contemporanei, da Renato Guttuso a Lia Pasqualino Noto, da Renato Tonini a Giambecchina, da Mario Rutelli a Mario Pecoraino. La Sala Martorana, per alcuni decenni sede del Consiglio provinciale e quindi della politica locale, è un pregevole esempio dell’ultimo barocco palermitano, con affreschi, stucchi, decorazioni e specchi.

Via Maqueda, 121
Visite: Domenica 6, 13 e 20 ottobre dalle 10 alle 17.30. Domenica 27 ottobre chiusura alle 17:00. Durata: 30 minuti.
Accessibile ai disabili

– PALAZZO DE GREGORIO

Dove sbocciò l’amore tra Nelson e lady Hamilton

Alla fine del 1700, la famiglia De Gregorio acquistò un edificio monumentale nei pressi dell’Arsenale, con una splendida vista sul golfo, che era appartenuto al duca di Parma, principe di Lampedusa. Nel secolo successivo, il prospetto della residenza fu rifatto in stile neoclassico dall’architetto vicentino Caregaro Negrin. Il Palazzo si sviluppa attorno a un cortile interno, con una fontana rocaille. Sul piano nobile, si apre il salone delle feste con il soffitto affrescato collegato alla cappella. Qui la memoria storica riporta ai trionfi dell’ammiraglio Nelson e alla storia d’amore con lady Hamilton, ma anche a personaggi come il maestro di cappella Benedetto Baldi e il grande Richard Wagner. Nel lato occidentale, si trova ancora una torretta costruita nel 1868, dalla quale, sventolando una bandiera, si segnalava l’avvistamento di cacciagione.

Via dell’arsenale, 131
Visite: Venerdì 11, 18 e 25 dalle 10 alle 12.30, sabato 12 dalle 10 alle 16.30, domenica 13 dalle 10 alle 12, sabato 19 dalle 10 alle 13:00. Durata: 40 minuti.
Parzialmente accessibile ai disabili

– PALAZZO DI CITTÀ

L’antica sede del Senato e l’orologio che scandisce le ore

Oggi sede del Comune, l’antico Palazzo del Senato, detto anche delle Aquile, dal simbolo di Palermo che campeggia sul portale, fu edificato nel 1470 per volere del pretore Pietro Speciale. Ampliato nel 1553 e poi nel 1615, è pieno di affreschi, sculture e arredi di pregio. In occasione del restauro del 1875, a opera dell’architetto Giuseppe Damiani Almeyda, fu fortemente modificato, sfrondandolo degli elementi barocchi. All’esterno, una “chicca” è l’orologio sulla facciata principale, che è tornato in funzione nel settembre del 2014, dopo trent’anni dal guasto. Acquistato nel 1864, dalla giunta presieduta dal sindaco Antonio Starrabba, marchese di Rudinì, suona ogni quindici minuti. Sotto il quadrante, spicca l’epigrafe “Pereunt et imputantur”, cioè le ore passano e non vanno sprecate: un invito ai governanti, di ieri e di oggi, a fare buon uso del tempo.

Piazza Pretoria, 1
Visite: Sabato e domenica dalle ore 10 alle 17.30 (Sabato 5 ottobre dalle ore 14 alle 17.30, Sabato 12 ottobre chiusura alle 17). Durata: 30 minuti.
Accessibile ai disabili

Partecipa alle visite teatralizzate nel Palazzo di Città → prenota

– PALAZZO SANT’ELIA

Il barocco sontuoso nella dimora da record

La magnifica corte interna e lo scalone doppio di marmo danno il benvenuto nello sfarzoso Palazzo Sant’Elia. Con i suoi oltre 75 metri di prospetto e gli eleganti balconi a petto d’oca su via Maqueda, rappresenta una delle dimore barocche più grandi e prestigiose della città. Il Palazzo assunse l’attuale configurazione dopo il 1756, in seguito alla decisione di Giovanbattista Celestri e Grimaldi di Santa Croce di ampliarlo in direzione della “Strada nuova”, l’odierna via Maqueda. Diventò anche sede del Senato, ma fu danneggiato dal terremoto del 1823. I Trigona di Sant’Elia mantennero la proprietà fino al 1920. Dopo aver subìto, per decenni, atti di saccheggio e vandalismo, nel 1984 il Palazzo è stato acquistato dall’allora Provincia regionale di Palermo, che lo ha restaurato. Dal 2013 è concesso in uso alla Fondazione Sant’Elia per esposizioni museali ed eventi culturali.

Via Maqueda 81
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 30 minuti.
Accessibile ai disabili

– PALAZZO UTVEGGIO (attenzione, non Castello Utveggio)

Il “genio” di Ernesto Basile per la nuova borghesia

Nel 1903 il celebre architetto Ernesto Basile riceve l’incarico dall’imprenditore Michele Utveggio di progettare un edificio, da suddividere in appartamenti da affittare, nel quartiere che si andava realizzando al posto dell’Esposizione nazionale del 1891-92. Nasce così un palazzo in via XX Settembre, aggiornato stilisticamente al gusto d’Oltralpe, con una facciata ricca di elementi decorativi tipici di quella nuova arte. E Palermo diventerà una delle capitali del Liberty italiano. Palazzo Utveggio rappresenta uno dei primi esempi di edilizia residenziale condominiale di qualità, concepito per l’attiva borghesia del tempo. Dopo oltre un secolo, grazie alla cooperativa Paideia, l’edificio rinasce come centro d’arte polifunzionale.

Via XX Settembre, 62
Visite: sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 30 minuti.
Non accessibile ai disabili

– PALAZZO ZINGONE TRABIA

La dimora nobiliare risorta dopo il degrado

Attorno al sedicesimo secolo sorsero a Palermo moltissimi edifici destinati ad accogliere le famiglie nobiliari dei grossi proprietari terrieri: uno di questi, addossato alla vecchia cinta muraria ormai scomparsa, è Palazzo Zingone-Trabia. Luogo dalla storia travagliata, nei primi anni del ‘900 venne acquistato dalla famiglia Macaluso, imprenditori dell’industria conserviera del tonno, che lo usarono come abitazione privata, sezionando il piano nobile in tanti piccoli ambienti. Dagli anni ’60 iniziò il lungo periodo di abbandono e degrado, interrotto solo grazie alla tenace volontà di una pronipote dei Macaluso, che volle ristrutturarlo e riportarlo all’originaria configurazione, con il grande piano nobile, le pareti e i soffitti affrescati secondo lo stile neoclassico, opera di decoratori palermitani.

Via Lincoln, 47
Visite: sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 30 minuti.
Non accessibile ai disabili

– PARCO DI VILLA PANTELLERIA

Il parco nobiliare confiscato alla mafia

Il parco di Villa Pantelleria da un lato è legato storicamente alla residenza nobiliare ma dall’altro è il risultato visibile dell’impegno sociale di Lollo e Santina Franco che qui hanno creato una comunità attiva, legata alla scena, fatta di laboratori per il quartiere, attività per i bambini, una compagnia stabile e la scuola di teatro “Malvina Franco” intitolata alla giovanissima figlia scomparsa tragicamente. Il tutto in un bene confiscato alla mafia: Villa Pantelleria fu eretta nel 1734 sulla famosa Piana dei Colli, commissionata nel 1734 dalla famiglia Requenses dei principi di Pantelleria. Dopo una lunga storia di passaggi di proprietà e varie vicissitudini, nel 1977 divenne sede di un centro culturale e nel 1990 fu acquistata da un boss. Nel 2001 la villa viene confiscata e affidata al Comune che la assegna all’ associazione “Teatro per la Libertà”, che da allora investe tutte le proprie risorse per il recupero degli spazi.

Vicolo Pantelleria , 10
Visite: Venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. 27 ottobre e 1, 2 e 3 novembre dalle 10 alle 16.30.  Durata: 30 minuti.
Accessibile ai disabili

– POLO MUSEALE RISO

In una dimora settecentesca il trionfo dell’arte contemporanea

Da Jannis Kounellis a Pietro Consagra. A Palazzo Belmonte Riso, la regina è l’arte contemporanea, allestita e incastonata in un edificio storico di grande suggestione. La sfarzosa dimora, realizzata a fine Settecento dai principi Ventimiglia di Belmonte, rappresenta un interessante esempio di residenza privata nobiliare. Coniuga la magnificenza tardo-barocca con il rigore neoclassico. Dopo anni di abbandono e degrado, nel 1986 il Palazzo è stato acquistato dalla Regione siciliana, che lo ha restaurato e adibito a nuovo spazio espositivo, sede dal 2005 del Museo d’arte contemporanea. Di particolare effetto gli armadi sospesi in aria nella sala Kounellis. Importante motore del Museo Riso è lo speciale sportello per l’arte contemporanea della Sicilia, che tutela la memoria delle attività degli artisti siciliani, attraverso un archivio cartaceo e multimediale.

Corso Vittorio Emanuele, 365
Visite: Domenica 6 ottobre e domenica 3 novembre dalle 10 alle 17.30.  Durata: 30 minuti. Accessibile ai disabili

– PORTA FELICE

I piloni trionfali dai quali è passata la Storia

Da oltre quattro secoli Porta Felice è protagonista della vita palermitana, tra sacro e profano, ma soprattutto mondano. Attraverso il suo varco passarono, infatti, sia le processioni sia le carrozze dei nobili dirette alla Passeggiata della Marina. Si decise di costruirla dopo il prolungamento a mare del Cassaro, avvenuto nel 1581. Fu dedicata alla moglie del viceré Marcantonio Colonna, Felice Orsini. I lavori iniziarono soltanto nel 1602, a opera dell’architetto Mariano Smiriglio, e vennero completati quarant’anni dopo. Maldicenza popolare vuole che la Porta sia stata edificata senza l’arco centrale per consentire ai mariti pluritraditi delle nobili dame dell’epoca, a cominciare dallo stesso viceré, di passarci sotto senza sbattere le corna. Il pilone destro, demolito dai bombardamenti aerei durante la Seconda Guerra mondiale, fu ricostruito fedelmente pochi anni dopo.

Piazzetta Santo Spirito
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 20 minuti.
Non accessibile ai disabili

– PROVVEDITORATO ALLE OPERE PUBBLICHE

Il Palazzo neoclassico con vista sul Teatro Massimo

Apre per la prima volta al pubblico il palazzo del Provveditorato Regionale alle Opere pubbliche a piazza Verdi, a fianco del Teatro Massimo. L’imponente edificio, realizzato su progetto di Giuseppe Capitò tra il 1931 e il 1934, è un tipico esempio di architettura del Ventennio, in stile neoclassico, con un unico balcone, proprio come a Palazzo Venezia. All’esterno, in due nicchie agli angoli, le due belle statue neomichelangiolesche dedicate alla Meccanica e all’Ingegneria, opere di Benedetto De Lisi junior, del 1936. All’interno gli uffici riservano delle belle sorprese, a partire dalla prospettiva inedita sul Teatro Massimo che si gode dal balcone e dalle sale di rappresentanza del primo piano, alcune arredate ancora con mobili originali Decò. Nella stanza del provveditore, un curioso bassorilievo in legno della Sicilia, realizzato negli anni Cinquanta del secolo scorso e appena restaurato. In cima una terrazza da cui sembra di potere toccare la cupola del Massimo.

Piazza Verdi , 16
Visite: Sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 30 minuti.
Accessibile ai disabili (tranne la terrazza)

– REAL TEATRO SANTA CECILIA

Da Cafè chantant a rifugio dei patrioti

Fu inaugurato alla fine del 1600, voluto dall’Unione dei musici. Divenne famoso per i drammi musicali settecenteschi, con scenografie spettacolari, e per le serate danzanti nel 1800. Durante la rivoluzione antiborbonica del 1848, vi si asserragliarono i patrioti. Nel periodo della Belle èpoque, diventò teatro di varietà, primo Café chantant di Palermo, con un occhio alla moda parigina. Nel Novecento, per la concorrenza con il “Bellini”, ma soprattutto con i nuovi teatri, “Massimo” e “Politeama”, fu dismesso e trasformato in museo delle cere, infine in deposito di una ditta commerciale. Dopo anni di abbandono, finalmente è stato recuperato e affidato al Brass Group che vi svolge una programmazione musicale e culturale stabile.

Via Piccola del Teatro Santa Cecilia, 5
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 13.00 – 15:00 e dalle 18:00. Durata: 20 minuti.
Accessibile ai disabili

– RIFUGIO ANTIAEREO

Il ricovero sotterraneo per sfuggire alle bombe

Sedili in pietra e mezzo metro quadrato di spazio per ciascuno: così si stava nel rifugio antiaereo, sotto piazza Pretoria, ricavato alla vigilia del secondo conflitto mondiale, utilizzando cunicoli sotterranei preesistenti.In vista del pericolo di una guerra, il Comune aveva realizzato una serie di ricoveri per proteggere i civili dai bombardamenti. Alcune canne di ventilazione provenienti dalle grondaie assicuravano l’aria, mentre una chiusura dall’interno impediva che venissero immessi gas nocivi. Il ricovero, per duecento persone, aveva tre accessi sulla piazza: due a fianco delle statue dei leoni e un altro dalla scalinata della fontana. Uno ulteriore dall’interno della portineria di Palazzo delle Aquile (quello da cui oggi si può entrare per la visita). Dell’ultimo, oggi murato,rimane traccia dentro una sala adibita a sede di un gruppo consiliare.

Piazza Pretoria, 1 (Portineria Palazzo delle Aquile)
Visite: sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 40 minuti.
Non accessibile ai disabili

– SPAZIO FLACCOVIO – LICEO VITTORIO EMANUELE

Libri, arredi d’epoca, fotografie. E la vista sulla Cattedrale

Libri da leggere, consultare, ma anche da vivere, da “abitare”, come l’uva di Elio Vittorini nel romanzo “Erica e i suoi fratelli”. Sarà possibile nello “Spazio Flaccovio” all’interno del Liceo Vittorio Emanuele II, con ingresso accanto al Convitto nazionale, a pochi metri dalla Cattedrale. Qui la storica casa editrice, nata nel 1939, ha ricostruito, recentemente, in due aule concesse dalla scuola, tutto il suo mondo, attraverso circa 700 libri donati agli studenti e da loro catalogati, pannelli “narranti”, fotografie, lettere. Da apprezzare anche gli arredi d’epoca, in mezzo ai quali ci si può liberamente immergere nella lettura e consultazione. Occhio all’esposizione speciale dedicata al celebre romanzo di successo “I Beati Paoli” di Luigi Natoli e a quella sugli scritti di Sciascia. Poi, con la scala o in ascensore, da non perdere la visita all’Aula magna della scuola, con un colpo d’occhio straordinario sul piano della Cattedrale.

Piazzetta Sett’Angeli
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 20 minuti.
Accessibile ai disabili

– STANZE AL GENIO

Maioliche e giocattoli antichi, un viaggio lungo cinque secoli

All’interno dei saloni settecenteschi di Palazzo Torre Pirajno, in via Giuseppe Garibaldi, si trova la Casa-museo “Stanze al Genio”. Nelle affascinanti ed eleganti sale, è esposta una ricca collezione, di antiche mattonelle di maiolica. Circa cinquemila esemplari di raffinata arte di varie epoche, dalla fine del XV secolo agli inizi del XX. Con la piacevole compagnia dei proprietari, è possibile effettuare un percorso attraverso la storia dell’eccellenza di questo tipo di artigianato, con uno sguardo sulle tecniche di recupero e di restauro. Scopriremo anche come nasce la passione dei collezionisti. Girando tra raffinati arredi, affreschi e pavimenti del tardo Settecento, troveremo pure altre sorprese: collezioni minori di oggetti di cancelleria, di scatole di latta e perfino di giocattoli.

Via Giuseppe Garibaldi, 11
Visite: sabato e domenica dalle 10 alle 12.30 e dalle 15 alle 17.30. Durata: 30 minuti.
Non accessibile ai disabile, bambini accompagnati – età minima 12 anni

– TEATRO BELLINI

L’antico Regio Carolino amato da regina e nobili

Il Teatro Bellini, ex Regio Carolino, fu inaugurato nel 1742, dopo la ristrutturazione e l’abbellimento di un precedente teatrino popolare con sedili di legno. Fino alla metà dell’Ottocento era il più importante teatro della città. Originariamente si chiamava “dei Travaglini”, dal nome di una maschera popolare palermitana. Quando la corte borbonica da Napoli riparò a Palermo, a seguito della rivoluzione del 1799, l’edificio, a pochi metri dalla celebre chiesa della Martorana, venne dedicato alla regina Maria Carolina d’Asburgo Lorena, assidua frequentatrice. Solo nel 1848 fu intitolato al compositore catanese Vincenzo Bellini. Dal 1907 divenne sede di avanspettacolo, ma nel 1964 fu danneggiato da un grave incendio e abbandonato. Ricostruito, conobbe altre vicissitudini. Oggi, dopo alcuni anni di gestione da parte del Teatro Biondo, è tornato nella disponibilità dei proprietari.

Piazza Bellini, 1
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 30 minuti.
Non accessibile ai disabili

– TEATRO BIONDO

Tra i palchi Liberty un’atmosfera da Belle èpoque

Costruito tra il 1899 e il 1903, il Teatro Biondo presenta un’architettura eclettica,ma prevalelo stile tardo-ottocentesco, soprattutto nella simmetrica facciata principale. L’impianto, infatti,è simile a quello di tanti altri teatri di prosa. Lo stupore maggiore coglie il visitatore negli ambienti interni. Lo scalone realizzato con marmi siciliani, giallo di Segesta e rosso di Castellamare, richiama le decorazioni proprie del gusto Liberty dell’epoca. Preziosi ed eleganti elementi, però, vennero ricoperti dagli intonaci durante le ristrutturazioni eseguite negli anni Cinquanta e Sessanta. Soltanto in parte sono stati rinvenuti e recuperati, grazie ai recenti restauri. Le vetrate con motivi floreali e le decorazioni decò sono molto graziose ed evocano atmosfere da Belle èpoque.

Via Roma, 258
Visite: Venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30 (escluso venerdì 25 ottobre; domenica 27 ottobre e 1, 2, 3 novembre dalle 10 alle 13). Durata: 20 minuti.
Accessibile ai disabili

– TEATRO GARIBALDI

La sala ottocentesca dell’eroe dei due mondi

Costruito su iniziativa del maestro Pietro Cutrera, il teatro Garibaldi fu inaugurato nel 1862 alla presenza dello stesso “eroe dei due mondi“. Nel 1966 fu restaurato e modificato per essere concesso alla compagnia di prosa di Angelo Musco, che lo utilizzò fino al 1973, quando l’attività teatrale cessò e l’edificio fu abbandonato e saccheggiato di tutti i suoi arredi, compreso il sipario dipinto dal Bagnasco con “Garibaldi alla fontana Pretoria il 27 maggio 1860”. Ha sempre suscitato la curiosità degli artisti, da Wim Wenders, che vi ha girato scene del suo film Palermo Shooting, ad Emma Dante, Carlo Cecchi, Davide Enia, Peter Brook. Sede nel 2018 della biennale Manifesta, recenti lavori di restauro lo hanno recuperato.

Via Castrofilippo , 30
Visite: Venerdì, sabato e domenica 10.00 alle 17.30. Durata: 40 minuti.
Accessibile ai disabili

– TEATRO MASSIMO – PALCOSCENICO

Dietro il sipario del tempio della lirica

Che effetto fa salire sul palco del Teatro Massimo, come i cantanti d’opera, e vedere il colpo d’occhio della magnifica sala? Che effetto fa svelare i segreti del palcoscenico tra le scenografie, gli attrezzi egli abiti di scena?Per provarlo, basterà fare questa visita che “ribalta” il punto di vista tradizionale degli spettatori. E godere in modo inedito del fascino del Teatro Massimo, terzo per dimensioni dopo l’Opéra National di Parigi e la Staatsoper di Vienna. Progettato dal celebre architetto Giovan Battista Filippo Basile e realizzato fra il 1875 e il 1897, il Teatro occupa 7.700 metri quadrati e sorge sull’area di un antico complesso religioso di suore, che fu abbattuto per far posto all’ambizioso progetto “Massimo”. Secondo una diceria popolare, la notte si aggirerebbe ancora il fantasma di una monaca del monastero demolito.

Palcoscenico del Teatro Massimo, piazza Verdi
Visite: Sabato 5 ottobre dalle 10 alle 14, Domenica 6 ottobre dalle 10 alle 15, Venerdì 25 ottobre dalle 10 alle 16.30, Sabato 26 ottobre dalle 10 alle 16, Domenica 27 ottobre dalle 10 alle 15. Durata: 30 minuti.
Accessibile ai disabili

ECCEZIONALMENTE sabato 13 ottobre visite tattili sul modellino in 3D del teatro con l’artista Gabriella Pillitteri. Su prenotazione su www.leviedeitesori.com

– TESORO E CRIPTA DELLA CATTEDRALE

I gioielli normanno-svevi e le illustri sepolture

Nella Sacrestia dei canonici, o Sacrestia nuova, in fondo alla navata destra, accanto alla cappella di santa Rosalia, c’è esposto il famoso tesoro della Cattedrale. Tra i pezzi più preziosi, piena di pietre incastonate, spicca la corona di Costanza di Aragona, prima moglie di Federico II, morta nel 1222 a Catania, dopo tredici anni di regno. Dallo stesso vano si accede alla cripta. Un tempo, due cunicoli la collegavano con l’interno della chiesa e forse pure con l’arcivescovado, ma anche, tramite la via “coperta”, con il Palazzo Reale. Realizzata all’epoca della riedificazione normanna della Cattedrale, la cripta è costituita da due navate, con volte a crociera in calcarenite, sostenute da quattordici colonne. Ospita le spoglie del suo fondatore, l’arcivescovo Gualtiero Offamilio, ma non solo. Custodisce, infatti, ben 23 tombe, alcune di età paleocristiana, ellenistica, romana, bizantina.

Corso Vittorio Emanuele
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 30 minuti.
Non accessibile ai disabili

TORRE DI  SANT’ANTONIO ABATE

La torre civica voluta dai Chiaromonte

La Torre civica di Sant’Antonio Abate è stata restituita da pochissimo alla città: salirvi significa dominare dall’alto l’intero Mandamento della Loggia e il brulicante mercato della Vucciria. Edificata su i resti della torre di avvistamento Pharat (di origine araba), fu voluta nel 1302, da Giovanni e Manfredi Chiaromonte, grandi devoti di sant’Antonio Abate, i cui stemmi sono ancora visibili sul prospetto. Completata nel 1313, restaurata nel 1595 quando per problemi statici venne accorciata. Dopo quasi trent’anni di chiusura a causa di alcuni restauri e di aperture spot, ha riaperto le porte la chiesa e, pochi mesi dopo, anche la torre è stata resa accessibile al pubblico: è ancora visibile (ma non più funzionante) il campanone della città (detto “Pretoria”) con cui il Senato adunava i cittadini.

Via Roma , 203
Venerdì e sabato dalle 10 alle 17.30 e domenica dalle 13 alle 17.30
Non accessibile ai disabili

– TORRE DI SAN NICOLO’ DI BARI

Tra i rintocchi di campane colpo d’occhio sulla città

Una vista mozzafiato sul centro storico dall’alta torre di San Nicolò di Bari all’Albergheria, slanciata costruzione quadrangolare con i conci ben squadrati. Si tratta della trecentesca torre civica, fatta edificare dalla Universitas palermitana, l’allora municipalità, per difendere le mura del Cassaro. Venuta meno la funzione di controllo e protezione,si volle ingentilire il suo austero aspetto,inserendo eleganti bifore. Nel XVI secolo fu aggiunto anche un orologio che, assieme a quelli di Sant’Antonino Abate e di Santa Lucia al Borgo, batteva la “castiddana” per annunciare agli artigiani che era arrivata l’ora di chiudere bottega e avvertiva la popolazione, affinché nessuno girovagasse nelle strade senza il preventivo permesso delle autorità.

Via Nunzio Nasi, 18
Visite: venerdì e sabato dalle 10 alle 17.30. Durata: 20 minuti.
Non accessibile ai disabili

– VILLA DE CORDOVA 

La dimora dove brindava la nobiltà palermitana

È una delle residenze più imponenti della Piana dei Colli. La settecentesca Villa De Cordova è un tripudio di saloni affrescati, palme secolari, grandi terrazze e raffinate maioliche. Usata come set per riprese cinematografiche, la dimora, fatta costruire dal marchese Giovanni Brancaccio nella prima metà del ‘700, passò di mano in mano fino ad arrivare ai De Cordova, marchesi della Giostra, all’inizio del ‘900. All’interno si dipartono una serie di grandi saloni, un tempo sede di feste e ricevimenti della nobiltà palermitana. La decorazione degli interni è un trionfo di illusioni prospettiche, tromp-l’oeil, stucchi, affreschi e pavimenti originali del settecento. I tempi spaziano dal gusto neoclassico del “Salone pompeiano”, a quello esotico del secondo grande “Salone cinese” ai delicati ornati a stucco del “Salone azzurro” e del “Salone giallo”, ancora oggi conservati grazie ad un attento lavoro di recente restauro. La villa è circondata da una grande corte di oltre mille metri quadrati con un suo raffinato giardino.

Via Tommaso Natale , 80
Visite: Domenica dalle 9 alle 12.30. Durata: 30 minuti.
Non accessibile ai disabili

– VILLA LANTERNA GRAVINA E GROTTA DELL’ACQUASANTA

Gli affreschi della Casina le acque “miracolose” e la chiesetta

Affascinati dal golfo di Palermo e dal villaggio di pescatori che sorgeva attorno alla chiesetta nella grotta sul mare, alcune famiglie aristocratiche realizzarono splendide residenze lungo il litorale dell’Acquasanta. Nel 1774 il monastero di San Martino delle Scale cedette la chiesetta, diventata meta di pellegrinaggio, con i terreni circostanti, al barone Mariano Lanterna, che aggiunse una graziosa Casina di villeggiatura. Nel 1871 i fratelli sacerdoti Pandolfo, acquistati dagli eredi la chiesa, la sorgente d’acqua ritenuta “miracolosa” e l’area circostante,attivarono uno stabilimento di bagni minerali. Affreschi d’età tardo-settecentesca impreziosiscono il salone principale e la cappella della Villa, il cui altare è rivolto verso il mare. Inglobata nell’area della villa è l’antica grotta, luogo sacro, che, nel 1022, custodiva un celebre affresco della Madonna. Detta “la Lourdes della Sicilia”, all’inizio del ‘900 fu chiusa e subì saccheggi.

Via Simone Gulì, 43
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 40 minuti.
Non accessibile ai disabili

– VILLA POTTINO

Il prezioso Liberty. Sopravvissuto al sacco di Palermo

Ѐl’ultimo scampolo di Liberty in via Notarbartolo, salvatosi dal“sacco” di Palermodegli anni Sessanta. Villa Baucina-Pottino fu edificata nel 1915, su disegno dell’architetto Armò, come abitazione dei principi di Baucina, poi acquistata dal marchese Pottino di Irosa. Ha un’elegante facciata neorinascimentale e si sviluppa su quattro piani che svettano sul parco dominato darariesemplari di ficus. All’interno, magnifici affreschi e soffitti intarsiati a cassettoni. Fino a pochi anni fa, la residenza era ancora abitata da Maria Giaconia, prima di otto figli, segretaria dell’EIAR, l’Ente italiano per le audizioni radiofoniche, che aveva sposato nel ’53 il marchese Gaetano Pottino, ingegnere collaudatore di aerei. Nel ’73, nei pressi della Villa, esplose un ordigno – si parlò della “mafia dei costruttori”– ma,per fortuna, provocò soltanto la rottura di qualche vetro.

Via Emanuele Notarbartolo, 28
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30 (Sabato 19 e sabato 26 ottobre chiusura alle 17). Durata: 30 minuti.
Non accessibile ai disabili

Visita guidata d’autore e degustazione di vini Planeta venerdì 3 novembre alle 19. Su prenotazione su www.leviedeitesori.com. Contributo 7 euro

– VILLA ZITO

Nella cornice neoclassica una collezione d’arte dal Seicento a oggi

Prende il nome da uno degli ultimi proprietari della dimora, il commerciante di agrumi Francesco Zito Scalici, che acquistò l’edificio nel 1909, ma le sue origini sono settecentesche. Nelle eleganti sale in stile neoclassico, distribuite su tre piani, si dipana un articolato percorso museografico. Vi si possono ammirare le collezioni pittoriche e grafiche della Fondazione Sicilia, frutto, maturato nel tempo, del recupero dei beni artistici appartenenti all’ex Banco di Sicilia, del patrimonio dell’ex Cassa di Risparmio “Vittorio Emanuele” e di successive donazioni private. Visitare la mostra permanente è come viaggiare attraverso i secoli e passare in rassegna tanti stili artistici, dal Seicento ai giorni nostri con nomi che parlano da soli: Preti, Lojacono, Leto, Catti, De Maria Bergler, Sironi, De Pisis. Oltre alla pinacoteca, la Villa ospita spesso vari eventi culturali.

Viale della Libertà, 52
Visite: Venerdì, sabato e domenica dalle 9.30 alle 18.30 (escluso sabato 5). Durata: 45 minuti.
Accessibile ai disabili

– VILLINO FLORIO E GIARDINO

Il tripudio del Liberty con intagli, torrette e fiori

La quintessenza del Liberty firmato da Ernesto Basile, uno dei modelli straordinari di Art Nouveau a livello europeo. Commissionato dalla famiglia Florio, il Villino all’Olivuzza, come viene chiamato, fu costruito tra il 1899 e il 1900.Esempio concreto di ciò che il celebre architetto intendeva per “progettazione integrale”: sintesi di elementi medievali, moderne linee curve, raffinati intagli floreali, superfici barocche, capriate nordiche, torrette che rimandano ai castelli francesi, colonnine romaniche e bugnati rinascimentali, miscelati in un capolavoro di originalità. Basile disegnò pure gli interni e il mobilio realizzato dai Ducrot nel 1902. Dopo la guerra, il Villino fu abbandonato e poi l’incendio del1962 ne distrusse saloni e camere. Restaurato,ha riacquistato la sua bellezza, come pure lo splendido giardino circostante. Oggi è di proprietà della Regione.

Viale Regina Margherita, 38
Visite: Venerdì e sabato dalle 10 alle 17.30, domenica dalle 9 alle 12.30. Durata: 30 minuti.
Non accessibile ai disabili

– VILLINO IDA

La costruzione di Basile dedicata alla moglie

Il Villino fu fatto costruire da Ernesto Basile nel 1903 per l’adorata moglie Ida. Su tre elevazioni, in stile Liberty, è di color bianco candido, rotto da un rinforzo di pietre, e dal balcone con la ringhiera. Sul portone si legge il motto “Dispar et Unum” (Diverso e Unico), mensole in ferro battuto coprono le persiane verde scuro con bordi rossi. L’ingresso fa da passaggio coperto per salire all’abitazione o per scendere nello studio privato del Basile o, attraverso il cancello, per accedere al giardino interno con due fontane. Le pareti e i soffitti lignei hanno decori Liberty; sulla cornice della stanza degli ospiti corre l’immagine della lucertola in omaggio a Giacomo Serpotta. Basile ideò l’intero arredamento e persino i pomelli delle porte.

Via Siracusa , 15
Visite: venerdì 18 e 25 ottobre e 1 novembre dalle 9 alle 12.30. Durata: 30 minuti.
Accessibile ai disabili

Visite da effettuare con prenotazione

– AEROPORTO DI BOCCADIFALCO – SECONDO PERCORSO*

La torre di controllo, i due bunker e il giardino dell’antica villa

Un viaggio nel cuore dell’aeroporto di Boccadifalco, con un bus navetta che consente di visitare le parti più lontane dall’ingresso principale. Ed è un itinerario pieno di scoperte quello che porta, attraverso distese verdi, alla torre di controllo dove si osserva dall’alto la pista asfaltata lunga 1224 metri e dove è allestita una preziosa mostra documentaria che racconta la storia dell’aeroporto, e con esso della storia dell’aviazione civile e militare in Sicilia. Un aeroporto molto attivo come base aerea militare durante la Seconda Guerra mondiale, e ne sono testimonianza i due bunker che possono essere visitati, uno dei quali – utilizzato anche come deposito munizioni – reca su una parete la scritta di un soldato americano. Infine, visita allo straordinario parco di Villa Natoli, con i suoi splendidi e tentacolari alberi.

Piazza Pietro Micca
Visite con prenotazione: sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 45 minuti
Non accessibile ai disabili

– BANCA D’ITALIA

Marmi, vetrate, colonne nell’imponente edificio Liberty

Il progetto della storica sede della Banca d’Italia, in via Cavour,fu affidato negli anni Venti a Salvatore Caronia Roberti, cresciuto nella scuola di Ernesto Basile. La costruzione dell’edificio iniziò nel 1925 e terminò cinque anni dopo. L’imponente struttura subì gravi danni, durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale, e un incidente molto singolare. Un ordigno inesploso si incastrò nel solaio e il 22 marzo 1943 un’ancora, pesante diversi quintali, venne catapultata dal porto, a seguito dell’esplosione della nave portamunizioni “Volta”, ormeggiata al molo Piave. Il Palazzo, comunque, fu recuperato e riaperto. La facciata si caratterizza per un possente bugnato, ma anche per colonne e capitelli, decorazioni a testa di leone e cornucopie. L’interno, in stile Liberty, è molto elegante. Presenta pregiati marmi e vetrate policrome, arredi delle officine Ducrot e numerose opere d’arte.

Via Cavour 131/a
Visite con prenotazione: Venerdì 11 dalle ore 15.00 alle 17.30 – sabato 12 e domenica 13 dalle ore 10 alle 17.30. Durata: 30 minuti
Non accessibile ai disabili

– CAMERA DELLO SCIROCCO DI VILLA NASELLI

Gli antichi cunicoli freschi dove i nobili facevano festa

I fasti di questo luogo sono tra i protagonisti dell’opera “Palermo restaurato”, scritta nel XVII secolo dallo storico e letterato Vincenzo Di Giovanni. La Camera dello scirocco di Villa Naselli Agliata è un ambiente affascinante e suggestivo, con una storia che parte dal Medioevo. La Camera, unica per dimensioni e ariosità, è costituita da un’ampia galleria e una sala, che sono sotterranee e attraversate da un canale d’acqua sorgiva. I contadini chiamavano questi cunicoli “’u toccu” (la torre del vento) e “’’u passiaturi” (la galleria). Ancor oggi, gli stessi antichi cunicoli veicolano la circolazione dell’aria fresca e l’espulsione di quella calda, creando un clima fresco durante le giornate più calde. Ma questa Camera è famosa, nelle cronache palermitane, anche per le feste che si tenevano durante la stagione estiva, tra eleganti tappeti, profumo dei fiori e gorgoglio delle acque.

Via Ambleri 52
Visite con prenotazione: Sabato e domenica dalle ore 10 alle 17.00. Durata: 30 minuti
Non accessibile ai disabili

CASINA CINESE CON CUNICOLI 

I marchingegni nascosti voluti dai Borbone

Orientaleggiante, colma di volute, ghirigori, guglie, specchi e affreschi con scene popolate da leggiadre damine con gli occhi a mandorla. La Casina Cinese è frutto della passione per l’Orientalismo che contagiò re Borbone Ferdinando IV, e soprattutto la regina Maria Carolina, in fuga da Napoli nel 1798. L’architetto Marvuglia costruì la casina in muratura, mantenendo lo stile di un preesistente edificio in legno (la Villa delle Campanelle del barone della Scala), con pagode, e scale a lumaca e decori orientali. Nel seminterrato si trova la sala da ballo. Al piano superiore la sala del ricevimenti con la “tavola matematica”, un dispositivo che consente il saliscendi dei piatti dalle cucine sottostanti: un marchingegno in fase di restauro (anche con il contributo de Le Vie dei Tesori) e che potrà essere eccezionalmente visitato, con i famosi cunicoli, pressoché sconosciuti al pubblico, che collegano la villa alla cappella e alle ex cucine, che oggi ospitano il Museo etnografico Pitrè, chiuso per ristrutturazione.

Viale Duca degli Abruzzi , 1
Visite con prenotazione: Venerdì, sabato dalle 10 alle 17.30 – domenica dalle 9.00 alle 13.00. Durata: 45 minuti
Non accessibile ai disabili

– DEPOSITI DELLA GAM

L’arte contemporanea nell’ex convento di Sant’Anna

L’antico complesso monumentale di Sant’Anna alla Misericordia, nel cuore del centro storico, ospita dal 2006 la Galleria d’arte moderna intitolata al giurista e politico Empedocle Restivo. L’ex convento, museo di se stesso, con splendido chiostro,custodisce opere di grande valore. Ma il percorso espositivo “istituzionale” non comprende il suo intero patrimonio. I depositi si sono rivelati una ricca miniera. Costituiscono il volto in ombra, con opere sostanzialmente inedite, escluse per motivi di spazio, ma che adesso è possibile scoprire e ammirare. L’itinerario si snoda su due piani che accolgono capolavori di artisti celebri, tra i quali gli scultori Antonio Ugo, Domenico Trentacoste e Benedetto Civiletti, i pittori Francesco Lojacono, Michele Catti e Pippo Rizzo. Prima o dopo il percorso, un’occhiata all’ex chiostro dei frati è da non perdere.

Via Sant’Anna, 21
Visite con prenotazione: sabato e domenica dalle 9.30 alle 13.00 e dalle 15.30 alle 17.30. Durata: 30 minuti. Non accessibile ai disabili

– DIA – VILLA AHRENS 

Le indagini sulla mafia nella villa dell’imprenditore ebreo

Quando è stata inaugurata la nuova sede della Direzione Investigativa Antimafia, nel 2012, in tanti hanno scoperto anche questa splendida villa pressoché sconosciuta, nella zona dei Colli: villa Ahrens, a pochi passi dalla stazione ferroviaria di San Lorenzo, deve il suo nome ad Albert Ahrens, curiosa figura di ebreo tedesco che si innamorò di Palermo e fece fortuna producendo mobili, tessuti e commerciando in vini.  Albert si innamorò di una nobildonna tedesca, Joanna Haenchenn , e la corteggiò fino a quando non ottenne un sintetico, telegrafico e parsimonioso “Ja”. La coppia ebbe otto figli, ma le vicende della famiglia non furono serene: essere ebrei a inizio secolo non era facile, la villa e molti beni vennero svenduti e mai risarciti. Nonostante questo, la residenza conserva ancora tutto il suo fascino: possedeva un giardino enorme che arrivava fino al ficus davanti a Villa Adriana. E qui sorse il primo campo da tennis di Palermo. La visita permetterà di scoprire la villa, ma anche di conoscere l’attività della DIA.

Venerdì esclusivamente per le scuole,prenotazioni al centro informazioni.

Attenzione: coupon non disponibili all’ingresso
Via Stazione San Lorenzo , 1
Visite con prenotazione: Venerdì (Esclusivamente per le scuole) – sabato e domenica dalle 9 alle 13. Durata: 45 minuti. Parzialmente accessibile ai disabili

– GRAND HOTEL PIAZZA BORSA

Le vestigia dell’antico convento dentro il nuovo albergo

Tante stratificazioni da scoprire visitando l’attuale albergo a piazza Borsa, o piazza Cassa di Risparmio, come viene pure chiamata. L’edificio, sui resti di un complesso religioso secentesco, fu realizzato tra il 1907 e il 1912, su progetto del celebre architetto Ernesto Basile, il maestro del Liberty. Era destinato a ospitare la Cassa Centrale di Risparmio per le Province siciliane “Vittorio Emanuele III”, proveniente dal Palazzo delle Finanze, l’antica Vicaria.Dopo alcuni decenni di attività, l’Istituto di credito chiuse battenti, la prestigiosa sede fu dismessa e chiusa per circa vent’anni. La rinascita quando il Palazzo è stato ceduto a una società alberghiera e ristrutturato. Ma all’interno si possono ancora trovare le tracce del convento secentesco dei padri Mercedari, tra le quali il bellissimo chiostro barocco.

Via Cartari, 18
Visite con prenotazione: le domeniche visite dalle ore 10.45, alle 17.30. Durata: 30 minuti.
Accessibile ai disabili

– MIQVEH

Il bagno rituale dell’antico quartiere ebraico

Il quartiere brulicava di commerci e di artigianato. C’era la sinagoga gremita per le celebrazioni del sabato. C’era il macello che trattava le carni secondo le rigorose prescrizioni. E c’erano i bagni rituali, utilizzati dalle donne per il solenne atto di purificazione dopo le gravidanze e il ciclo mestruale. Dell’antico rione degli ebrei, cacciati via dalla Sicilia nel 1492, come da tutto il Regno di Spagna, sono rimaste alcune tracce architettoniche importanti e anche testimonianze nella toponomastica di taluni vicoli del centro storico. Il bagno rituale – il Miqveh – è stato rintracciato qui, nell’atrio di Palazzo Marchesi, a un passo dalla centrale via Maqueda. Per anni, questo luogo era stato indagato e interpretato dagli studiosi come sito di sepoltura, ma successive ricerche hanno convinto gli esperti a identificarlo certamente come Miqveh.

Piazza SS. Quaranta Martiri al Casalotto
Visite con prenotazione: Venerdì 4 e 18, sabato 5 e 19 e domenica 6 e 20 ottobre dalle 10 alle 17.30. Durata: 20 minuti.
Non accessibile ai disabili

– MUSEO DI ANICE TUTONE

Ecco dove nacque l’acqua e zammù

Per scoprire l’origine dell’acqua e zammù bisogna tornare alla Fieravecchia, oggi piazza Rivoluzione. Tutto è partito da qui, dove nel 1813 l’azienda Tutone, nel laboratorio della propria drogheria, cominciò a produrre anice e impiantò un chiosco per la vendita della nuova bibita, che riscosse subito molto successo soprattutto tra i nobili. All’uscita del teatro Santa Cecilia, tappa d’obbligo la drogheria. L’uso di mescolare l’acqua con l’anice risalirebbe alperiodo della dominazione araba, ma la ricetta del distillato “anice unico” è un segreto custodito in cassaforte da sette generazioni della famiglia Tutone. Questa e altre curiosità possono essere soddisfatte visitando il “Museo dinamico Tutone”, all’interno del Palazzo Ajutamicristo, frutto di un’idea del giovane Ugo Riccardo Tutone per non disperdere la tradizione che riguarda il gusto e la moda della prima metà dell’Ottocento.

Via Garibaldi, 41
Visite con prenotazione: Venerdì dalle ore 10 alle 12 (solo per scuole), sabato e domenica dalle ore 10 alle 12.  Durata: 1 ora.
Accessibile ai disabili

– MUSEO MORETTINO

La storia d’Italia in una “tazzulella ‘e cafè”

Teche che custodiscono macinini e tostacaffè, macchine per espresso e dipinti naif per raccontare la storia di una bevanda che è inscritta nel Dna del siciliano verace.Il Museo del Caffè Morettino è costituito da una vasta collezione privata che raccoglie in un ampio spazio espositivo, nel cuore dell’azienda omonima, a San Lorenzo ai Colli, più di mille strumenti per la lavorazione del caffè provenienti da tutte le parti del mondo e risalenti a epoche diverse. Uno scrigno di famiglia, in cui Angelo, prima, e Arturo, Alberto e Alessandro Morettino poi, hanno infuso tutta la loro passione, scovando e assemblando oggetti di grande valore storico e culturale. Tra i “pezzi” più curiosi, il macinino turco del Seicento e la caffettiera-locomotiva del Toselli. Il Museo mostra anche l’angolo del barista con macchine per espresso recuperate nei vecchi bar italiani.

Via Enzo Biagi, 3/5
Visite con prenotazione: Sabato 5 e sabato 12 ottobre dalle 10 alle 13. Durata: 3 ore.
Non accessibile ai disabili

– PALAZZINA DEI QUATTRO PIZZI ALL’ARENELLA – CASA FLORIO 

Le fastose decorazioni che incantarono la zarina

Il complesso della tonnara, nel borgo marinaro dell’Arenella, fu acquistato nel 1830 da Vincenzo Florio, che commissionò all’amico architetto Carlo Giachery la trasformazione dell’antica struttura destinata alla pesca in residenza. Nacquero così i “Quattro Pizzi”, una palazzina in stile neogotico, caratterizzato da quattro guglie che lo sovrastano. L’impianto ripropone gli stilemi delle architetture gotiche inglesi. Molto suggestivi gli interni, con una fastosa decorazione cromatica e uno straordinario mobilio con intagli che sembrano ricami in legno. Lo zar di Russia Nicola I, assieme alla zarina Alessandra e alla figlia, in visita a Casa Florio nel 1845, rimase talmente affascinato da tanto splendore da voler riprodurre una sala identica a quella della torre nella residenza imperiale di San Pietroburgo che chiamò addirittura “Rinella”.

Discesa Tonnara 4/b
Visite con prenotazione: Venerdì dalle 10 alle 14 – sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 20 minuti.
Non accessibile ai disabili

– PALAZZO BRANCIFORTE

Da Monte dei pegni a Museo restaurato da Gae Aulenti

Costruito alla fine del 1500, Palazzo Branciforte ha una storia strettamente legata alla vita di Palermo. Nel 1801 divenne sede del “Monte della Pietà per la Pignorazione” e fu destinato ad accogliere la sezione dei beni non preziosi. Denominato “Monte di Santa Rosalia” in onore della patrona della città, l’edificio subì gravi danni nel 1848, a causa di un incendio, e in seguito, durante la Seconda Guerra mondiale, per i bombardamenti aerei. Nonostante tutto, fu recuperato e continuò a ospitare l’attività di credito su pegno sino agli anni Ottanta del secolo scorso. Venne poi acquisito dal Banco di Sicilia e nel 2005 diventò proprietà della Fondazione Banco di Sicilia che, grazie a un magnifico e originale progetto di restauro firmato dalla celebre Gae Aulenti, ne ha fatto un centro culturale polivalente.

Via Bara all’Olivella, 2
Visite con prenotazione: venerdì, sabato e domenica dalle 9.30 alle 18.30 (escluso sabato 5 ottobre). Durata: 45 minuti.
Accessibile ai disabili

– PALAZZO MIRTO

Saloni, sete, porcellane Un tuffo nell’aristocrazia siciliana
Per quattro secoli è stato dimora della famiglia Filangeri, il cui arrivo in Sicilia si fa risalire al periodo normanno. Il titolo di Mirto venne attribuito al casato attraverso Giuseppe Filangeri De Spuches, nominato nel 1643 “primo principe di Mirto”, feudo messinese. Nel 1982, l’ultima erede, Maria Concetta Lanza Filangeri, donò il Palazzo alla Regione siciliana. Oggi l’edificio, più volte rimaneggiato, è diventato un museo di se stesso, delizioso per i suoi saloni affrescati e arredati con sfarzo e gusto originale che danno l’idea di come viveva la nobiltà nei secoli scorsi. Custodisce varie collezioni, a cominciare dalle carrozze “Martorana Genuardi”. E le porcellane, gli orologi, gli arazzi. Il salottino chiamato Diana è collocato in una nicchia girevole con la statua di Apollo che cela un passaggio segreto, dove pare si nascondesse un servitore del principe per origliare i discorsi dei commensali. Si parte dal primo piano per scoprire il particolarissimo organo di Beyer – un organo a cilindro del XIX secolo, costruito dal viennese Anton Beyer, “meccanico di corte” del Regno delle due Sicilie, considerato un po’ l’antenato del juke-box – si passerà al secondo dove è ospitato anche il prezioso salottino restaurato due anni fa da Le Vie dei Tesori.

Via Merlo 2
Visite con prenotazione: Domenica 6 ottobre e domenica 3 novembre dalle 10.00 alle 12.30. Durata: 40 minuti.
Non accessibile ai disabili

 

PREFETTURA VILLA WHITAKER 

Gotica e veneziana la villa degli inglesi

Tra Sette e Ottocento diverse famiglie inglesi scelsero di trasferirsi in Sicilia: affari e clima salubre erano un binomio perfetto. Tra questi Benjamin Ingham che giunse a Palermo nel 1806, a 22 anni, dal natio Yorkshire. Commerciante e ricco imprenditore del Marsala prima, di sete e agrumi poi, richiamò in aiuto dall’Inghilterra i figli della sorella, William e Joseph Whitaker. Quest’ultimo, intelligente e pieno di inventiva, ereditò i beni dello zio e fondò la dinastia: dal matrimonio con la messinese Sophia Sanderson nacquero tre figli maschi, tra cui Joshua “Joss” che, dopo il matrimonio con Euphrosyne Manuel, si stabilì proprio in questa villa in stile gotico veneziano, nel frattempo progettata dall’architetto di fiducia dei Whitaker, Henry Christian (e marito di Caroline Whitaker). La costruzione della villa era iniziata nel 1884, usando marmi di diverse cromie. È veramente un sontuoso spettacolo che apre eccezionalmente al pubblico. La villa un tempo era immersa in un grandissimo parco sistemato dal giardiniere di famiglia, Emilio Kuzmann. Oggi è sede della Prefettura di Palermo.

Attenzione: coupon non disponibili all’ingresso

Via Cavour 6 ,Palermo
Visite con prenotazione: Sabato 12 e Domenica 13 ottobre dalle 10 alle 17.20. Durata: 40 minuti.
Non accessibile ai disabili

– SORGENTI DEL GABRIELE

Il “tempio dell’acqua” sfruttato dagli Arabi

Un piacevole senso di frescura e il gorgoglio dell’acqua accolgono il visitatore che raggiunge le sorgenti naturali ai piedi della “conigliera”, oggi gestite dall’Amap. Un luogo dall’atmosfera suggestiva, un antico “tempio dell’acqua”, che ancor ora rifornisce l’acquedotto palermitano. Neipreziosi quaderni del marchese di Villabianca, si fa risalire il nome “Gabriele” alla parola araba “Al Garbal”, che significa grotta irrigante, segno che le sorgenti erano conosciute già nel X secolo. Oltre che per usi domestici, l’acqua era impiegata dalla popolazione per alimentare il funzionamento dei mulini. Geologicamente il sito è costituito da quattro sorgenti da contatto,nelle quali l’acqua sgorga tra le rocce per naturale deflusso. L’alimentazione della falda proviene dal massiccio Sagana-Monte Cuccio.

Via Umberto Maddalena, 105
Visite con prenotazione: Domenica dalle 10 alle 17.30 e sabato 12 ottobre dalle 10 alle 17.30. Durata: 20 minuti. Non accessibile ai disabili

– VILLA PAJNO 

La villa ottocentesca oggi residenza del prefetto

Nel 1877 via Libertà venne prolungata tagliando a metà un terreno di vaste dimensioni noto come Fondo Vico. Qui nel 1883 sarà costruita la villa di proprietà del barone Giuseppe Pajno di Luccoveni, fedelissimo del re, fervente monarchico, che si rivolse a un architetto eclettico che di quei tempi andava per la maggiore, Francesco Naselli Flores. Mezzo secolo dopo, nel 1930, l’elegante dimora venne messa all’asta e passò nel patrimonio del barone Stefano Chiarelli La Lomia che la lasciò per testamento all’Eca (Ente comunale di Assistenza) di Alcamo. Nel 1947 la villa fu acquisita dalla Regione che la destinò ad alloggio privato del prefetto di Palermo. La visita de Le Vie dei Tesori permetterà di visitarla eccezionalmente. La villa, a due elevazioni, è circondata da un giardino con essenze rare ed esotiche. L’edificio attinge a un linguaggio “moresco”, molto in voga in città in epoca modernista, con le finestre simili a bifore con lunette a forma circolare. Nell’interno da non perdere i pavimenti decò e maiolicati, il camino marmoreo in stile rinascimentale, i mobili preziosi, i quadri del Seicento e del Settecento, il terrazzo con le maioliche bianche e azzurre che cita le settecentesche ville dei Colli. Ricorre nelle cornici delle porte e nei soffitti lo schema di Casa Pajno: una lucertola e tre conchiglie.

Attenzione: coupon non disponibili all’ingresso

Via della Libertà , 72
Visite con prenotazione: Sabato 26 dalle 10 alle 13.20 e domenica 27 ottobre dalle 14 alle 17.20. Durata: 40 minuti.
Accessibile ai disabili

– VILLINO FAVAROLO – cantiere di restauro

Con il caschetto alla scoperta del gioiello di Basile

Con caschetti di sicurezza, una visita per pochissimi all’elegante Villino Favaloro, costruito nel 1889 da Giovan Battista Filippo Basile, oggi in corso di restauro. Il Villino, che segna il passaggio dall’eclettismo ottocentesco al modernismo, fu completato da Ernesto Basile nel 1914: l’architetto inserì una torretta su via Dante e un giardino d’inverno in ferro e vetro con motivi Liberty. L’interno mantiene intatte alcune decorazioni a fresco e l’elegante biblioteca rivestita in legno. Meraviglie che si potranno scoprire nella visita condotta dai restauratori per un progetto guidato dal Cricd, il Centro regionale Inventario, Catalogazione e Documentazione della Regione siciliana.

Piazza Virgilio , 11
Visite con prenotazione: Venerdì 4, 11, 18 e 25 ottobre dalle 9 alle 15.30. Durata: 30 minuti.
Accessibile ai disabili

7 COMMENTI

  1. Siamo anziani e ci è impossibile prenotare online troppo complicato diteci dove possiamo prenotare le visite grazie
    Tel 3394101570

    • Tutti i coupon si possono acquistare anche negli info-point: piazza Castelnuovo, piazza Marina, piazza Bellini e piazza Verdi, a Palermo non è necessario prenotare le visite
      Le visite su prenotazione vanno prenotate on-line

  2. Mi dispiace essere voce contro, ma nessuno si pone il problema che queste somme sono state estorte ai dipendenti patologici dal gioco d’azzardo!!!!

    • Caro Mario,
      sebbene questa sponsorizzazione, a cui fai riferimento, faccia storcere il naso a molti cittadini, l’iniziativa rimane sempre una fantastica occasione per conoscere la nostra Palermo. Fai comunque bene a manifestare il tuo disappunto per un argomento così delicato.

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