Oggi voglio raccontarvi del mio paese di origine: Piana degli Albanesi. È un piccolo borgo a pochi chilometri da Palermo, ma vi assicuro che è una realtà pazzesca! Un luogo così particolare che certe volte non ne siamo consapevoli neppure noi che ci siamo nati. Certamente la vita al suo interno scorre come nella maggior parte dei paesi siciliani, con i ritmi lenti e silenziosi, ma c’è qualcosa di unico che si avverte appena arrivi e già dalla segnaletica ti accorgi che sei dentro un luogo speciale.
Un borgo fuori dal tempo

Guidando lungo la strada provinciale che sale da Palermo, ad un certo punto ti accorgi che il paesaggio cambia registro. Costeggi montagne e superi boschi di pino, poi continui in una strada tortuosa tra le colline finché non imbocchi una lunga discesa che termina con un cartello scritto in un alfabeto che non ti aspetti: Mirë se erdhët! Benvenuti a Piana degli Albanesi, in arbëreshë, Hora e Arbëreshëvet.
Siete arrivati nel borgo più grande della diaspora arbereshe d’Italia, arroccato a 720 metri di altitudine a soli 24 chilometri da Palermo.
Arrivare qui per la prima volta è un piccolo choc culturale, nel senso migliore del termine. Non ti aspetti di sentire parlare una lingua balcanica medievale in un paese siciliano, né di entrare dentro chiese ortodosse tappezzate di icone bizantine. Eppure è tutto autentico, vivo, quotidiano. Questo è il fascino di Piana degli Albanesi, il luogo dove vive una comunità che ha saputo preservare una civiltà ricca di storia e tradizioni particolarissime.
Un po’ di Storia: la grande fuga dall’Albania
La storia di Piana degli Albanesi ha inizio nel 1488, quando un gruppo di profughi albanesi in fuga dalla conquista ottomana, dopo la morte dell’eroe nazionale Giorgio Castriota Scanderbeg, sbarcò sulle coste dell’Italia meridionale. Alcuni gruppi arrivarono in Sicilia, vicino a Solunto, si inoltrarono nell’entroterra e, grazie alla “licentia populandi” del 1487, ebbero il permesso di edificare negli ampi territori amministrati dalla Mensa Arcivescovile di Monreale. Nacquero così Palazzo Adriano, Mezzojuso, Contessa Entellina e Piana degli Albanesi fondata ufficialmente con i Capitoli del 30 agosto 1488.
Gli albanesi, che avevano portato una preziosa immagine della Madonna Odigitria (la Madonna che conduce), stazionarono in un primo tempo ai piedi del monte Pizzuta, dove fondarono una piccola chiesetta ancora esistente. Ma il luogo era impervio e particolarmente freddo in inverno, per cui decisero di edificare il paese più a valle, alle falde di una collinetta chiamata Sheshi, che dominava un’estesa area pianeggiante. Forse per questo il nome iniziale del borgo fu Piana dell’Arcivescovo, trasformato in seguito in Piana dei Greci, a motivo del rito religioso greco-ortodosso che praticavano i suoi abitanti ed infine, dal 1941, Piana degli Albanesi come da allora è conosciuto.
Il fatto straordinario è che questo piccolo gruppo di persone, attraverso cinque secoli di resistenza culturale, è riuscito a mantenere in vita una cultura, una tradizione religiosa e soprattutto una lingua che nella stessa Albania è pressoché scomparsa nella sua forma antica. È una storia incredibile che rende questo borgo davvero speciale. Ecco perché la lingua e tradizioni religiose meritano di essere conosciute e salvaguardate.
La lingua arbëreshë è l’anima della Comunità
La prima cosa che colpisce il visitatore è sentire parlare arbëreshë per le strade. Attenzione, non è l’albanese moderno ma una forma arcaica della lingua albanese del XV secolo, rimasta cristallizzata nel corso dei secoli. Nella sua forma più pura, i linguisti la definiscono una straordinaria testimonianza della lingua medievale albanese.
Oggi è ancora parlata dalle generazioni anziane ed anche dai giovani, con un certo orgoglio e, a volte, con una certa fatica, perché il siciliano e l’italiano premono da ogni lato e moltissimi termini, in realtà, sono derivati dal siciliano antico, dall’italiano e da influenze di chi la Sicilia l’ha dominata nel corso dei secoli. Probabilmente, prima o poi questa lingua si andrà perdendo anche se movimenti culturalmente attivi cercano di salvarla e alle scuole elementari viene insegnata. In ogni modo, oggi esiste e sui cartelli stradali e in qualche attività commerciale, appare la scritta in forma bilingue: italiano e arbëreshë, affiancati come due vecchi amici che si sopportano da secoli.
Le tradizioni religiose: il rito greco-bizantino

Le tradizioni religiose toccano le vette più alte dell’unicità di Piana degli Albanesi. La comunità appartiene alla Chiesa cattolica di rito greco-bizantino, cioè ortodossa, ma non nel senso scismatico del termine, perché la chiesa di Piana è cattolica con piena unione con Roma, ma ha mantenuto la liturgia, i riti, l’iconografia e la prassi sacramentale come da tradizione greca orientale.
Questo significa che la Messa si celebra in greco antico e in arbëreshë, con canti polifonici “a cappella” di rara bellezza che riempiono le chiese di echi che sembrano provenire da Costantinopoli. I sacerdoti portano paramenti orientali e ai lati dell’altare maggiore dominano le icone secondo la tradizione. L’iconostasi, la parete di legno dorato che separa la navata dal presbiterio, è uno degli elementi architettonici più suggestivi da osservare.
Se volete assaporare questa meraviglia tradizionale la Celebrazione di Pasqua è l’evento dell’anno per eccellenza.
La Pasqua: lo spettacolo più bello di Sicilia
Se dovessi indicare un solo momento per visitare Piana degli Albanesi, direi senza esitazione: venite a Pasqua!
Si comincia con la Domenica delle Palme che già è un evento straordinario: l’Eparca sopra un asinello dopo aver benedetto le palme presso la chiesa di San Nicola, accompagnato dal clero, da uomini e donne in abiti tradizionali e da fedeli, attraversa le vie del paese, fino a raggiungere la Cattedrale di S. Demetrio. Qui segue la Divina Liturgia in rito Greco Bizantino che darà inizio alla “settimana grande” come viene detta a Piana degli Albanesi.
Il giorno di Pasqua, le donne del paese indossano i costumi tradizionali arbereshë nella loro massima magnificenza: abiti di seta o velluto ricamati in oro e argento, copricapi elaboratissimi chiamati plis (per gli uomini) e ricche acconciature con monili antichi per le donne. I colori variano dal rosso, verde, blu, oro. È uno spettacolo davvero unico.
Durante la processione del mattino, le donne in costume distribuiscono uova rosse benedette ai fedeli, le uova rosse, simbolo del sangue di Cristo e della resurrezione, sono tra i simboli più antichi del Cristianesimo orientale. Il paese si trasforma in un dipinto a colori vivaci ed i fotografi arrivano da tutta Italia e dall’estero per immortalare questo momento.
Usi e costumi: il Rito Matrimoniale

Una nota va fatta riguardo ai costumi tradizionali arbereshë che non si indossano solo a Pasqua. Fanno parte dell’identità albanese, trasmessi di madre in figlia, conservati negli armadi come tesori di famiglia. Ogni abito è un’opera d’arte: il ricamo a mano richiede anni di lavoro, e i motivi geometrici e floreali seguono schemi trasmessi oralmente da generazioni.
Il matrimonio ne rappresenta una delle espressioni più importanti. A Piana, l’abito nuziale tradizionale è componente fondamentale del particolarissimo rito che viene celebrato nel giorno del matrimonio. È composto da una gonna di seta rossa ricamata in oro (Ncilona) e una camicia di lino bianco con maniche ampie (Linja). Completano l’abito il corpetto e le maniche tutte ricamate in oro, vari fiocchi è la Keza, un copricapo ricamato in oro che la donna indossa per simboleggiare il nuovo status e il peso della responsabilità familiare.
Tra i vari gioielli che fanno parte del costume tradizionale l’elemento più simbolico è il Brezi: una pesante cintura d’argento composta da placche cesellate con le effigi dei santi (San Demetrio, San Giorgio o l’Odigitria) che viene indossato dalla sposa come augurio di fecondità e riconoscimento della maternità.
Perché visitare a Piana degli Albanesi: scorci da non perdere
Il mio consiglio è quello di fare una bella passeggiata a cominciare dal Viadotto Tozia, da dove potete vedere parte del centro storico e insieme uno scorcio del lago, e poi di inoltrarvi nel cuore del centro storico antico passando dalla piazza che ospita la monumentale Fontana dei Tre Cannoli e la Chiesa della SS. Odigitria.
Per uno scorcio più caratteristico, visitate il quartiere dello Sheshi, un piccolo presepe, diventato un museo a cielo aperto grazie a opere di urban art. Si tratta del nucleo più antico del paese che un restauro conservativo ha restituito per la fruizione dei turisti che vogliono comprendere come si è sviluppato l’origine del centro abitato.
Tra le chiese, seppur antiche, l’unica che merita una visita è la Cattedrale di San Demetrio Megalomartire, sede dell’Eparchia. Dedicata a San Demetrio di Salonicco, uno dei patroni della comunità arbereshë, la cattedrale conserva affreschi di epoche diverse e una splendida iconostasi lignea dorata. L’interno ha la pianta basilicale tipica delle chiese orientali, con il presbiterio rialzato separato dalla navata. Entrate in silenzio e lasciatevi avvolgere dalla penombra dorata delle icone: è un’esperienza quasi meditativa.
Non perdetevi il MUSARB (Museo Civico Nicola Barbato), ospitato nell’antico oratorio “Rritiri”, che custodisce le sezioni sui costumi, sul rito e una toccante documentazione sulla Strage di Portella della Ginestra del 1º maggio 1947.
Il Memoriale delle Vittime della Strage di Portella della Ginestra
A pochi chilometri da Piana, in una piana erbosa circondata da rocce, si trova il luogo di uno degli episodi più oscuri della storia italiana del dopoguerra: il 1° maggio 1947, durante la tradizionale festa del lavoro, una sparatoria uccise 11 persone e ne ferì decine, mentre i contadini si erano radunati per celebrare la primavera e chiedere la riforma agraria.
La responsabilità della strage di Portella della Ginestra è ancora oggi oggetto di dibattito storico, il bandito Salvatore Giuliano fu inizialmente accusato, ma le indagini non chiarirono mai completamente il ruolo della mafia e di ambienti politici reazionari. Una visita al memoriale è doverosa: le lapidi, le sculture, il silenzio della piana parlano con forza.
Turismo gastronomico: i sapori di Piana degli Albanesi
La cucina di Piana degli Albanesi è uno degli angoli più piacevoli da esplorare per il turista goloso. È una cucina di tradizione contadina fatta di ingredienti che provengono dalle campagne del luogo e per questo hanno un sapore particolare.

I Cannoli di Piana degli Albanesi
Qui si trova, e lo dico con la certezza di chi li ha assaggiati, il cannolo più buono di Sicilia, il che equivale a dire il cannolo più buono del mondo. La disputa con altri paesi dell’entroterra trapanese è accesa, ma i cannoli di Piana hanno dalla loro parte una tradizione di famiglia che risale a secoli fa e una ricotta di pecora prodotta localmente che non ha eguali.
Il Latte e il Formaggio
Piana sorge in una zona di intensa pastorizia: le greggi di pecore e capre pascolano sui versanti delle colline circostanti producono un latte di qualità eccezionale. Il pecorino di Piana e la ricotta fresca di pecora sono materie prime di straordinaria qualità. Se potete, compratele direttamente dai produttori locali, troverete piccole aziende e caseifici artigianali lungo le strade che portano al paese.
Il Pane di Piana degli Albanesi è una istituzione
Ne ho parlato altrove, ma voglio ricordarlo ancora. Il pane di Piana è così buono, profumato e caratteristico che ancora viene portato in regalo… ed è un regalo apprezzato! Preparato con ingredienti semplicissimi, farina, acqua e lievito, viene cotto rigorosamente in forni a legna. Lo trovate facilmente in uno dei forni del paese.
Turismo naturalistico: il Lago di Piana e i dintorni
Il Lago di Piana degli Albanesi

Il territorio intorno al paese ospita uno dei più grandi bacini artificiali della Sicilia: il lago di Piana degli Albanesi, creato negli anni Venti del secolo scorso, sbarrando il corso del fiume Belice Destro. Le sue acque, circondate da colline coperte di macchia mediterranea, offrono paesaggi di originale bellezza. Il lago è un ottimo punto di partenza per escursioni a piedi e in bici ed inoltre è suggestivo vedere la sua grande diga.
Monte Pizzuta e la grotta del Garrone
Il monte Pizzuta sovrasta il paese con suoi 1333 metri di altezza. Alle pendici sul lato sinistro si trova la Portella della Ginestra, tristemente nota per la strage del 1947. Per gli amanti del trekking, dall’altro lato si può percorrere la Riserva Naturale Serre della Pizzuta fino alla suggestiva Grotta del Garrone, un luogo conosciuto solo da intenditori che merita una visita perché offre un’esperienza immersiva nel paesaggio roccioso.
Come arrivare e quando andarci
Piana degli Albanesi dista circa 24 km da Palermo ed è raggiungibile in autobus dalla stazione Centrale o in auto percorrendo la SS 624 Palermo Sciacca ed uscendo al primo svincolo per Altofonte e da lì seguire le indicazioni. Altra alternativa è proseguire lungo la statale fino all’uscita dedicata per Piana degli Albanesi.
Il periodo migliore per visitare è senza dubbio la Pasqua quando i costumi tradizionali vengono indossati e il paese si trasforma in una festa di colori e riti. La primavera in generale è la stagione più bella con il lago in piena, la natura in fioritura e le strade sono percorribili agevolmente. L’estate è calda ma sopportabile grazie all’altitudine: ottimo per rinfrescarsi nei pomeriggi afosi. L’inverno porta nebbie suggestive e un isolamento romantico che non dispiace ai viaggiatori solitari.
Che altro dire? Solo un invito a visitare Piana degli Albanesi perché ne vale la pena! Se siete di Palermo anche la domenica pomeriggio per un cannolo in primavera o un gelato d’estate. Se siete turisti, non perdetevi questo luogo così unico e caratteristico. Venite e gustate la pace, la quiete e l’ospitalità dei chianioti (così vengono chiamati dai palermitani) e se potete scegliere, rimanete qualche giorno, perché per chi ama il turismo lento e rilassante immersi nella natura Piana è ideale.
Vi aspettiamo a braccia aperte: Mirë se erdhët!.
Saverio Schirò