Le vie di Palermo

La via Brancaccio va da piazza Scaffa alle vie S. Ciro e Conte Federico.

La via, che poi da il nome all’intero quartiere, prende il nome dal nobile don Antonio Brancaccio, che fu governatore ed amministratore generale della città di Monreale e che era proprietario di vasti appezzamenti di terreno in questa contrada. Fu proprio lui, nel 1747, a fondare la chiesa intitolata a San Gaetano da Thiene e a Maria SS. Del Divino Amore, in ricordo degli oratori del Divino Amore, che proprio il santo aveva diretto in tutto il Veneto intorno al 1520. La chiesa è diventata poi famosa per essere stata la parrocchia di Padre Pino Puglisi, recentemente beatificato, che proprio in questa comunità ha operato e progettato un futuro migliore per il quartiere.

La famiglia Brancaccio era di origine napoletana e si stabilì a Palermo intorno al XVI secolo, dando alla città molti giudici e uomini illustri in diverse epoche.

1 COMMENTO

  1. BRANCACCIO (RIONE E VIA)

    Il toponimo si deve alla nobile famiglia Brancaccio – originaria di Napoli – che vi aveva molti possedimenti, fra cui un mulino per la canna da zucchero (cannamele) edificato nel 1750.

    Ad un esponente di tale famiglia, Antonino Brancaccio – che fu pure governatore e amministratore generale di Monreale nel 1747 – alla di lui sorella Giovanna e al marito di quest’ultima, Antonio Filareto Diez (o Dias o Dies) d’origine catalana, si deve l’edificazione (1742-1747) della chiesa di San Gaetano e M. V. Santissima del Divino Amore, sorta sull’area (proprietà Vaccaro) di una preesistente cappella dedicata a Sant’Anna.

    Detto edificio sacro, d’apprima suffraganeo della Cattedrale, fu eretto a parrocchia nel 1822; l’attuale chiesa di Brancaccio è, però, una ricostruzione (1853) di quella anzidetta che, rischiando di crollare, fu abbandonata per qualche anno, assolvendo per un triennnio (1850-1853) alle funzioni parrocchiali la chiesa del SS. Salvatore di Sette Cannoli.

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