Via Francesco Riso

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Data la demolizione degli edifici che si trovavano sul lato sinistro della strada (l’ultimo fu il palazzo del marchese Salvo di Pietraganzili, abbattuto nel 1988 perché pericolante) adesso la via risulta per una parte unita a piazza Magione.

La strada è dedicata a Francesco Riso, un modesto fontaniere di Palermo che, sin dalla giovane età era stato mosso da un profondo sentimento antiborbonico. Partecipò dapprima alla sfortunata insurrezione nel 1850, in cui morì l’amico Nicolò Garzilli e che vide la condanna di Francesco Bentivegna e Salvatore Spinuzza. Entrato a far parte dei comitati segreti guidò la rivolta del 4 aprile 1860, meglio conosciuta come “La rivolta della Gancia”, che fallì a causa del tradimento di uno dei congiurati. Rimasto ferito Riso fu portato all’Ospedale Civico, dove il capo della polizia Maniscalco, traendolo in inganno, provò ad estorcergli i nomi degli altri congiurati promettendogli salva la vita sua e di suo padre, che invece era già stato fucilato il 14 aprile insieme ad altri dodici compagni nell’odierna piazza Tredici Vittime.

Abbandonato da tutti gli amici e calunniato di tradimento Francesco Riso morì in ospedale il 1° maggio 1860, a meno di un mese dall’entrata di Garibaldi a Palermo che liberò definitivamente la città dai Borboni. Secondo quanto riferito nel 1889 dall’ ex-sindaco di Palermo Salesio Balsano, Francesco Riso si proclamò innocente dall’accusa di tradimento fino all’ultimo e si rammaricò per la scarsa riconoscenza che Palermo gli aveva attribuito.

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