Come si viveva a Palermo nel Settecento? La città, gli abitanti, le Istituzioni

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Abbiamo già parlato di molti aspetti della vita a Palermo nel Settecento in diversi articoli dedicati a specifici settori della realtà quotidiana e delle abitudini dei suoi abitanti. Oggi vi propongo uno sguardo d’insieme sulla struttura urbana, la vita nei quartieri, la quotidianità dei suoi abitanti ed il rapporto con le Istituzioni. Ci affidiamo agli studi approfonditi che, con grande passione e competenza, ha eseguito Giuseppe Pitrè e sono diventate fonti preziose che ci permettono di ricostruire uno spaccato della vita quotidiana che animava la capitale dell’Isola.

La struttura urbana e la vita nei quartieri 

Palermo nel Settecento si presentava chiusa all’interno della cinta muraria e protetta dai suoi  bastioni. L’accesso era garantito da una serie di porte, situate a distanze diseguali, che immettevano nelle campagne circostanti o negli stradoni che conducevano ai paesi circostanti. 

La città era tradizionalmente divisa in quattro quartieri, o “cantoniere”, una divisione risalente al Seicento quando venne aperta la strada nuova, cioè via Maqueda, e confermata nel Settecento: l’Albergheria, la Seralcadi (il Capo), la Kalsa e la Loggia. Ogni rione aveva un proprio stemma e una santa patrona: l’Albergheria, un serpente verde in campo d’oro e S. Cristina come patrona; la Loggia, un leone rampante della Casa Reale d’Austria e S. Oliva; la Kalsa, un’aquila e una rosa e S. Agata; il Seralcadi, aveva come stemma  Ercole che abbatte il Leone e S. Ninfa come patrona.

Ma ciò che era sorprendente era il senso di appartenenza degli abitanti di ogni quartiere, spesso distinti per mestiere e attività e addirittura da una “parlata” differente. La pronuncia dei Kalsitani era diversa da quella dei Sampietrani, sottolinea il Pitrè, indicando uno stacco tra palermitani e palermitani, che rendevano le relazioni poco cordiali tra di loro.

Palermo nel Settecento - Cortile a Palermo

Le strade erano sempre animate: il clima caldo e le abitazioni piuttosto piccole incoraggiavano la vita al di fuori delle abitazioni. Così, vicoli e cortili erano particolarmente vissuti: bambini piccoli che giocavano (pochissimi andavano a scuola), massaie che si affaccendavano, mentre venditori ambulanti “abbanniavano” (proponevano con cantilene caratteristiche) la loro mercanzia. Talvolta, la gente si radunava per ascoltare i “bandi” che il Senato pubblicava o per sentire i cantastorie con il loro repertorio religioso o ricco di leggende sui paladini.

Nelle vie del Centro, la Strada Nuova (via Maqueda) e la Strada Antica (il Cassaro) come assi principali, erano ricche di botteghe che si aprivano sulle vie. Spesso erano dotate di pinnate (tende sporgenti dai muri) per riparare la merce. Tra tendoni e bancarelle che invadevano gli ingressi delle botteghe, riducendo aria e luce per chi vi entrava, non era raro che si verificassero incidenti alle carrozze ed alle persone che passavano tra gli spazi ridotti. Il problema divenne tanto sentito che per un periodo, le pinnate, furono vietate dalle Istituzioni comunali.

Allora come oggi, la pulizia delle strade era un problema. Le fonti descrivono le strade non selciate o mal selciate e piene di ostacoli, dove la spazzatura risiedeva abbondantemente nella noncuranza delle istituzioni e degli stessi cittadini (vi ricorda niente?)

Tutto questo in una città che fino a metà del secolo alla sera era praticamente al buio. Oggi è difficile immaginarlo, ma la prima volta che a Palermo si accesero i lampioni pubblici era il 1745! Fino ad allora, nelle notti senza luna, la città rimaneva nell’oscurità più totale! Un buio fitto e denso di pericoli tanto che uscire dopo il tramonto del sole, era addirittura proibito dalla legge!

Società e vita quotidiana nella Palermo del Settecento

La società palermitana del Settecento era stratificata e le differenze tra le classi sociali erano ancora più evidenti dal momento che il costo della vita non era tanto basso! Così, accanto alla nobiltà, con le sue dimore lussuose e la vita agiata e spesso sprecona, vivevano artigiani, mercanti, popolani, pescatori, e diverse figure che dovevano arrangiarsi per  sbarcare il lunario. 

Il cibo: cosa mangiavano a Palermo nel Settecento

La povera gente, che viveva del lavoro delle braccia, si cibava principalmente di prodotti della terra, soprattutto verdure e zuppe di legumi. L’alimento base era il pane, consumato “schiettu” (senza companatico) o con cipolla, come ancora ricordano alcuni detti popolari palermitani. A volte veniva accompagnato da pomodoro, fave verdi, olive o frutta. Altri cibi comuni erano le fave lessate, minestre e ortaggi conditi solo con sale e pepe.
Carne pochissima, baccalà, tonno e pesce azzurro venivano mangiati a seconda della stagione e delle disponibilità. Caffè e cioccolata erano quasi sconosciuti, e il latte era un’eccezionalità!

Le mense degli aristocratici erano invece molto sfarzose. Le tavole erano imbandite con vasellami e posate d’oro e d’argento. Il pane era fatto con farine di grani antichi siciliani. La cucina, influenzata dalla spagnola nella prima metà del secolo, subì l’influenza francese nella seconda metà, con il trionfo di piatti d’Oltralpe. I banchetti potevano essere sontuosi, con innumerevoli pietanze, sorbetti, liquori e vini importati.
Era comune l’uso di acqua gelata, alternata ad ogni pietanza, considerata un lusso salutare. Anche contadini e meno abbienti usavano vasi di terracotta (“‘a quartara e ‘u bummulu”) per rinfrescare l’acqua.

Viaggi e trasporti nella Palermo del Settecento

Carrozze a Palermo

Un altro aspetto interessante della vita quotidiana era il trasporto personale. I nobili e i ricchi utilizzavano portantine e carrozze. Le portantine, portate a mano da uomini, erano usate per brevi tragitti o visite. Le carrozze, trainate da cavalli o muli, erano per distanze maggiori. Le carrozze avevano un aspetto lussuoso ed erano riccamente decorate all’esterno e all’interno. Erano un simbolo di status e ricchezza.
C’erano anche sistemi di trasporto pubblico più modesti con portantine, le cosiddette sedie volanti, e sedioli/seggette, usati per trasporto per visite o brevi viaggi. Ovviamente la gente del popolo poteva solo camminare “a cavallo delle scarpe”, (quando le aveva!), cioè a piedi.

Indipendentemente dallo status sociale, viaggiare era difficile per tutti. Il viaggio via mare era rischioso a causa della pirateria. Navi mercantili venivano attaccate, e la cattura di passeggeri, a volte nobili, era una realtà. Il riscatto era una pratica comune per liberare i prigionieri. Viaggiare via terra non era molto più semplice, a causa delle strade spesso in cattivo stato e della presenza di ladroni. Le locande e osterie per i viaggiatori erano descritte come poco confortevoli o persino squallide.

Istituzioni e potere: tra Viceré, Senato e Pretore

La vita politica e amministrativa di Palermo nel Settecento ruotava attorno a figure chiave.
Indipendentemente dagli stati che si succedevano nel governo, spagnoli, sabaudi, austriaci e poi di nuovo spagnoli, la città faceva capo al Viceré ed al Senato

Il Viceré rappresentava il sovrano e deteneva un potere considerevole, sebbene la sua autorità fosse bilanciata (se non ostacolata!) dal Senato cittadino. I rapporti tra Viceré e Senato talvolta arrivano ad essere piuttosto tesi. Il Senato poteva permettersi di negare libertà d’azione al governo, ed anche le nomine degli ufficiali pubblici dovevano essere sottoposte alla sua approvazione.

Il Senato era considerato la magistratura suprema della città, con giurisdizioni e privilegi acquisiti nel corso dei secoli. Le sue funzioni includevano la giustizia, le finanze, l’igiene e la pulizia della città, oltre alla protezione della pubblica salute. Era composto da Senatori presieduti da un Pretore, quale “Primo Ufficiale del Regno”, che aveva un ruolo centrale nella vita pubblica, gestendo diverse competenze, inclusa l’amministrazione della giustizia.

Le apparizioni pubbliche del Pretore del Senato erano eventi formali e coloriti. Il Pretore, accompagnato dal suo seguito e dalla truppa senatoria, con vesti distintive e carrozze sfarzose, sfilava per le strade in processioni che mostravano il potere e l’opulenza di queste istituzioni. I colori del Senato erano il giallo e il rosso che ancora adesso sono rappresentativi della città.

Espressioni di malcontento e dissenso: cartelli e pasquinate

Palermo nel Settecento: Statua con cartello

Dal punto di vista dell’ordine, il Settecento palermitano è stato particolarmente turbolento. Al di là dei moti popolari per le ricorrenti carestie di grano, l’assoluta mancanza di libertà di parola e la difficoltà nel manifestare il proprio malcontento ai governanti si sfogò in invettive anonime scritte su cartelli: le pasquinate.

Si trattava dell’usanza popolare di attaccare scritte satiriche o di protesta su statue o in luoghi pubblici molto frequentati. Queste scritte, rivolte contro il Viceré, il Senato, o specifici provvedimenti del governo, potevano essere satiriche, violente o semplicemente lamentose. Le autorità cercavano di controllare questa forma di dissenso che fomentava il malcontento, ma non sempre con successo.

Conclusione

La Palermo del Settecento, un po’ come ancora adesso, era una città dai molti volti. Sede di un governo e di un’aristocrazia sfarzosa, ma anche un luogo dove la vita quotidiana per molti era segnata da difficoltà. Era una città animata da un intenso movimento di persone e merci, ma anche esposta ai rischi della piccola delinquenza che rendevano molte strade insicure. Le istituzioni, pur potenti, non erano esenti da critiche e tensioni interne e sociali. 

Questo modo di vivere nel Settecento palermitano, rimarrà tendenzialmente invariato fino alla metà dell’800 quando le pressioni per l’unificazioni dell’Italia avrebbero cambiato la situazione politica e sociale, caratterizzando la storia successiva della Sicilia. Ne parleremo in un prossimo capitolo…

Saverio Schirò

Per approfondire:

Articoli che potrebbero interessarti:

  • Giuseppe Pitrè, Palermo nel Settecento. Edizione curata da G. Pipitone Federico. Palermo : Remo Sandron, 1916 in archive.org
  • Giuseppe Pitrè, La vita in Palermo cento e più anni fa, vol I-II, in archive.org

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Saverio Schirò
Saverio Schiròhttps://gruppo3millennio.altervista.org/
Appassionato di Scienza, di Arte, di Teologia e di tutto ciò che è espressione della genialità umana.

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